Politica

Giovani greci a Parigi: tornare in patria? Impossibile

Articolo pubblicato il 25 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 25 gennaio 2015

Rassegnati, scettici o speranzosi. A Parigi, i giovani immigrati greci guardano alle elezioni cruciali del 25 gennaio con vigilanza e scetticismo. Per loro, la prospettiva di un ritorno in patria si allontana sempre di più, anche se la Grecia potrebbe assistere a un'enorme svolta politica con l'ascesa al potere del partito radicale di sinistra Syriza. 

Erano chiamati la generazione dei 700 euro. La crisi economica, gestita dai governi precedenti Pasok (di centro) e Nuova Democrazia (conservatori), li ha spinti a emigrare. Dopo i primi aiuti finanziari, subito accompagnati da politiche di austerità, hanno deciso di lasciare la Grecia nel 2012 per un futuro migliore all'estero.

«Morire strada facendo»

Alla luce di queste cifre, la situazione fa effettivamente venir voglia di scappare. Secondo Eurostat, il tasso di giovani (15-29 anni) a rischio di esclusione sociale o di povertà è passato dal 30,9% nel 2008 al 44,5% nel 2012. Il tasso dei giovani che si trovano ad affrontare privazioni materiali gravi è cresciuto del 101,5%, passando dal 12,8% nel 2008 al 25,8% nel 2012. Il 55% dei giovani sotto i 35 anni è disoccupato. Dall'inizio della crisi finanziaria, sono più di 200.000 i giovani che hanno lasciato il Paese. 

Violetta Foka, 28 anni, è ingegnere chimico nel settore agroalimentare presso Nestlé Europa. Nel 2012, terminati gli studi, ha lasciato la Grecia per raggiungere Amiens, e poi Parigi«Proprio quando è successa quella cosa fantasica. Sai di cosa parlo...» dice ironizzando sulla prima assistenza finanziaria. «Del mio gruppo del Master a scuola, solo tre persone hanno trovato lavoro. Un lavoro mal pagato», afferma. «La Francia mi ha offerto l'occasione di poter crescere in una multinazionale, mentre in Grecia la produzione nel settore agroalimentare è praticamente interte. Tutto perché non ci sono abbastanza programmi europei».

Anche Katerina Metitanidou, 28 anni, hostess di volo a Parigi e membro a tempo perso della lobby Democracy Reborn, ha lasciato le sue valigie in Francia. Dopo il suo Master in Lobbying europeo a Maastricht, ottenuto nel 2013, è passata da Bruxelles per poi tornare in Grecia in cerca di lavoro. La sua pazienza ha resistito un anno. Anche se la burocrazia francese le ricorda a volte quella greca, la Francia le ha permesso di avere più sicurezza nel suo lavoro e un salario nettamente più alto. «Guadagno il doppio di quello che avrei potuto prendere se fossi rimasta in Grecia», precisa.

Al di là delle gioie e dei dolori dell'occupazione, la crisi ha colpito in pieno anche il settore della sanità. Secondo la ONG Médecins du Monde, anche in questo ambito le cifre sono disastrose. Nel 2014, 3 milioni di persone sono rimaste fuori dal sistema sanitario. Panos Achouriotis, musicista 29enne stabilitosi a Parigi nel 2010, ne è testimone: «In Grecia, per prendere appuntamento dal dottore ci vogliono almeno sei mesi. Anche se rischi di morire strada facendo».

La debole speranza di Syriza

Le diverse testimonianze dei giovani greci espatriati che abbiamo incontrato dipingono un quadro della Grecia ben noto. Quello di un Paese rovinato dagli aiuti finanziari, in preda alle profonde insicurezze del settore pubblico. Ma la Grecia potrebbe vivere una vera rivoluzione politica e, con essa, mettere fine alla fase di austerità di questi ultimi quattro anni. Nome in codice: Syriza. Dopo il fallimento del parlamento nell'eleggere un presidente della Repubblica a dicembre, come stabilito dalla Costutuzione le elezioni legislative anticipate si svolgeranno il prossimo 25 gennaio. Gli ultimi sondaggi mostrano che il partito di sinistra radicale, Syriza, è in testa alla corsa davanti ai conservatori della Nuova Democrazia, al potere dal 2012. Di fronte ad una svolta politica di queste dimensioni, i giovani greci espatriati vorranno tornare a vivere in Grecia?

Non proprio. Katerina è rassegnata, sicura che, se Syriza vincerà, non cambierà nulla. E non pensa di tornare a vivere in Grecia tanto presto. «La Grecia ha già un accordo con la Troïka e i suoi creditori (UE, BCE, FMI, ndr). Syriza non può cambiare le cose dall'oggi al domani, ci vorrano degli anni. Il tempo che la mentalità possa cambiare - dice, prima di aggiungere che - è la Costituzione greca a dover cambiare, ci sono troppe falle». Katerina non si sente rappressentata da nessun partito. Anzi, si riconosce maggiormente in un sistema «in cui il potere appartiene alle élite».

«Là nessuno mi potrà aiutare»

La verità è che i giovani greci di Parigi sono molto scettici riguardo al cambiamento che vorrebbe rappresentare Syriza. Caratterizzata da misure shock, come la rinegoziazione del debito pubblico, la politica del partito di sinistra è oggetto della sfiducia dei giovani che hanno la tendenza a considerare il programma di Alexis Tsipras (il candidato del partito, ndr) come illusoria. Violetta vorrebbe crederci. Sicura che Syriza possa vincere, la ragazza assicura che «questo segnerà la fine dei clan familiari e di altre oligarchie che governano la Grecia da 40 anni». Ma, ancora una volta, la giovane ingegnere non si preoccupa troppo per il futuro del suo Paese. Per farlo, bisognerebbe voler ritornare...

E' deciso a rimanere a Parigi anche Panos, che immagina un futuro molto francese, condizionato fortemente dalle condizioni di lavoro, anche se barcollanti, nello spettacolo. «Lo status di lavoratore intermittente è poco considerato in Grecia. Là nessuno mi potrà aiutare», confida. A proposito di Syriza, il giovane musicista teme una possibile «deradicalizzazione» del partito. «Il rischio - spiega - è che diventi come il Pasok, il movimento socialista che ha subito la catastrofe elettorale del 2012 spostandosi sempre di più verso destra, anche se le circostanze non sono le stesse. Inoltre, è un peccato che un partito di sinistra non abbia nessuna proposta per gli omosessuali, ad esempio». Secondo lui, il solo modo di cambiare le cose è continuare a scendere in strada e fare pressione se il partito di Tsipras non dovesse riuscire a rispettare le sue promesse. «Per l'Unione Europea, vedere formazioni politiche che si impegnano su nuove vie, come Podemos in Spagna, rappresenta una grande opportunità. Alexis Tsipras potrebbe tranquillamente incarnare un'alternativa alle politiche neoliberiste. Tuttavia, la sua possibile vittoria alle elezioni di domenica non può derivare semplicemente da una "parentesi di sinistra"», conclude.

Il prossimo 25 gennaio il Paese potrebbe definitivamente scrivere una nuova pagina nella lunga storia della sua democrazia. Per la prima volta, un politico giovane e marxista potrebbe diventare primo ministro nonché leader di un governo europeo. Ma servirà ben più di un programma politico per riportare in patria la gioventù greca di Parigi.