Politica

Francia, la pokermania dilaga

Articolo pubblicato il 29 gennaio 2007
Articolo pubblicato il 29 gennaio 2007
In televisione, su Internet, nei negozi e, ovviamente, nei casinò: l’ondata del poker dilaga Oltralpe. E alimenta un vero e proprio business.

Philippe, fotografo, ha scoperto il poker quattro anni fa insieme ai suoi amici d’infanzia, un gruppo di quarantenni abituati più alla playstation che al casinò. «Invece, durante uno dei nostri incontri settimanali, la playstation si è rotta e abbiamo cercato di divertirci in un altro modo», racconta. Dopo qualche clic su Internet, giusto per imparare i rudimenti del gioco, ecco che scatta la passione esagerata per le carte, la strategia, la fortuna e il bluff. «È una cosa pazzesca, diventa una dipendenza. Noi limitiamo volontariamente le puntate a 10 o 20 euro, ma abbiamo dovuto cambiare il giorno delle nostre riunioni perché era impossibile andare a dormire alle 4 o alle 5 del mattino nel bel mezzo della settimana...».

150.000 adepti

Philippe e i suoi amici non sono i soli. Il portale Club Poker, nato nel 2002 per «creare un vivaio di buoni giocatori e smitizzare l’immagine negativa del poker» conta 5.688 membri ufficiali da Marsiglia a Bruxelles, dai 14 ai 67 anni, alcuni di loro impiegati al Ministero dell’Industria e delle finanze, ma anche commercianti e studenti, single e giovani genitori, comprese molte donne…. Come loro, tra i 100.000 e i 500.000 francesi sembra che pratichino una delle numerose varianti del mitico gioco di carte in privato, nei circoli e on-line. «È molto difficile conoscere il numero esatto dei giocatori», spiega François Montmirel, professionista internazionale e direttore scientifico dell’Ecole Française du Poker, la scuola francese del poker. «A mio avviso i giocatori regolari erano 15.000 nel 2000 e oggi sfiorano i 150.000. Con un aumento del 50% annuo, la Francia incalza Gran Bretagna e Paesi scandinavi».

James Bond e la licenza di... giocare

Certo il titolo mondiale conseguito nel 2004 dal cantante Patrick Bruel ha sicuramente contribuito a rendere popolare il gioco americano in Francia. Ma la sua crescita esponenziale era già cominciata nel 1998 quando «il film Il giocatore esercitò un grande impatto», ricorda Montmirel, autore di molte opere tra cui Le poker pour les nuls, (“Il poker per gli incapaci”, ndr). «Matt Damon interpreta un giocatore dilettante che un mattino decide di vivere solo con il denaro che vince al gioco. Come trent’anni prima aveva fatto Steve Mac Queen in Cincinnati Kid, Damon esalta le sensazioni più profonde dei giocatori di poker: il rapporto con la fortuna, l’obbligo del risultato, la voglia di vincere, lo stile…». In poche parole, le emozioni forti che hanno conquistato le giovani generazioni. E il fascino del poker, moltiplicato dalla letteratura e dal cinema non si è ancora offuscato: proprio di recente, infatti, James Bond si è concesso molte partite mozzafiato.

350 siti Internet

Bingo! Sulla scia dei primi tornei trasmessi negli Stati Uniti, vero regno della “pokermania”, le emittenti televisive moltiplicano trasmissioni e progetti sul poker. Dopo la pioniera Canal Plus che raggiunge picchi di audience il venerdì sera, tocca al canale Direct 8 programmare 25 settimane di torneo in diretta nel 2007, mentre la rete privata TF1, insieme al gruppo Cartouche, pensa ad un grande concorso aperto alle celebrità e alla gente comune. Anche la stampa periodica non è da meno. I mensili Live Poker e Poker Magazine, usciti a giugno 2006, vendono circa 50.000 copie. Dvd, videogiochi e libri invadono il mercato, che per far fronte alle proprie carenze importa tappeti, gettoni e carte professionali a volontà. Questo è niente, se si considerano tutti i fanatici del poker, che François Montmirel stima siano 150 milioni all’anno. Senza contare internet, che con il poker fa affari d’oro! «Con 350 siti di poker che vuotano le tasche a 120.000 giocatori all’istante in tutto il mondo, il giro di affari si aggira sui 300 milioni di dollari al giorno. Alcuni siti sono quotati in borsa e i più importanti organizzano tornei quotidiani con dotazioni da più di mezzo milione di dollari».

A quando un osservatorio sui giochi d’azzardo?

Attenzione, però, agli eccessi. «È il gioco più assoluto che si possa immaginare», spiega Marc Valleur, medico e direttore del centro sulle dipendenze Marmottant: «Certo il poker si distingue tra i vari giochi patologici che sono letteralmente dominati dall’azzardo. Ma quando quest'ultima componente la fa da padrone, e si rischia il tutto per tutto, si può effettivamente perdere il controllo. Negli altri casi invece il rischio che il gioco diventi patologia è minore. O si finisce con lo spennare degli ingenui per fare soldi, oppure ci si misura con altri giocatori solo con spirito sportivo e, dunque, con delle puntate iniziali conosciute e dei guadagni limitati». Secondo l’autore di Des pathologies de l’excès, (“Le patologie dell’eccesso”, ndr), il problema cruciale è l’inquadramento di questo gioco all’interno delle leggi dello Stato. Secondo un anacronismo stupefacente il poker, inteso come gioco d’azzardo, è teoricamente vietato in Francia dal 1938! Può essere praticato solo grazie ad una deroga speciale in alcuni circoli e, ovviamente, nei casinò ed è tollerato anche in privato se non vi è alcuna pubblicità. Nicolas Sarkozy vorrebbe, inoltre, dichiarare illegali i siti Internet e vietarne ogni tipo di promozione. Marc Valleur afferma che «stiamo perorando la causa di un osservatorio sui giochi d’azzardo, affiancato da un’autorità regolatrice indipendente, per poter prendere in considerazione proprio i dati che provengono da Internet e armonizzare le legislazioni europee». La partita è aperta, ma qualcuno continua con i bluff.

Si ringraziano François Montmirel, Le poker pour les nuls (edizioni First. 2005) e Marc Valleur Des pathologies de l’excès (edizioni JC Lattes, 2006)