Politica

Grecia, (ri)vincono i conservatori. E ora?

Articolo pubblicato il 21 settembre 2007
Articolo pubblicato il 21 settembre 2007
Il 16 settembre 2007 Costas Karamanlis esce vincente dalle Politiche. Che facevano seguito alle (roventi) polemiche sulla gestione degli incendi.

Le elezioni del 16 settembre 2007 in Grecia sono state offuscate dagli incendi mortali in cui hanno perso la vita 65 persone nell'estate 2007, dagli scandali economici, dall’irrisolta controversia tra la Grecia e la Turchia su Cipro, dalla politica energetica e dalla questione della Macedonia. Ed è solo una parte delle patate bollenti che il rieletto Primo Ministro Costas Karamanlis del Partito Nuova Democrazia è chiamato ad affrontare. Con 152 seggi in Parlamento su 300 e una perdita di 13 seggi rispetto alle scorse elezioni, Nuova Democrazia si è assicurato nonostante lo scivolone un nuovo mandato di quattro anni, con una maggioranza risicata (42,2%), quattro punti percentuali davanti al Partito socialista di opposizione di Georges Papandreou (38,2%, 102 seggi).

Allarme pensioni

A queste elezioni anticipate ha partecipato il 74% dei greci, rispetto al 76% di quelle precedenti. Le elezioni erano state indette sei mesi prima della fine del mandato in corso, dopo che la popolazione aveva criticato la cattiva gestione degli incendi che hanno tragicamente segnato l’estate 2007, anche dopo la donazione di decine di milioni da parte dell'Unione Europea. Il Partito al potere doveva con ogni mezzo far dimenticare il malcontento popolare. Ma i socialisti del Pasok (Movimento Socialista Pan-ellenico), dal canto loro, sono riusciti solo a portare a casa la peggiore sconfitta dal 1989. Con una popolazione sempre più vecchia, la Grecia deve riformare urgentemente il suo sistema pensionistico sebbene benefici già ampiamente di aiuti provenienti da Bruxelles. Secondo lo European Pension Barometer del 2006 la Grecia, così come il Belgio, la Slovenia, la Francia e Malta, è tra i Paesi con il peggiore sistema pensionistico.

Tra le altre priorità: i 200 km di strade devastate della Penisola del Peloponneso che hanno bisogno di essere ricostruite e l'educazione cui viene dedicato solo l'1% del budget statale.

Se due Macedonie vi sembran troppe

Per tutta la campagna elettorale le questioni europee sono passate sotto silenzio. La Grecia possiede uno dei budget militari più elevati al mondo percentuale del Pil (4,3%). Secondo la Cia in Europa è secondo solo a quelli di Bosnia-Erzegovina (20%) e dell'ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia (10%).

Bisogna riconoscere che la questione turca fa più discutere in Francia che in Grecia, troppo focalizzata sul problema scottante del nome della Macedonia. Incredibile ma vero, questo vicino jugoslavo che continua i suoi negoziati per entrare nella Nato e nell'Unione Europea, non ha in realtà un nome ufficiale. Lo Stato vicino attualmente noto col nome di ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia vorrebbe chiamarsi semplicemente “Macedonia” come la “storica” regione greca che diede i natali ad Alessandro Magno.

Infatti durante la campagna elettorale Nuova Democrazia non ha sollevato il problema a causa delle tendenze nazionalistiche, presenti specialmente nelle zone tradizionalmente conservatrici del Nord della Grecia che avrebbero provocato uno spostamento degli elettori verso il partito di estrema destra Laos (Unione Popolare Ortodossa). In effetti il Laos entra in Parlamento per la prima volta con il 3,8% delle preferenze (superando di poco lo sbarramento del 3%) e 10 seggi. I conflitti interni potrebbero provocare un isolamento della Grecia nell’Ue nel caso in cui Atene ponesse il veto all'adesione dell'altra Macedonia all'Ue e alla Nato.