Politica

Germania, il risveglio dal letargo delle riforme

Articolo pubblicato il 17 gennaio 2006
Articolo pubblicato il 17 gennaio 2006
Il federalismo tedesco è tanto unico quanto complesso. Ma, dopo anni di scontri, la distribuzione delle competenze tra lo Stato e i Länder (le regioni tedesche) potrebbe ora subire una svolta.

«Federalista fin quanto è possibile, centralizzato quanto è necessario»: avrebbe dovuto essere costruito su quest’immagine il primo Stato federale tedesco del dopoguerra, secondo le parole di Kurt Schumacher, l’allora Presidente del partito socialdemocratico tedesco, l’Spd. E fu sulla base di tal pensiero che venne forgiata la prima forma di Stato della Repubblica federale di Germania.

Come in ogni democrazia rappresentativa la forma di Stato tedesca si articola su un piano orizzontale, con una ripartizione di poteri tra l’esecutivo, il legislativo e il potere giudiziario. C’è anche una divisone verticale delle competenze su un piano nazionale, rappresentato dallo Stato federale, e un piano regionale, rappresentato dalle regioni, i cosidetti Länder. A livello regionale la divisione dei poteri riflette il modello generale, così che compiti specifici e settori rientrino esclusivamente nelle competenze dei Länder, come il settore della cultura, per esempio, e da lì il potere decisionale in materia di istruzione. Un ruolo esclusivo all’interno della variante tedesca del sistema federale è quello rivestito dal Bundesrat, l’organo rappresentativo dei Länder a livello nazionale. L'articolo 50 della la costituzione tedesca assicura ai Länder il diritto a partecipare sia alla legislazione federale sia in materia di Unione europea. Ciononostante il Bundesrat detiene il potere di veto in molti ambiti decisionali. Ma facciamo lo zoom su quest’importante istituzione tedesca.

Interessi personali o riforme generali?

Il Bundesrat fu originariamente istituito per apportare una ventata d’esperienza pratica alle regioni durante la fase di applicazione della legislazione, ed è per questa ragione che hanno potere di influenza e codecisione. Malgrado ciò, questo ha spesso portato ad una situazione di totale interdipendenza nei compiti e nelle responsabilità, al punto che la confusione in materia finanziaria e di competenze tra lo Stato federale, i Länder e i comuni sembra insanabile. Perciò la legislazione si ritrova spesso in un vicolo cieco. Da anni i media denunciano la “politica di bloccaggio” e il “letargo delle riforme” che campeggiano in Germania. Viene spesso criticato, inoltre, il fatto che i partiti, una volta acquisita la maggioranza in seno al Bundesrat, la sfruttino per meri interessi di parte, e non nell’interesse dei Länder.

Da diversi anni è acceso in Germania il dibattito circa una possibile riforma del federalismo. L’ex Presidente del Bundesrat, Dieter Althaus, propose già nel 2003, nel corso di un’intervista rilasciata al das Parlament, giornale pubblicato dal Bundestag tedesco, di «ridurre il numero delle leggi federali che necessitano di una votazione, ampliando parallelamente il raggio di competenze dei Länder». Secondo Althaus la questione del federalismo è strettamente legata a quella della partecipazione dei cittadini alla vita politica, ed è per questo l’ex Presidente incoraggia una maggiore trasparenza: «le cittadine e i cittadini devono poter riconoscere più facilmente chi è responsabile per cosa nel loro Paese».

Già alla fine del 2004 la riforma sul federalismo avrebbe potuto essere approvata, ma l’intenzione fallì. L’attuale “grande coalizione” tra Spd e Cdu potrebbe però ora spianare la strada ad un nuovo tentativo di riforma. La coalizione, infatti, dispone di una larga maggioranza in seno al Bundesrat. Dopo l’annuncio di un accordo per la riforma, espresso da parte dei presidenti dei ministri dei Länder nel corso di un incontro svoltosi il 15 dicembre scorso, la Cancelliera Angela Merkel si è espressa affermando che «la strada è aperta». Dopo la conclusione della prima fase di riforme, dovrebbe essere intrapreso il progetto di una nuova regolamentazione dei rapporti tra Stato federale e Länder nel settore delle finanze. Il tema è controverso, tanto che fu escluso fin dall’inizio dei negoziati per la formazione della colazione. La riforma inoltre dovrebbe occuparsi non solo di questioni pratiche quali la responsabilità per la sicurezza nazionale, la riforma del sistema educativo contrapposta ad un innalzamento degli standard d’istruzione o ancora il finanziamento del pacchetto di riforme Hartz IV sul mercato del lavoro. A queste si aggiunge una questione di base: quale forma dovrebbe prendere il federalismo tedesco del Ventunesimo secolo? Dovrebbe essere un federalismo cooperativo, che prevede un bilanciamento economico tra i vecchi e i nuovi Länder del Nord e dell'Est, o piuttosto un federalismo competitivo, sotto la cui egida ogni ministro regionale sarebbe artefice del proprio destino?

Il modello svizzero

Il mondo conta oggi ventitré Stati federali: alcuni sono una fusione di stati indipendenti, come il Brasile o gli Stati Uniti, altri sono composti da province (come il Canada e il Pakistan), di regioni (si veda il Belgio), oppure, come nel caso della Russia, di unità indipendenti (città, regioni, repubbliche). Un’unità culturale e linguistica, come quella della Germania o degli Stati uniti, offre maggiore unione. Eppure anche in India, dove si parlano ventuno idiomi diversi, o in Svizzera, le cui lingue ufficiali sono il tedesco, l’italiano, il francese e il retoromanzo (o ladino), si riescono a trovare punti d’accordo e univocità di vedute. In particolare la Svizzera potrebbe rappresentare un modello per l’Ue: accanto al popolo, anche i cantoni hanno potere decisionale in politica. E per i compiti per i quali la costituzione non prevede competenza diretta allo Stato federale, sono i cantoni ad essere responsabili.