Politica

Giovani populisti in Germania: l'alternativa che piace?

Articolo pubblicato il 30 luglio 2014
Articolo pubblicato il 30 luglio 2014

No ad Angela Merkel, no all'euro, sì al libero mercato. Queste le posizioni dei giovani euroscettici tedeschi. Il partito Alternative für Deutschland (AfD), nato solo un anno fa, ha ottenuto il 7% dei suffragi alle elezioni europee. Alcuni lo accusano di populismo e di ignorare la presenza di nazionalisti nelle proprie fila. Ma cosa ne pensano i giovani militanti? 

Il partito euroscettico, che ha festeggiato nel marzo 2014 il suo primo anno di vita, è ancora poco conosciuto oltre i confini tedeschi. Alternative für Deutschland (AfD, Alternativa per la Germania), fondato dall'economista Bernd Lucke, conta circa 19 mila iscritti. A fianco del partito è sorto anche il gruppo degli Junge Alternative (JA), composto da 400 giovani militanti, più radicali e polemici. 

Politicamente scorretto

Contatto Philipp Ritz, 32enne membro di AfD e portavoce della sezione giovane e indipendente del partito euroscettico, gli JA, con sede a Bonn. Sin dalle prime parole, il giovane militante accantona il politically correct e ricorre a frasi shock. Non senza qualche smorfia, afferma: «Io odio i politici. Tendono a essere corrotti e bugiardi». Non maschera l'irritazione che prova nei confronti delle istituzioni europee, a suo parere anti-democratiche, menziona «l'imposizione del trattato di Lisbona», e auspica che i Paesi indebitati abbandonino la zona euro. Se interrogato sulle posizioni populiste del gruppo a cui appartiene, risponde, del tutto inaspettatamente, che il populismo non è da condannare, perché «significa essere vicini alla gente».

Le parole del portavoce dei giovani euroscettici sono più radicali rispetto alle posizioni del partito centrale. Gli Junge Alternative discutono un'ampia gamma di temi che vanno dal libertarismo alla criminalità, fino all'antifemminismo. L'AfD basa il proprio programma principalmente sull'economia, rifiutando qualunque etichetta politica, ma gli esperti lo collocano comunque a destra dell'Unione Cristiano Democratica (CDU) di Angela Merkel. Secondo Nils Diederich, docente presso l'Università libera di Berlino, l'AfD non è nazionalista «in termini politici», come nel caso di altri partiti euroscettici europei, bensì «a livello economico». 

Un'economia forte

Incontro Norbert Kleinwächter, membro dell'AfD presso il parlamento regionale del Dahme-Spreewald, vicino all'aeroporto dismesso di Tempelhof. Ha scelto a caso un ristorante asiatico. Arredamento kitsch, musica pop. Ordiniamo due coca-cola. In un francese perfetto, il giovane professore, di 28 anni, dice di temere una vittoria del Front National (FN) alle elezioni presidenziali e la sua pressione per la fuoriuscita della Francia dall’Unione europea. Dal suo punto di vista l’euroscetticismo dell'AfD è ben diverso da quello del FN o del UK Independence Party. L'AfD si definisce anti-euro, ma non anti-Unione Europea. I tedeschi rimangono tuttavia ugualmente scettici. E Norbert se ne lamenta: «Senza prendersi il disturbo di parlarne con me, un'amica mi ha eliminato dagli amici di Facebook dopo aver scoperto che sono iscritto all'AfD».

Finché le posizioni degli Junge Alternative non verranno definite con chiarezza, Norbert Kleinwächter non intende entrare a farne parte. Si è schierato con il partito euroscettico «per salvare l'ideale europeo minacciato dalla crisi». A essere rimesso in discussione è l'euro. E aggiunge: «Vogliamo offrire agli Stati membri la possibilità di abbandonare la moneta unica». L’AfD, non spinge per un ritorno al Marco tedesco, chiede un'economia nazionale solida, senza ricorrere a svalutazioni monetarie e allontanando i Paesi indebitati. Grecia in primis.

Parlare di economia, però, non è sempre allettante. Di conseguenza, per attrarre gli elettori l'AfD spesso semplifica le proprie posizioni e veste i panni del populismo. Norbert ammette: «È vero, in campagna elettorale abbiamo dovuto riassumere e semplificare le nostre idee in slogan a misura di manifesto». Tra questi ritroviamo «i greci soffrono, le banche ne approfittano» o «di più ai cittadini, di meno a Bruxelles».

Caccia al nazionalismo

Pur dichiarandosi pienamente democratico, le posizioni innovative e alternative dell'AfD attirano gruppetti di nazionalisti. Ciò nonostante, Norbert Kleinwächter si difende affermando che il partito non accetta estremisti nelle proprie fila. «A tutti i nuovi membri chiediamo a quali partiti politici erano iscritti in precedenza. Se ci indicano, per esempio, il partito neonazista NPD, vengono respinti». A livello regionale, Norbert vaglia insieme al comitato esecutivo la situazione di ogni iscritto. 

Qualche giorno dopo, incontro Sebastian Kowalke, membro dell'AfD e degli Junge Alternative, nel quartiere centrale di Charlottenburg. Dopo esserci prima persi nel gay pride, varchiamo la soglia dell'Ambrosius, un bar in cui i membri dell'AfD si ritrovano abitualmente. Secondo lui, studente di 21 anni, gli Junge Alternative adottano posizioni più radicali perché «hanno meno da perdere rispetto a chi è più grande di loro, chi ha un lavoro o una famiglia. Si sentono più liberi e difendono ciò in cui credono». E i membri nazionalisti? Sebastian dice di essere pronto a confrontarsi con loro, per convincerli che l'estremismo non è la soluzione.

Per essere credibile, l'AfD dovrà quindi trovare il modo di allontanare i nazionalisti dai propri iscritti. Il partito dovrà anche vegliare sulla buona condotta dell'organizzazione giovanile Junge Alternative. Quella stessa organizzazione che, lo scorso marzo, ha fatto innervosire l'AfD invitando Nigel Farage, leader del Partito per l'indipendenza del Regno Unito (UKIP), in qualità di oratore a una conferenza a Colonia. Il professor Diederich mette in guardia sulla longevità di questo nuovo partito, che potrebbe ben presto uscire di scena. L'AfD ha ottenuto sette seggi al Parlamento europeo perché solo un tedesco su due è andato a votare. Più forte è l'astensionismo, più voti ottengono i partiti di protesta. Perché, e forse purtroppo, gli elettori più partecipi sono proprio quelli che li sostengono.

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Questo reportage è stato realizzato a Berlino nell'ambito del progetto EUTOPIA – Time to vote, in collaborazione con la Fondazione Hippocrene, la Commissione europea, il Ministero degli esteri francese e la Fondazione Evens.