Politica

I giovani polacchi reagiscono: la morte di Lech Kaczynski, «una seconda Katyn»

Articolo pubblicato il 12 aprile 2010
Articolo pubblicato il 12 aprile 2010
Nello stesso luogo in cui l’elite militare della Polonia venne giustiziata 70 anni fa, la morte dell'elite politica polacca in un incidente aereo lascia il Paese in stato di shock. Giovano polacchi disseminati in Europa e nel mondo intero ci aiutano a decriptare una tragedia che li ha colpiti profondamente.

Il 10 aprile 2010, a Smolensk (Russia), il jet privato del Governo polacco si è schiantato al suolo durante la fase di atterraggio. Tra le vittime dell’incidente il Presidente delle Repubblica polacca Lech Kaczynski, sua moglie Maria e altre importanti personalità dello Stato. Nessun superstite nel tragico incidente (96 il numero totale delle vittime), provocato dal contatto tra l’ala dell’aereo e un albero. A bordo del Tupolev presidenziale era presente gran parte dell’elite nazionale polacca, tra cui il vice ministro degli Esteri, il direttore della Banca Centrale nazionale, così come altri politici polacchi di prim’ordine, alcuni storici, alti rappresentanti dell’esercito e della Chiesa. La delegazione era diretta a Katyn, per commemorare il 70° anniversario dell’omonimo eccidio, in cui si stima che persero la vita circa 22.000 prigionieri di guerra polacchi (ufficiali militari e intellettuali), per mano della NKVD, la polizia politica sovietica.

Lacrime in Polonia

Nessuno nasconde le proprie lacrime di fronte a questo enorme dramma nazionale. A regnare è un’atmosfera a metà tra il raccoglimento e l’incomprensione. Joanna Leitgeber, 22 anni, ammette che la tragedia le sembra irreale: «è un fatto terribilmente triste, e nonostante non fossi particolarmente legata al nostro presidente, sono veramente dispiaciuta. È orribile che così tante persone abbiano perso la vita nello stesso incidente».

Gli abitanti di Varsavia si sono riversati in massa davanti al Palazzo presidenziale, mentre il resto della Polonia rimane davanti alla televisione per avere nuove notizie. La piazza del Palazzo presidenziale è invasa da un oceano di fiori e candele, e popolata da migliaia di persone silenziose o in lacrime. Il giornalista Filip Jurzyk, 21 anni, ha preso parte al lutto: «Tra le nostre caratteristiche nazionali ce n’è una che deve essere sottolineata: di fronte ad una tragedia simile siamo capaci di unirci e sostenerci l’uno con l’altro. È quello che successe durante l’Insurrezione di Varsavia (il primo agosto del 1944 contro l’occupante nazista), o ancora in seguito alla morte di Giovanni Paolo II, o quando i capi dell’esercito morirono durante un altro incidente aereo (nel gennaio 2008 furono 24 gli ufficiali che persero la vita in seguito alla caduta di un aereo militare)». Wanda Troszczyñska-van Genderen, residente a Parigi, non nasconde l’emozione: «Io, la mia famiglia, e tutti i miei conoscenti, siamo in stato di shock. È sulle prime pagine di tutti i giornali».

Elezioni, teorie e controversie

Il film polacco per bambini "The Two Who Stole the Moon" (1962)È difficile pensare che tra soli 74 giorni avranno luogo le elezioni presidenziali polacche. Jerzy Szmajdziñski, il candidato del SLD (Alleanza della Sinistra Democratica) ha anch’egli perso la vita nell’incidente. Attualmente nessuno è in grado di dire se Jaroslaw, il gemello dello scomparso Presidente ed ex Primo Ministro del Paese, abbia l’intenzione di partecipare alle elezioni. Joanna prevede un cambiamento di stile nella campagna elettorale 2010: «Non riesco a immaginare delle elezioni così aggressive come lo furono le precedenti».

Le cause esatte dell’incidente restano ancora sconosciute. Sono in molti a sostenere la teoria della nebbia e dell’aereo troppo vecchio. «Penso che l’aeroporto russo avesse delle competenze tecniche insufficienti e che il pilota si fosse intestardito nel voler atterrare a Smolensk, nonostante i primi tre tentativi fossero andati a vuoto – sostiene Tomasz Zajczkowski, 26 anni -. Ho sentito dire che un aereo più moderno, probabilmente, avrebbe potuto effettuare la manovra senza problemi. Ma, come sappiamo, l’aereo presidenziale era un vecchio apparecchio costruito più di vent’anni fa, ed è da anni che si parlava di acquistarne uno nuovo».

Polacchi a Varsavia il 10 aprile 2010

Stan Doroshenko, 25 anni, di origine russa, afferma che Lech Kaczynski non era molto popolare in Russia: «L’elite politica russa ha sempre avuto relazioni difficili con il Presidente Kaczynski, perché, tra le altre cose, qualche anno fa aveva supportato gli Stati Uniti nell’installazione dello scudo antimissili americano in Polonia». Stan aggiunge che le autorità di Mosca preferiscono come interlocutore Donald Tusk, il Primo Ministro polacco: «Inizialmente è proprio Tusk che avrebbe dovuto partecipare alla commemorazione di Katyn, Kaczynski alla base non era nemmeno stato invitato». Il fatto che il Presidente non fosse troppo gradito in Russia ha dato luogo a voci non fondate sulla sua scomparsa. Tomasz, che oggi vive negli Stati Uniti, ha sentito i suoi amici chiedergli se l’incidente non gli sembrasse sospetto, e se secondo lui, dei gruppi terroristici russi non potessero essere implicati in questa tragedia. «È interessante vedere che simili supposizioni circa un possibile complotto vengano dagli Stati Uniti e non dalla Polonia – precisa Tomasz -, nonostante si dica che i polacchi abbiano la fobia dei russi».

Uniti nel dolore

Russi e polacchi sono stati profondamente colpiti da questa tragedia, lo shock è evidente su entrambi i versanti: «Qualuque cosa pensiate del Presidente polacco, che approviate o no la sua politica, si tratta di un’enorme tragedia, fonte di grande dolore – insiste Evgenia Plotnikova, studentessa russa di 22 anni residente a Parigi -. Ho letto nei media russi che i moscoviti si sono recati davanti all’ambasciata polacca per deporre dei fiori in onore delle vittime».

Su Facebook sono stati creati due gruppi: uno in ricordo di Lech Kaczynski, l’altro per raccogliere i messaggi di condoglianze. Persone di ogni nazionalità hanno manifestato la loro solidarietà alla nazione polacca, mentre gli utenti polacchi di Facebook lasciano le loro preghiere sulla bacheca del gruppo. Altri forum simili a questo sono stati lanciati sulle pagine web dei principali giornali polacchi: «Tutti sentono il bisogno di dialogare con gli altri – dice Joanna -, è difficile accettare la dura realtà».

Foto: Filip Jurzyk.