Politica

I pirati all’assalto dell’Europa

Articolo pubblicato il 08 dicembre 2008
Articolo pubblicato il 08 dicembre 2008
Il nove dicembre inizia la prima missione navale militare mai intrapresa dall'Ue per mettere fine alle scorribande dei pirati. Si chiama Eunavfor Atalanta e può contare sulla collaborazione di Germania, Belgio, Spagna, Francia, Grecia, Olanda e Gran Bretagna. All'arrembaggio!

Il 20 aprile scorso il peschereccio spagnolo Playa del Bakio è stato sequestrato in acque somale. Da chi? Pirati, che lo hanno trattenuto fino al 26 aprile, cioè fino a quando il Governo spagnolo non è intervenuto. Purtroppo, non si tratta di un fatto isolato, ma va ad aggiungersi ai molteplici attacchi che hanno colpito le navi in transito in questa zona. Senza andare troppo lontano, il 4 aprile, lo yacht francese Ponant è stato attaccato e sequestrato dai pirati nel golfo di Aden, provocando l’intervento militare del Governo francese. E, per citare solo un altro esempio? Il 23 aprile la nave da guerra tedesca Emden si è vista obbligata a intervenire in soccorso di una petroliera giapponese, Takayama, attaccata dai pirati vicino alle coste somale.

I pirati e il Gps

I pirati esistono. L’immagine del furfante in cerca di tesoro entrato nella mitologia grazie al cinema e alla letteratura si scontra però con la realtà. Il pirata moderno utilizza il Gps e attacca con armi moderne. Ma chi sono i pirati oggi? Mercenari, disertori, ex-combattenti dei Balcani, praticamente chiunque può entrare a far parte di questa milizia. L’Uffico marittimo internazionale (IMO) ha contato 263 atti di pirateria nel 2007. Secondo il direttore, Pottengal Mukundan, gli attacchi sono sempre più numerosi e violenti, con pirati meglio istruiti ed equipaggiati. Oltretutto, precisa che questa cifra è stata abbassata per non creare il panico tra gli armatori. Secondo il Governo francese, negli ultimi dieci anni, si contano più di 3200 marinai presi come ostaggi, 500 feriti e 160 assassinii.

Pirati sul mar dei Caraibi

Gli attacchi si concentrano in zone come la Somalia, lo stetto di Malacca, l’oceano Indiano e i Caraibi, cioè Paesi instabili che rendeno il lavoro dei pirati più facile. Vuoti legali, debolezza e incapacità di azione da parte di alcuni Stati; disinteresse in alcuni casi e tolleranza in altri sono i fattori che spiegano la situazione. Davanti a questo scenario, si è aperto un dibattito nella comunità internazionale, soprattutto nell’Unione Europea, circa la protezione dell’attività marittima.

Nell’Ue esiste già una proposta del Parlamento per modificare l’attuale regolamento sulla protezione delle navi e le installazioni portuali. La proposta viene dal gruppo parlamentare dei Verdi, Alleanza libera europea e sollecita l’incorporazione di accordi internazionali (trattati SUA) come parte dell’ordinamento comunitario, che permetterebbe all’Unione Europea di intervenire in maniera efficace contro atti di questo tipo, assicura Mikel Irujo membro del gruppo dei Verdi. I cosiddetti trattati SUA, integrativi del Codice Internazionale per la sicurezza delle navi e dei porti(codice I.S.P.S.), utilizzano mezzi pratici per migliorare la sicurezza del trasporto marittimo e dei porti di fronte all’attività terroristica, ampliano la lista dei delitti punibili, aumentano i poteri delle autorità, cosa fondamentale per prevenire questi crimini.

L’Ue contro i pirati?

Secondo il parere di Irujo, la proposta francese e statunitense di creare all’interno dell’Onu una pattuglia internazionale anti pirateria «dovrebbe approvata innanzitutto dall’Unione Europea, e poi essere trasferita alle Nazioni Unite», e consiglia «molta cautela perché abbiamo già visto in molte occasioni come si approfittano di questo genere di interventi militari per fini non lodevoli». L’impatto mediatico dei sequestri delle navi spagnole e francesi mostra lo stato di allarme rispetto a questo problema. Il fenomeno ha quindi creato aspettative circa la messa in pratica di una legislazione comune di sicurezza, che richiederà il coordinamento delle politiche di Sicurezza Comune e Affari Esteri.

Articolo pubblicato la prima volta l'8 maggio del 2008.