Politica

#Greferendum: perché voterò "Sì" 

Articolo pubblicato il 01 luglio 2015
Articolo pubblicato il 01 luglio 2015

(Opinione) Antonis Schwarz, membro fondatore di vouliwatch.gr, ci dice perché voterà "Sì" per accettare la proposta dei creditori alla Grecia, nel referendum decisivo del 5 luglio.

di Antonis Schwarz

Che cosa ha portato all'interruzione delle trattative tra la Grecia e le istituzioni europee? Quasi tutta l'Europa sta incolpando il governo greco per essersi ritirato.

Eppure le ragioni della rottura non sono chiare e potrebbero dipendere dall'interpretazione di alcune parole dette da Jereom Dijselbloom (presidente dell'Eurogruppo) al Ministro delle finanze greco Giannis Varoufakis nel disastroso incontro dei Paesi dell'Eurozona il 27 giugno, la sera in cui le negoziazioni si sono interrotte.

Secondo Varoufakis, Dijsselbloem sarebbe andato da lui rimarcando che l'ultima versione che la Troika aveva inviato alla Grecia era "un'offerta prendere o lasciare". Ci sarebbe spazio per tutte le interpretazioni sul significato di questa frase; ma, alle orecchie di un esterno come me, suona un po' come volere far precipitare le negoziazioni in un vicolo cieco. Dopo mesi di trattative, con tutta probabilità i creditori si sono stancati della loro controparte inaffidabile, e hanno deciso di prendere certe decisioni con l'intenzione di fare a pezzi le volontà di Atene. 

Un flashback: l'interminabile trattativa e gli errori di Atene

Il governo Tsipras è stato chiamato al potere a febbraio, con il mandato di porre fine alle politiche di austerità, facendo però rimanere la Grecia all'interno dell'Eurozona. Gli organi UE non si sono piegati sulla questione dell'austerità, così Tsipras non avrebbe avuto atra scelta se non dire di sì alla loro ultima proposta: un vero suicidio politico. Invece (come sta accadendo) il Premier greco ha sostenuto il "No", e per la Grecia questo significherebbe molto probabilmente dover lasciare l'Eurozona od optare per un altro referendum (probabilmente assieme a delle nuove elezioni). Quest'ultima sembra la via più facimmente percorribile per lui e il suo partito, Syriza.

Prima di continuare con il riassunto degli eventi, si deve notare che durante le negoziazioni, il governo greco ha condotto esageratamente male la situazione. Non solo si vociferava che Varoufakis fosse arrivato a volte con mezz'ora di ritardo agli incontri dell'Eurogruppo, o che il Governo greco avesse inviato alcune proposte all'ultimo minuto, non permettendo di fatto la loro discussione. 

Atene avrebbe dovuto avere fin dall'inizio un chiaro piano d'azione nel condurre le negoziazioni: determinare quanto tempo si sarebbe speso nelle trattative; con quali prerogative; e soprattutto enfatizzare che le negoziazioni si sarebbero concluse con un referendum per assicurasi il supporto della popolazione. 

Gioie e dolori della democrazia diretta 

Il referendum è di per sé un giusto approccio. Nessuno dovrebbe confondersi sul fatto che la Grecia si trova in questa situazione a causa delle mancanze del modello di democrazia rappresentativa.

Generazioni di greci hanno avuto vita facile nell'incolpare di qualsiasi cosa i loro rappresentanti eletti; non hanno mai dovuto assumersi alcuna responsabilità diretta per le loro decisioni. Ciò ha dato vita anche alla moderna forma di "democrazia diretta alla greca": dare il proprio voto in cambio di un lavoro nel settore pubblico. I greci in questo momento hanno bisogno di essere uniti nel percorrere una traiettora comune verso un processo democratico. Tutte le altre forme decisionali mancherebbero di legittimità.

Così la giusta decisione è stata messa in atto in modo dilettantesco e senza pensarci una seconda volta, facendo sì che essa venisse etichettata come un approccio rischioso. 

Le nubi all'orizzonte

Un passo indietro: torniamo al 27 giugno. Se Dijsselbloem ha veramente detto quello che sostiene Varoufakis, allora siamo testimoni di un'enorme farsa. Personalmente non ripongo alcuna fiducia nell'Eurogruppo, che manca di trasparenza e controllo democratico. In particolar modo diffido dell'ex Premier lussemburghese Jean Claude Juncker, che nel suo Paese è stato coinvolto nel cosiddetto "LuxLeaks": la pratica degli accordi riservati tra multinazionali e fisco, finalizzati a "legalizzare" l'elusione fiscale su larga scala, e rivolti anche ad alcune delle più grandi compagnie greche.

Se Varoufakis ha frainteso Dijselbloom, allora siamo stati testimoni di un tragico malinteso, del quale l'attuale Ministro del tesoro greco deve essere ritenuto responsabile. In questo caso, Atene dovrebbe tornare al tavolo delle trattative, darsi una scadenza e negoziare, lasciando il referendum come ultima risorsa dell'intero processo.

Sfortunatamente si tratta di un caos in cui siamo dentro fino al collo. Qualcuno sta mentendo e non abbiamo il modo per scoprire chi sia. In ogni caso, il referendum è in moto, così come il controllo dei capitali. Gli estremismi da entrambi le parti stanno guadagnando terreno senza che accennino a raffreddare gli animi. A questo punto stiamo andando alla deriva come una zattera nell'oceano, senza sapere se le cascate del Niagara sono dietro l'angolo o se alla fine riusciremo a essere salvati dai nostri partner nell'UE.

