Politica

Giovani greci, come vi sentite oggi?

Articolo pubblicato il 30 giugno 2015
Articolo pubblicato il 30 giugno 2015

L'ipotesi di una Grecia sempre più vicina all'uscita dall'Eurozona si concretizza di giorno in giorno, così abbiamo chiesto ad alcuni giovani greci quali sono, ad oggi, le loro sensazioni di fronte al panico generale e agli sportelli bancomat chiusi.

Virginia, 32 anni, vive a Parigi

Oggi mi sento delusa, frustrata, perplessa e ovviamente, molto triste. Nessuno ha idea di cosa possa accadere domani, figuriamoci la prossima settimana. È una sensazione davvero molto strana... Nonostante tutti questi anni di crisi (economica, politica e sociale) è la prima volta che avverto davvero la paura di uscire dall'Europa. Non dall'Eurozona, ma dall'Europa! C'est grave!

Yiannis, 30 anni, di Atene

Credo che la situazione stia diventando sempre più allarmante. Tutto ciò è dovuto al fatto, che nonostante il quesito referendario sia sulla nostra approvazione degli obblighi proposti dalle Istituzioni europee, Bruxelles e Berlino sembrano forzare la mano verso un altro possibile esito per il nostro Paese: restare dentro l'Eurozona o meno. La quotidianità ad Atene è più difficile rispetto alla vita in campagna. Ad esempio ieri ho chiamato un amico che vive a Corfù e ho saputo che lì non ci sono file di fronte i bancomat.

Kostantinos, 32 anni, di Atene (vive a Bruxelles) 

Dal momento in cui è stato annunciato il referendum, versiamo tutti in uno stato mentale pessimo. Non siamo preoccupati per noi che viviamo all'estero, ma per le persone che sono a casa, i nostri genitori, i nostri fratelli e sorelle. Sono davvero preoccupato per questa situazione dalla quale non sembra possibile trovare una via d'uscita... Sono in pensiero per la mia gente in Grecia. La mia mente è costantemente lì, tanto da non riuscire a concentrarmi nemmeno sul lavoro. Penso sempre alla mia casa, alla mia famiglia; chiamo ogni 2 o 3 ore per sentire se ci sono novità.

Christina, 29 anni, di Atene

Dovrei ammettere che è stata una settimana davvero stressante ad Atene. I telegiornali non fanno altro che trasmettere immagini di code interminabili agli sportelli bancomat o dai benzinai. I media e molti partiti politici stanno davvero facendo di tutto per spaventare e stressare le persone. È vero, tutto sembra essersi fermato ovvero nessuno paga o compra più nulla, ma io non ho paura. Leggo le notizie, parlo con la gente e cerco di restare calma. Al referendum voterò "No": preferisco di gran lunga affrontare periodi difficilissimi fuori dall'Eurozona, invece di essere ancora al centro di questa infinita guerra economica tra l'Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale.

Yiannis (2), di Atene

Da venerdì sera, quando Tsipras ha annunciato il referendum, mi sento molto emozionato perché finalmente i greci avranno l'opportunità di scegliere le loro priorità. Votare "No" vorrebbe dire guadagnare una maggiore indipendenza sociale e nazionale, sacrificando il posto della Grecia nell'Eurozona e in un'Europa dominata da politiche conservative pro-austerity. Il "Sì" significherebbe voler rimanere nell'eurozona a qualunque costo. Nessuna via d'uscita è facile. Io voterò "No" per continuare a lottare contro l'austerità. Una parte di storia sta per essere scritta e io sono felice di farne parte.

Phoebos, 23 anni, di Rafina

Sono allarmato, ma non spaesato.  Sono attento, ma non spaventato. E nemmeno la mia famiglia lo è. Il dramma televisivo sull'Eurozona sta cercando di diffondere un clima politico favorevole al "Sì". Sfortunatamente non potrò votare poiché sarò impegnato in una conferenza sull'architettura a Berlino. È stato questo a ricordarmi che ciò che ci ha resi davvero europei è stata la cultura, non le idee politiche.

La cosa positiva è che il referendum di Syriza ci dà la possibilità di rispondere a Bruxelles in modo diretto, non attraverso un governo fantoccio. Ed io risponderò: l'euro DEVE essere inserito in un meccanismo di solidarietà tra i cittadini d'Europa e non diventare strumento per capitalizzare la rivalità tra le industrie nazionali. Un "No" convinto potrebbe essere la nostra reazione alle misure di austerità che colpiscono i deboli in favore dei potenti.

Nikos, 44 anni, di Kalamata

Avverto sentimenti contrastanti. Ecco, diciamo che provo rabbia al 50 per cento, orgoglio per un altro 40 per cento, e delusione per il restante 10 per cento. Non chiedetemi da dove arrivino queste emozioni... Sono tempi duri per l'Europa!

Alexandros, 35 anni, di Atene

Mi sento molto triste per questa situazione. Da un lato l'Unione Europea è stata creata in modo veloce senza fiducia tra i suoi stessi membri; una sorta di patto tra sconosciuti con in comune soltanto gli errori commessi nell'ultimo secolo. Dall'altro lato è così che si affronta il presente e lo rendiamo migliore.

Io non voglio la "Grexit" per molte ragioni: dovremmo nuotare in acque sconosciute e si sa, l'insicurezza è sorella della paura e nessuno la vuole. Venerdì, quando ho appreso la notizia del referendum, ho avuto una reazione puramente istintiva e ho subito pensato che avrei votato "No". Ma nei giorni seguenti, con il rafforzamento dei controlli sui capitali, ho capito che c'era qualcosa di sbagliato.

Il governo e gli stessi greci esigono un accordo diverso con le istituzioni europee, al fine di non rischiare la "Grexit". Fino ad ora, la più grande crisi economica, non solo greca ma europea, mi fatto capire che siamo tutti nella stessa orribile situazione. Ma ora questo isolamento mi fa sentire ancora più instabile e ansioso, non solo riguardo al futuro a lungo termine ma anche riguardo al presente.

Dimitris, 25 anni, di Patrasso

Secondo la mia opinione si tratta soltanto di una propaganda caotica portata avanti dai media (ad esempio le compagnie private dei miliardari). Il risultato è che stupidamente, molti greci credono che stia per arrivare la fine del mondo e così si riversano nei supermercati per fare scorte o in banca per ritirare tutti i loro soldi.

Con il limite di prelievo fissato a 60 euro al giorno, sentiamo però queste stesse persone dire che è impossibile vivere con una tale cifra. Ma chi è che spende 60 euro al giorno in Grecia? Questa somma equivale ad uno stipendio di circa 1.800 euro al mese. Gli stipendi della mia generazione si aggirano intorno ai 500 euro e forse la generazione successiva prenderà ancora meno. E chiunque versi nel panico è solo perchè ha idee politiche assurde o perchè ha interessi ancor più grandi.

Penso che la classe politica europea aspiri proprio a questo: far cadere il Governo di Syriza. Se il referendum dovesse concludersi con un "Sì" (e secondo me sarà proprio così perché i greci sono stupidi), andremo alle elezioni, il che equivale alla creazione di un governo di centrodestra che approverà tutte le misure dell'Eurogruppo, scelte che metteranno il paese ancora più in ginocchio.