Politica

Gheddafi e l’Europa: è stato bello, vero?

Articolo pubblicato il 24 febbraio 2011
Articolo pubblicato il 24 febbraio 2011
Gli Stati membri dell’Unione Europea hanno talmente beneficiato del sottosuolo e della posizione strategica della più vecchia dittatura dell’Africa e del Medio Oriente che ora hanno qualche difficoltà a pronunciarsi troppo duramente nei confronti del loro vecchio alleato. Alla tavola del reame del colonnello Gheddafi, tutta l’Europa si è allegramente servita.

Gheddafi è in ogni caso « il re dei tradizionali re africani ». Occhiali neri, portamento altero, a poco a poco ha barattato la sua anima di rivoluzionario ispirato da Nasser in cambio di un nuovo stile: la spacconeria. Fino a questo momento ha talmente fatto lo sbruffone in Europa che, noialtri europei, abbiamo cominciato a pensare che fosse l’uomo-chiave del Medio Oriente. Dappertutto la stessa mania degli eccessi: a Parigi, nel dicembre del 2007, pianta comodamente la sua tenda di beduino nei giardini dell’hotel Marigny. Lo stesso anno si reca in visita presso le autorità spagnole con 300 persone, fra cui la sua guardia femminile, e installa la sua "jaima" (tenda) nel Palacio del Pardo, ex residenza del dittatore Franco.

Il bacio della morte

Caricatura di Francesco Elisei In Francia, il segretario di Stato per i diritti umaniRama Yade aveva protestato contro la sua visita, organizzata per il 10 dicembre, giornata internazionale dei diritti dell’uomo, affermando che «la Francia non avrebbe dovuto ricevere questo bacio della morte». Il Primo ministro francese François Fillon aveva allora condannato gli «sputasentenze», poiché Gheddafi si stava avviando verso la «un processo di reintegrazione nella comunità internazionale». Anche la sua «visita» spagnola della settimana successiva, che consisteva in un lussuoso soggiorno a Siviglia e poi a Malaga con degustazione delle pietanze del miglior cuoco del mondo Ferrán Adriá, faceva parte della sua «reintegrazione»? A Roma, nell’agosto del 2010, la sua jaima troneggiava nei giardini dell’ambasciata di Libia e 500 ragazze, reclutate fra l’altro in base all’aspetto fisico, erano venute ad ascoltarlo pontificare sulla conversione degli europei all’Islam. Ma perché una tale impassibilità dei Paesi europei davanti a colui che Ronald Reagan chiamava «il cane pazzo del Medio Oriente»?

Oro nero e black out

La Libia è diventato il primo fornitore d’idrocarburi dell’Italia in seguito al Trattato di Bengasi, detto di amicizia e di cooperazione, firmato fra i due Paesi nell’agosto del 2008. Sara Prestianni, coordinatrice della rete Migreurop, che riunisce 42 associazioni in Europa, ricorda a cafebabel.com che questo accordo comprende tre clausole: il contrasto all’immigrazione clandestina; il risarcimento dei danni provocati dalla colonizzazione italiana in Libia, che si concretizza in un investimento di 5 miliardi di dollari nelle infrastrutture libiche da parte delle imprese italiane per i prossimi vent’anni. Terza clausola, un partenariato economico: Gheddafi diventa il primo azionista di Unicredit e ottiene l’1% delle azioni di ENI, prima società italiana e quinta azienda mondiale nel settore degli idrocarburi. In cambio, questa e altre aziende italiane si insediano in Libia.

Ma gli altri Paesi non sono da meno : il famoso 10 dicembre 2007, all’indomani della liberazione delle infermiere bulgare, il Presidente francese dichiara che «la Francia firmerà dei contratti di collaborazione per un impianto di dissalazione dell’acqua marina con un reattore nucleare, per una cooperazione in materia di armamenti, e diversi contratti economic». Una manna dal cielo questa «reintegrazione». L’azienda spagnola Repsol ha investito 38,03 milioni di euro in Libia fra il 2006 e il 2009. Ma a partire dal secondo giorno di proteste popolari, presa da un rimorso probabilmente a lungo maturato, l’azienda ha deciso di sospendere tutte le sue attività nel Paese, seguendo l’esempio delle altre compagnie petrolifere europee. La Germania non è da meno. Per forza, la Libia possiede delle riserve di petrolio che, secondo le stime, ammontano a 40 miliardi di barili e a 1.500 miliardi di m3 di gas naturale. Come tutti, le aziende tedesche puntano ai nuovi giacimenti. Dopo la fine dell’embargo dell’UE contro la Libia nel 2004, l’ex cancelliere Gerhard Schröder in persona aveva inaugurato un nuovo giacimento libico dell’impresa Wintershall (controllata dal colosso BASF).

I diritti umani in sordina

E i diritti umani in tutto ciò? Sara Prestianni sottolinea che il leader libico «si era impegnato a operare dei controlli sulle frontiere contro la droga, l’immigrazione clandestina e il terrorismo. Molto rapidamente i flussi di immigrazione clandestina verso Lampedusa erano diminuiti, il che la dice lunga sui legami che egli intratteneva con gli organizzatori di questi 'viaggi'». L’Italia pratica anche il «respingimento» di migranti che vogliono sbarcare sulle sue coste rispedendoli in Libia. «Nonostante sia vietato dal diritto internazionale, precisa la coordinatrice di Migreurop, la Libia ha accettato i migranti rispediti al porto di Tripoli, e l’Italia ha chiuso gli occhi sugli arresti arbitrari, sulle deportazioni in mezzo al deserto, sui centri di detenzione che Migreurop denuncia da anni». E tuttavia il trattato di Bengasi «fa riferimento al rispetto della Carta ONU e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo», nota Giuliano Luongo, economista italiano dell’Università di Napoli Federico II.

Un regime che calpesta i diritti umani e che le ONG denunciano da lungo tempo, ad ogni visita «di reintegrazione» del dittatore in un Paese europeo. La legge libica n.71, che vieta ogni attività politica indipendente e i cui «trasgressori sono punibili con la pena di morte» era per esempio stata sottoposta all’attenzione del governo francese da Human Rights Watch il 9 dicembre 2007. Possono ora i leader europei permettersi di dire che erano all’oscuro di quei sintomi della dittatura che oggi vengono allo scoperto con una cieca e sanguinosa repressione? La comunità internazionale, quella che ha eletto la Libia alla presidenza della Commissione ONU per i Diritti Umani nel 2003 e poi al Consiglio per i Diritti Umani nel maggio del 2010, non si è certo fatta abbindolare. Aveva semplicemente interesse a stare al gioco del re beduino. Game over? «Fino a quando la politica migratoria dell’Unione europea sosterrà le dittature del sud del Mediterraneo?» si chiede Migreurop nel suo ultimo comunicato. «Meno di una settimana fa, le autorità europee stavano ancora negoziando la partecipazione libica alla loro politica di chiusura dello spazio mediterraneo», precisa. È necessario che la diplomazia europea «rinunci» al più presto a questa strategia dello struzzo con le dittature.

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Foto : home-page (cc) : Abode of Chaos/flickr ; Gheddafi e Berlusconi : ©Francesco Elisei ; King of kings : (cc)Crethi Plethi/flickr