Politica

Giovani e belli: ecco la nuova estrema destra ungherese

Articolo pubblicato il 21 maggio 2015
Articolo pubblicato il 21 maggio 2015

Sexy e cool: ecco i nuovi elettori di Jobbik, il noto partito di estrema destra ungherese, sempre più popolare tra i giovani. Lontano dal cliché delle teste rasate, i nuovi elettori e i nuovi militanti hanno dei volti (e delle aspettative politiche) decisamente differenti. Chi sono e come ha fatto Jobbik a conquistarli?

«Ci sono», «Il futuro è nostro», gridano i giovani dagli occhi luccicanti e vestiti alla moda nel video della sezione giovanile di Jobbik: incoraggiano i loro coetanei ad entrare a far parte di questa comunità dove «si prendono cura di me», dove «ho incontrato i miei migliori amici». Potrebbe sembrare kitsch, ma il 33% dei sostenitori di Jobbik sono giovani, una percentuale che non accenna a diminuire. Soltanto nel 2015, la popolarità del partito di destra è cresciuta del 2%, considerando la popolazione nel suo complesso e compresa la fascia d'età che va dai 18 ai 25 anni, dice uno studio del'istituto ungherese TARKI.

La destra radicale guadagna terreno

Jobbik, ovvero il Movimento per un'Ungheria migliore, è un partito di estrema destra fondato nel 2003 ed entrato ufficialmente a far parte del Parlamento europeo nel 2009 e in quello nazionale appena un anno più tardi. Come se ciò non fosse abbastanza, quell'anno a Budapest nasce anche l'Alleanza europea dei movimenti nazionali: un'alleanza che raggruppa la maggior parte dei partiti nazionalisti europei tra cui inevitabilmente il Front national, che però deciderà di lasciare il gruppo nel 2011, poiché troppo estremista.

La popolarità di Jobbik in Ungheria, così come quella degli altri partiti nazionalisti, è arrivata alle stelle in occasione delle elezioni europee del 2014. Dati che ci fanno riflettere: il 17% delle preferenze alle elezioni parlamentari del 2010 e il 20% a quelle del 2014. Quello stesso anno, i risultati delle elezioni comunali non hanno fatto che confermare questo successo, come mostra un recente sondaggio. Ad oggi, Jobbik è ufficialmente il secondo partito dell'Ungheria subito dietro Fidesz, del Primo ministro Viktor Orbán. Il partito aspira a far parte del Governo in vista delle elezioni legislative del 2018 e, per questo motivo, sta tentando di preparare tutti i suoi assi nella manica. 

Un estremismo "patinato"

Gàbor Vona, il carismatico leader di Jobbik, porta avanti magistralmente la sua missione che punta ad "addolcire" l'immagine radicale del partito, facendo emergere il suo lato più affascinante. Durante la campagna del 2014, aveva già iniziato a posare con cani, gatti e bambini. Sui manifesti elettorali si possono notare i volti freschi e sorridenti con accanto uno slogan che dice: «Non fermiamo il futuro». Confrontandolo con lo slogan della campagna del 2010 («Per un cambiamento radicale!») è facile capire come il partito abbia eliminato tutte le cose che potenzialmente possono spaventare i nuovi elettori. 

Attila, giovane ingegnere di 28 anni, nonché assistente del deputato di Jobbik Zsolt Egyed, si trova a suo agio con questo nuovo tipo di approccio. «Per me l'evento clou è stato il ritrovo del 2014. Ero contento di vedere questa comunità di giovani patrioti pronti a servire il Paese! Con loro non parlo di ragazze, macchine, soldi oppure di una partenza imminente. È stato rincuorante trovare qualcuno con cui poter parlare dell'ordine, di Dio, della famiglia e del nostro patrimonio», spiega. L’interazione e l’approccio costruttivo sono gli elementi chiave della loro nuova strategia di comunicazione. La stessa cosa si può notare anche sulla loro pagina Facebook, che raccoglie addirittura il doppio di like rispetto a quella di Fidesz.

«Ormai è difficile parlare dell'elettore tipo di Jobbik: non è più come cinque anni fa, quando l'immagine era quella di un giovane perdente di campagna, per di più povero. Adesso i sostenitori hanno le origini più disparate e vengono dalle classi sociali più differenti. Potremmo dire che l'immagine di oggi è quella di qualcuno che preferisce l'azione alle parole», spiega Péter, 33 anni, programmatore informatico di Budapest e militante del Párbeszéd Magyarországért (Dialogo per l'Ungheria, partito ecologista e liberale, n.d.r.).

