Politica

I piani dell'Ungheria per fermare l'immigrazione

Articolo pubblicato il 18 giugno 2015
Articolo pubblicato il 18 giugno 2015

L'Ungheria progetta di costruire una barriera alta quattro metri al confine con la Serbia per impedire ai migranti di entrare nel suo territorio. Dovrebbero essere le frontiere esterne dell'Europa a essere protette, sostengono alcuni commentatori mentre per altri, è decisamente un brutto segno che oggi l'Ungheria abbia deciso di erigere un nuovo muro della vergogna.

La Stampa - Italia: Il muro della vergogna

Alla luce di quanto successo in passato, la costruzione di un muro lungo la frontiera ungherese pare del tutto inconcepibile, scrive il quotidiano liberale La Stampa: «Il muro di Berlino cominciò a crollare in Ungheria, una domenica d’agosto, quando senza annunci e senza strilli nella frontiera con l’Austria si aprì un piccolo varco. Trecento tedeschi dell’Est scivolarono increduli e timorosi verso il futuro e la libertà mentre le guardie magiare fingevano di non vedere. Nessuno avrebbe potuto immaginare che solo 26 anni dopo, proprio in quell’Ungheria così simbolica nella storia, non fosse altro che per la rivolta antisovietica del 1956, si sarebbe costruito un nuovo muro. [...] Non sarà una cortina di ferro come quella che divideva i due mondi che si sostenevano e spalleggiavano in una guerra fredda, che ha paradossalmente garantito la pace e un ordine di cui oggi molti si dicono nostalgici. Sarà un muro forse ancora più odioso, di discriminazione etnica, un muro razzista. […] O l’Europa ritrova il soffio dell’89, o al muro di Orban ne seguiranno altri, alti e spessi come sono già nelle teste e nelle pance di troppi europei». (18.06.2015)

Világgazdaság - Ungheria: Una reazione abusiva  

Il progetto di costruzione di una nuova "cortina di ferro" costituisce una reazione esagerata e ingiustificata, scrive il giornale economico Világgazdaság : «In un paese in cui lo smantellamento della cortina di ferro era divenuto il simbolo della fine della dittatura, la decisione di ricostruirne un altro appare particolarmente comica. [...] Questa chiusura non è che una risposta drastica al problema dei rifugiati. Avrebbe senso soltanto se riuscisse a trovare una vera soluzione al problema.  [...] Questo muro di 175 chilometri è una reazione smisurata ai problemi più che concreti dell'immigrazione clandestina. [...] Il numero attuale dei migranti che tentano di passare le nostre frontiere non giustifica la costruzione di questa barriera i cui costi, oltretutto, sembrano essere esorbitanti». (17.06.2015)

Pravda - Slovacchia: Una questione di principio

Schengen non può funzionare se le sue frontiere esterne non vengono protette, scrive il quotidiano di sinistra Pravda dopo l'annuncio del progetto ungherese per la costruzione di un muro alla frontiera con la Serbia: «Quelle persone hanno bisogno di aiuto. Uno dei modi che ha l'Unione Europea per assumersi una responsabilità comune è quello delle quote. Detto questo, sarebbe ben più importante rinforzare le frontiere esterne. Quando, nel 2012, alla frontiera tra Grecia e Turchia sono stati intensificati i controlli, il numero dei rifugiati è significativamente diminuito. Questi si sono allora diretti verso la Bulgaria, ma quando Sofia ha deciso di costruire una barriera alla frontiera con la Turchia, il numero dei rifugiati è nuovamente diminuito. [...] Ecco da dove ha tratto spunto il Governo Orbán. Ormai sentiamo dire sempre più spesso che il Vecchio Continente si sta trasformando in una fortezza, ma i mezzi di cui dispone l'Europa sono decisamente limitati. È più una questione di sentimento che di ragione». (18.06.2015)

idnes.cz - Repubblica Ceca: Aiutarli sì, ma a casa loro

Accogliere i rifugiati in Europa è un'idea pericolosa e pure un po' sbagliata, sostiene Jiří Weigl, direttore dell'istituto Václav Klaus di Praga in un fondo pubblicato sul portale idnes.cz: «Non risolveremo il problema della povertà e della guerra accogliendo le persone coinvolte nelle regioni più ricche del pianeta. Ci conviene mettere una fine a questo esodo, e non stimolarlo. È inoltre immorale privare i paesi poveri della loro élite. [...] Certi affermano che l'immigrazione sia necessaria per contenere l'invecchiamento e l'appassimento dell'Europa. È falso. E se le cose stessero davvero così, non ci troveremmo certo davanti a una disoccupazione del 50% in Europa del Sud. È arrivato il momento di aiutare i paesi della penisola araba, per far sì che i rifugiati restino in quella zona. Le ricche monarchie petrolifere sono le prime ad avere una responsabilità per le vittime di quei conflitti a cui partecipano realmente, a differenza della lontana Europa centrale». (18.06.2015

_

28 paesi - 300 mezzi di comunicazione - 1 rassegna stampa. La rassegna stampa euro|topics ci mostra i temi che attraversano l'Europa, riflettendo un panorama variegato di opinioni e di idee.