Politica

Giovani spagnoli, e ora che succede in Catalogna?

Articolo pubblicato il 29 settembre 2015
Articolo pubblicato il 29 settembre 2015

I risultati delle elezioni regionali in Catalogna hanno segnato la chiara vittoria del separatismo, anche se l'alleanza Junts pel Sí da sola non ha oltrepassato la maggioranza assoluta dei voti. Tuttavia, queste elezioni potrebbero essere destinate a diventare la prima pietra del processo di indipendenza catalana. Come hanno percepito questi risultati i giovani spagnoli?

Ariadna Corbí, 23 anni, di Barcellona (Catalogna)

I risultati delle elezioni catalane mostrano qualcosa di innegabile: l'indipendentismo ha ricevuto un sostegno chiaro e maggioritario e, per la prima volta in tutto questo processo, i sostenitori dell'unità nazionale non potranno parlare della "maggioranza silenziosa" a cui ci si riferiva finora. I catalani hanno discusso democraticamente ed espresso la loro opinione, e l'indipendentismo ha ottenuto la maggioranza parlamentare di cui aveva bisogno per andare avanti.

Non hanno ottenuto la maggioranza dei voti, ma ci sono state più di 1,9 milioni di persone che lo hanno sostenuto e che non possono essere ignorate. Occorre anche considerare il resto degli elettori, non tutti sono favorevoli a continuare con l'attuale situazione: molti di loro hanno preso posizione a favore dei candidati che, pur non indipendentisti, sostengono il diritto di decidere. Per questo credo che il Governo spagnolo sia ora costretto ad ascoltare tutte queste persone e consentire un referendum ufficiale: solo se chiede chiaramente se si desidera o meno l'indipendenza catalana, si potrà evitare tutto questo mucchio di interpretazioni che si stanno accumulando, e potremo sapere esattamente che cosa desidera il popolo catalano. È giunto il momento di rendersi conto che il problema c'è e non scomparirà, e il Governo spagnolo non avrà molte altre opportunità per affrontarlo.

Sara Sánchez, 24, di Salamanca (Castiglia e León)

Le elezioni hanno consegnato il potere al partito che sostiene l'indipendenza, come è accaduto in tutte le precedenti elezioni, perché la Catalogna non si è mai caratterizzata per un orientamento politico di destra, quindi tutto ciò non è una sorpresa. Ma la realtà è che non hanno nemmeno raggiunto il 50% dei voti degli elettori catalani, e questo mi fa pensare che non sia stato un vero trionfo per gli indipendentisti.

Io vivo dall'altra parte del Paese e raramente ho sentito dire qualcosa contro la Catalogna da parte dei miei amici e della mia famiglia; infatti, mi sembra che tutto stia diventando solo una lotta politica, del tipo "vediamo chi è il più forte". Inoltre, mentre si spendono soldi in campagne a favore o contro l'indipendenza oppure per le elezioni, il sostegno politico e sociale rivolto ai cittadini, catalani compresi, è messo da parte.

Credo che le alte cariche catalane dovrebbero concentrare i loro sforzi e i fondi sui problemi reali che riguardano i cittadini, così come su delle politiche che migliorino la convivenza con il resto del Paese. Quanto a quelli che sostengono l'indipendenza in modo radicale, direi loro che dovremmo smetterla di pensare solo ad odiarci l'un l'altro, e invece iniziare a pensare a quanto è bello avere una vasta ricchezza culturale e linguistica in un unico Paese.

Alex Raga, 24, di Valencia

Il tema del giorno è: si è imposta la logica plebiscitaria? In assenza di dati post-elettorali dettagliati, sembra che l'asse destra-sinistra sia stata quasi completamente sostituita dal tema dell'indipendenza, al punto che nelle tradizionali roccaforti socialiste della "cintura rossa" di Barcellona, è finito per imporsi il partito Ciudadanos (più orientato su posizioni di centro-destra, n.d.r.).

Come giovane di sinistra, questo fatto, insieme alla conseguente delusione elettorale di Catalunya Sí que es Pot (la coalizione di sinistra che include Podemos, n.d.r.), mi preoccupa, perché le questioni sociali sono praticamente assenti nell'attuale panorama politico. Per quanto riguarda il futuro della "questione nazionale", sono auspicabili (e sembrano inevitabili) negoziati tra il Governo spagnolo e quello catalano per trovare una soluzione che comprenda tutte le posizioni che si sono formate intorno al tema dell'indipendenza catalana.

Aitor Sodupe, 19, di Vitoria/Gasteiz (Paesi baschi)

Penso che, guardando a ciò che è stato il risultato, sia stata una spesa inutile avere convocato le elezioni anticipate. Da parte mia, sono d'accordo con quello che Ciudadanos sostiene in Catalogna, cioè che i partiti non si metteranno insieme per formare un "tripartito" (un Governo di coalizione sostenuto da tre partiti differenti, n.d.r.), considerando quello che è successo qualche anno fa (nel 2006, n.d.r.).

Capisco la posizione dei catalani che vogliono l'indipendenza e che il Governo faccia qualcosa a riguardo, perché quasi la metà della popolazione della Catalogna è a favore; una trattativa è perciò necessaria. Per questo penso che le prossime elezioni generali saranno decisive, e somiglieranno a quelle catalane: diversi partiti avranno bisogno di coalizzarsi per formare un Governo.

Silvia Sánchez, 24, di Teruel (Aragona)

La società catalana ha dimostrato di essere chiaramente divisa in due blocchi. Ma non si può ignorare ciò che sta sullo sfondo: la maggior parte dei catalani ha espresso il desiderio di separarsi dalla Spagna. Tuttavia credo che la ricchezza della Spagna sia nella sua diversità ed è questo che la rende così speciale: tutti hanno tradizioni uniche, tutti abbiamo una storia e delle differenze linguistiche; non solo i catalani

Credo che il messaggio politico abbia permeato in profondità la società catalana in una certa direzione... Mi ritengo democratica e, come tale, penso che sia magnifico che tutti abbiano espresso la loro opinione. Ma ora dobbiamo chiederci, sanno davvero a quali conseguenze vanno incontro i catalani qualora ottenessero l'indipendenza? Chi ne beneficerà? Davvero i catalani vogliono un nuovo Paese governato da Arturo Mas (leader di Junts pel Sí, n.d.r.)?

La soluzione per me è che ci sia l'intenzione (di negoziare, n.d.r.) da parte di tutti: il Governo centrale deve tendere la mano al dialogo e il Governo catalano potrebbe dover essere più umile, smetterla di "reinventare" e usare il passato a scapito della storia degli altri e con fini politici. È possibile raggiungere un accordo del quale tutti siano soddisfatti, senza la necessità di separarsi dalla Spagna.