«Quelli che si impegnano con Jobbik invece che con altri partiti, lo fanno perché vedono la possibilità di poter realizzare qualcosa a livello locale», dice Gergő, 28 anni, originario di Mezőkövesd (una cittadina industriale nel nord-est del Paese, n.d.r.). Una sensazione confermata anche da Attila: «Tramite le attività che mette in piedi, Jobbik vuole provare ai giovani che vale la pena impegnarsi nella politica. Io mi sono presentato per diventare presidente della sezione di Jobbik a Mezőkövesd, coordinando il lavoro sul territorio».

I nuovi successi elettorali di Jobbik si possono spiegare con il fallimento delle ideologie proposte dai partiti tradizionali che vengono visti, spesso a ragione, come «dei partiti che non fanno altro che favorire il loro "feudo" e i loro interessi personali», aggiunge un giovane militante dell'LMP (Lehet Más a Politika, la politica può essere diversa, n.d.t.). «Jobbik sta puntando tutto su questa immagine: quella di giovani dinamici davvero impegnati, che si interessano concretamente ai problemi e che sono capaci di passare all'azione. Ecco quello che importa alle persone che votano per loro».

Nuovi (sex) symbol

La popolarità del partito deve molto a quella del suo presidente, il 36enne Gàbor Vona, eletto da un magazine femminile l'uomo più sexy d'Ungheria del 2013. Per rispettare la parità dei sessi, Jobbik vanta anche Dóra Dúró che, a 28 anni, è la più giovane deputata ungherese. Giovane e decisa, incarna a meraviglia il ruolo dell'angelo del focolare tanto incoraggiato da Jobbik: già sposata a 19 anni (col deputato di Jobbik Előd Novák) e già madre di tre bambini. Questa Marion Maréchal Le Pen in versione ungherese è parte integrante della strategia di rinnovamento dell'immagine del partito. In effetti sembra che si tratti solo di una questione d'immagine, dato appena due dei 23 seggi dello Jobbik in Parlamento sono occupati da donne. Come per il resto dei partiti, la parità dei sessi resta lettera morta, con appena il 10% di deputate in tutta l'assemlea. 

Attila non è particolarmente favorevole all'impegno politico delle donne, soprattutto se si tratta di madri di famiglia. E sull'importanza dell'impegno politico femminile nel partito, il suo punto di vista non potrebbe essere più chiaro: «Sono per la galanteria».

Trovare elettori di Jobbik non è affatto difficile, per un giornalista. Mentre farli parlare... ecco, quello è un altro paio di maniche! Il famoso «a tavola, né religione, né politica» si applica anche qui, sicuramente più che in altri paesi. Alcuni degli elettori (o dei militanti) di Jobbik si autocensurano a causa del posto che ricoprono. E anche i militanti di altri partiti di rifiutano di parlare, visto che sanno perfettamente che saranno citati e chiamati in causa. 

All'estremo opposto dell'impegno militante, troviamo un rifiuto totale della politica. Come nel caso di Csilla, 26 anni, di Nyíregyháza, che lavora nel commercio: «Non vedo assolutamente alcuna differenza tra i partiti, che sia al livello del loro programma politico o del loro livello di corruzione. Si tratta di un mondo che voglio tenere lontano dalla mia vita quotidiana. Il più possibile».

Si può vincere con dei like?

Secondo Gábor Vona, no. «Un partito politico dovrebbe essere identificato per il suo programma, per le sue attività nell'Assemblea nazionale, per la linea politica scelta dal suo presidente e non grazie ai suoi post su Facebook», ha dichiarato durante una trasmissione politica lo scorso 3 maggio.

Eppure, accanto ai tentativi di appiattire la loro immagine, si possono rintracciare anche certi scivoloni che non passano certo inosservati, come i post dei deputati che, su Facebook o all'Assemblea nazionale, si lasciano andare a discorsi antisemiti o antirom. Un esempio? La richiesta di Màrton Gyöngyösi di redigere una lista dei deputati in possesso della doppia nazionalità ungherese e israeliana. E dire che questi errori capitano spesso, con Gàbor Vona che tenta goffamente di spegnere il fuoco domandando scusa. Ma le scuse servono a poco: queste prove di buona fede non fanno altro che dimostrare che il neonazi con la testa rasata non ha fatto altro che mettersi un po' di fondotinta.