Politica

I nuovi volti dell'Europa delle istituzioni

Articolo pubblicato il 02 settembre 2014
Articolo pubblicato il 02 settembre 2014

Sabato scorso i capi di Stato e di governo dell’UE hanno scelto di nominare il primo ministro polacco Donald Tusk nel ruolo di presidente permanente del Consiglio europeo e il ministro degli Affari esteri italiano Federica Mogherini capo della diplomazia europea. Abbastanza carne al fuoco per scatenare le reazioni dei media europei. 

De Standaard – Belgio: L’UE non vuole una politica estera forte

La nomina di Federica Mogherini alla testa della diplomazia europea è più che mai deplorevole, scrive il quotidiano liberale "De Standaard": «Possiamo accettare che il polacco Donald Tusk succeda a Herman Van Rompuy alla presidenza permanente. Un grande europeo, il primo rappresentante dei PECO (Paesi d’Europa Centrale e Orientale, ndt) di un così alto livello e un fedelissimo di Angela Merkel. A coloro che ritengono che la sua nomina non faciliterà le relazioni con la Russia nel contesto della crisi ucraina, possiamo ribattere con l’argomento della sua grande esperienza politica. La scelta dell’italiana Federica Mogherini è invece una grande delusione. Se la sua nomina alla testa della diplomazia europea è dovuta a diversi fattori, una cosa è certa: né la sua esperienza né il suo profilo personale hanno giocato alcun ruolo in questa elezione. Dopo il mandato deludente di Catherine Ashton, tale scelta non fa che confermare che le capitali europee rifiutano ogni prospettiva di un’autentica politica estera dell’Unione.»

(Articolo pubblicato il 1° settembre 2014)

Mladá fronta Dnes – Repubblica Ceca: Tusk brilla sulla scena europea

La scelta di Donald Tusk è un’eccellente notizia per l’Europa e in particolare per i Paesi d’Europa centrale e orientale, si rallegra il quotidiano liberale  "Mladá fronta Dnes": «Tusk occuperà a giusto titolo la funzione di presidente permanente del Consiglio europeo. La Polonia, che figurava tra le nazioni più povere del continente, può considerarsi oggi come uno degli Stati più moderni ed europei, in grado di creare alleanze in seno all’UE e di mantenere la coesione del Gruppo di Visegrád (alleanza di quattro Paesi dell’Europa centrale: Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, ndt). Sotto l’ala di Tusk, la Polonia è oggi l’alleata della Germania e intrattiene ugualmente delle ottime relazioni con gli Stati Uniti, avendo nello stesso tempo offerto alla Russia di Putin la possibilità di un nuovo inizio nelle loro relazioni diplomatiche. Una sola parola d’ordine: nessuna libertà per la Polonia senza un’Ucraina libera. In una congiuntura difficile come quella presente, l’UE ha bisogno di un uomo come Tusk. […] Donald Tusk ha tutte le carte in regola per entrare nella storia come il primo grande Presidente dell’Europa».

In occasione della conferenza stampa, il Primo ministro polacco ha dimostrato di essere ferrato con i giochi di parole pronunciando la frase: «I will polish my English».

El Periódico de Catalunya – Spagna: Buona fortuna, ragazzi

Donald Tusk e Federica Mogherini sono due opzioni chiaramente preferibili a quelle dei loro predecessori Herman Van Rompuy e Catherine Ashton, afferma il quotidiano di centro-sinistra "El Periódico de Catalunya": «La nomina di Tusk e Mogherini traduce due nuove realtà: la scelta del Primo ministro polacco riflette il peso crescente dei Paesi dell’Est, una regione in cui l’integrazione europea risale solamente a circa un decennio fa. L’altra novità è il ruolo da protagonista che spetta a un’Italia che – membro fondatore dell’Unione – aveva perso la propria influenza in seno all’Europa. […] In una congiuntura difficile per l’Europa, con diverse crisi da gestire, è oggi impossibile dire se la scelta di Tusk e Mogherini è giudiziosa. La buona notizia è tuttavia la fine del mandato dell’insipido Herman van Rompuy e dell’invisibile Catherine Ashton».

(Articolo pubblicato il 1° settembre 2014)

Gość Niedzielny – Polonia: Il benessere della Polonia, sarà per la prossima volta

L’elezione di Donald Tusk come Presidente permanente del Consiglio europeo non avrà alcun impatto positivo per la Polonia, afferma il settimanale cattolico polacco "Gość Niedzielny": «Non si smette di pensare in termini nazionali dall’oggi al domani, come è ovvio. In passato, numerosi politici e burocrati hanno a Bruxelles gradualmente abbracciato un punto di vista europeo e non più polacco, italiano o danese. Per esempio, il Portogallo in crisi non ha saputo trarre vantaggio della presidenza decennale della Commissione occupata da José Manuel Barroso. Un ruolo peraltro nettamente più influente. Tusk, l’eurofilo, dovrebbe allora diventare un “autocrate”».

(Articolo pubblicato il 1° settembre 2014)

Il Sole 24 ore – Italia: Lo status quo

I capi di Stato e di governo hanno trovato un accordo su candidati piuttosto insipidi, critica il quotidiano economico liberale "Il Sole 24 ore": «I governi – e questo vale sia per l’Europa sia per la zona Euro – preferiscono prendere le decisioni politiche europee a porte chiuse. Delle decisioni che la Commissione e il Consiglio europeo non possono che approvare. Fino a oggi, solo il Parlamento Europeo ha tentato di opporsi a tale pratica, con scarso successo. Salvo imprevisti, le trasformazioni che intervengono oggi alla testa delle istituzioni europee rischiano solamente di preservare la linea politica attuale. Una politica deludente, insufficiente e, per alcuni versi, devastatrice».

(Articolo pubblicato il 31 agosto 2014)

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