Politica

I dieci anni di Mr. Blair

Articolo pubblicato il 22 giugno 2007
Articolo pubblicato il 22 giugno 2007
Il 27 giugno il primo ministro britannico lascerà la carica dopo dieci anni di governo. Un bilancio del suo operato.

Il 2 maggio 1997 fu un giorno importante per gli inglesi. Il Partito Conservatore perse le elezioni dopo 18 anni di governo. Io avevo sedici anni, ero troppo giovane per votare, ma ero abbastanza grande per cogliere l’umore della Nazione. Mentre i conservatori vacillavano e si riducevano a brandelli in una miriade di scandali e di battibecchi interni – falsa testimonianza, affari e corruzione – i membri del Partito Laburista, Tony Blair specialmente, si misero in luce come l’alternativa fresca e giovane per fare della Gran Bretagna un paese più equo e tollerante. I Laburisti salirono al potere con una maggioranza schiacciante (179 seggi), una maggioranza che ha resistito nel tempo, nonostante sia un po' diminuita: nel 2005 Blair ha vinto le elezioni per la terza volta consecutiva. Ma la fiducia che gli elettori avevano riposto in lui nel 1997 si è drasticamente ridotta negli ultimi anni. Blair lascia infatti in eredità al successore Gordon Brown un Paese diffidente e disilluso.

Poche case e tanti debiti

Alla popolazione inglese potrebbe sembrare che la Gran Bretagna abbia tratto vantaggio dal mandato di Blair. L’economia è rimasta stabile, l’inflazione è bassa e il Governo ha investito di più nella sanità e nell’istruzione. Ma esistono altri problemi, per esempio le case. I prezzi delle abitazioni sono aumentati rispetto agli stipendi. Molti hanno dovuto chiedere un prestito considerevole per potersene permettere una. Nonostante i tassi d’interesse siano diminuiti, inoltre, i britannici hanno un debito complessivo di oltre 1 trilione di sterline, e le insolvenze personali stanno aumentando. Investire di più nell’educazione e nella salute potrebbe sembrare ammirevole, ma la logica di mercato che è stata applicata ai servizi pubblici lascia l’amaro in bocca. Molti giovani a cui Blair si era appellato nel 1997 stanno iniziando la loro carriera professionale carichi di debiti per le spese dovute agli studi universitari, causate da un governo che nelle elezioni del 2001 promise invece di non introdurre ulteriori tasse. Si può discutere a lungo su chi sono stati i veri beneficiari del blairismo che, lungi dall’essere un socialismo moderato, è attualmente più simile al thatcherismo, ma con abiti più alla moda.

Guerra, pace... ed Europa

Tony Blair, però, sarà ricordato soprattutto per le sue mosse sul piano internazionale. È stato uno dei principali artefici del successo del processo di pace nell’Irlanda del Nord: a marzo protestanti e cattolici hanno infatti raggiunto un'intesa per la creazione di un governo unitario mettendo così fine a una sanguinosa faida religiosa durata trent'anni. Questo successo è stato però oscurato dalla guerra in Iraq. Il modo in cui il premier ha schierato la Gran Bretagna al fianco dell'alleato di sempre, l'America, nella “guerra al terrore” ha provocato un’atmosfera di paura e isteria nella società britannica. Il suo appoggio è stato giudicato maldestro e troppo zelate.

Altro tasto dolente è l'Unione Europea. L'introduzione nel diritto interno dei principi contenuti nel Capitolo sociale del Trattato di Maastricht e nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo lasciò ben sperare sul coinvolgimento del Regno Unito nel processo di integrazione. Ma, di fronte alla crisi istituzionale dell'Europa, Blair ha fatto un passo indietro.

Se paragoniamo il suo atteggiamento nei confronti del processo di pace dell'Irlanda del Nord con quello della guerra in Iraq, cogliamo l'errore fatale di Blair. Nel primo caso ha dimostrato pazienza, dialogo e pragmatismo. Nel secondo, ambiguità e scarsa moderazione. Blair ha dato alla popolazione la sensazione che lo stile conta più della sostanza in politica. Gli inglesi sono diventati più cinici e disillusi. Spetterà ora al nuovo primo ministro recuperarne la fiducia.