Uno sguardo alla storia europea, per capire il futuro

Voglio fermarmi a questo punto per parlare della storia. Il popolo tedesco, orgoglioso del modo esemplare con cui ha superato la parentesi nazista, non ha mai realizzato che la sua prosperità, in seguito alla Seconda guerra mondiale, è anche dovuta alla conferenza di Londra sul debito, dove più del 50% del debito tedesco fu cancellato. La Germania in verità ha una pessima reputazione riguardo al pagamento dei propri debiti, dato che è andata in bancarotta due volte, rispettivamente dopo la Prima e la Seconda guerra mondiale. La Germania lasciò inoltre che la Francia fallisse nel 1870 a causa dei prestiti di guerra. Parigi ha risentito di questo fatto per decenni.

Quelli che dimenticano la Storia sono condannati a ripeterla e, per citare Thomas Piketty, quelli che vogliono la Grecia fuori dall'euro finiranno nella discarica della Storia. La proposta delle istituzioni UE lasciare poco (o alcuno) spazio alla speranza che la Grecia riesca a uscire da sola dalla trappola del debito. Infatti ci vorrebbero 50 anni perché il Paese ripaghi il proprio debito. Allora la domanda è: perché questa e le prossime generazioni dovrebbero soffrire per gli errori che non hanno commesso? 

L'ultima proposta dell'UE non riesce a venire incontro alla questione della cancellazione del debito. Dimostrandosi poco lungimirante e incapace di vedere oltre i numeri, mancando di una visione per un'Europa unita fondata sulla solidarietà.

Perché voterò "Sì" nonostante tutto

Ciò nonostante questa domenica voterò "Sì" perché la verità è che non abbiamo scelta. La BCE sta terminando il suo programma di prestiti d'emergenza, ciò significa che le banche saranno capaci solo di erogare solo quello che le persone hanno nei loro depositi o quello che gli imprenditori restituiscono alle banche (che è molto poco). Quello che molti nostalgici della dracma dimenticano è che per introdurre una nuova valuta ci vorrebbe almeno un anno, durante il quale la nostra nuova Banca nazionale e indipendente avrebbe bisogno di 20 miliardi di euro per stabilizzare i tassi di cambio: soldi che non abbiamo.

Anche per questo motivo il parlamentare europeo di Syriza, Kostas Chrysogonos, ha scritto una lettera aperta a Tsipras e al resto della leadership del suo partito per spingerli a riconsiderare il loro sostegno al "No". Lasciare l'euro attraverso una vera e propria "Grexit" significherebbe dunque dissanguare l'economia greca e probabilmente sprofondare nella violenza per almeno un anno.

Lo scenario più probabile?

Molto più probabilmente non potremo pagare le nostre importazioni, e la nostra economia ne soffrirebbe molto. Il mercato nero dell'euro raggiungerebbe verosimilmente altissimi livelli. Basandoci su quanto detto prima, avremo bisogno di soldi dalle istituzioni monetarie dal breve al medio termine. Queste ragioni da sole sono sufficienti per votare "Sì"

In secondo luogo, e in modo altrettanto importante, la Grecia ha bisogno di restare nella famiglia europea e all'interno delle istituzioni internazionali. La Grecia ha guadagnato molto dall'essere membro di organismi come l'OCSE e il popolo greco tende a dimenticarlo. L'euro per noi è come una prigione perfetta, non possiamo evadere senza un aiuto esterno, dunque non dovremmo nemmeno pensare di uscirne. Dobbiamo trovare una soluzione con i nostri partner europei. Non c'è altra via.

È molto spiacevole vedere le vecchie dicotomie di destra e sinistra emergere ancora negli ultimi giorni e mostrare quante ferite non curate affliggono il Paese. La Grecia è lacerata dal suo passato, dal suo presente e dalle aspettative per il suo futuro.

La crisi in Grecia ha visto l'innalzarsi delle tensioni tra i partiti fino al punto in cui ogni comunicazione tra le forze politiche sembra essersi guastata (eccetto il fango che ci si lancia addosso attraverso i media). Quello che manca è lo spirito di collaborazione all'interno della società greca, e la sua assenza si fa sentire ovunque, dal livello "micro" a quello "macro" della politica. Per questa ragione abbiamo bisogno, ancor di più rispetto al passato, di una Grecia unita, e non radicalizzata su opposte fazioni.

Qual è la ricetta ideale

Tutti vogliamo vivere in un Paese dove si applica la legge verso tutti, nessuno escluso, per avere trasparenza negli affari pubblici e un servizio pubblico che funzioni e non sia corrotto. E per avere un sistema fiscale giusto verso le imprese, così che possano creare lavoro.

Le necessarie riforme che le persone chiedono non sono niente di straordinario, sono infatti garantite dalla nostra costituzione.

Quello che noi greci abbiamo bisogno di scoprire è l'abilità di guardare oltre le ideologie, sentire le nostre radici comuni, avere una visione, sognare e lasciarsi ispirare dalla magnificenza che ne verrebbe fuori se tutti lavorassimo insieme. Gli uomini hanno la possibilità di fare un passo successivo verso la propria evoluzione, e di superare questo sistema, se solo lo volessero. Questo vale sia per la Grecia che per il resto del Vecchio continente.

 

Antonis Schwarz è membro fondatore di vouliwatch.gr, una piattaforma online che promuove il dialogo tra cittadini e parlamentari greci.