Politica

Fine della Presidenza francese dell’Ue: Sarkozy contro il Parlamento europeo

Articolo pubblicato il 18 dicembre 2008
Articolo pubblicato il 18 dicembre 2008
Finisce il turno di Presidenza semestrale francese dell’Unione europea e Sarkozy lascia la sua carica con un messaggio che non va verso la costruzione di un’Europa forte. Ma non si può costruire l’Europa senza gli europei.

«Sono favorevole ad un’Europa degli stati forti», ha sostenuto Sarkozy davanti agli europarlamentari. Non avrebbe potuto scegliere un momento e un posto peggiore per sostenere questa tesi: un Presidente europeo che punta sulla preminenza del Consiglio d’Europa di fronte ad un’altra istituzione democratica come il Parlamento europeo. La democrazia europea si è in questa sede recentemente pronunciata contro la principale riforma che gli Stati forti d’Europa volevano imporsi ai cittadini europei: la direttiva sulle 65 ore di lavoro settimanali nell’Ue.

Il Parlamento che ha dimostrato di essere più forte di Sarkozy

Dietro un emiciclo in attitudine di beata ammirazione – tranne nel caso del leader dei Verdi Daniel Cohn-Bendit – Sarkozy è arrivato a dire che non scommetterebbe troppo su un’Europa forte. Un messaggio nefasto quando già tutti sano che in giugno ci saranno le elezioni europee e che sono cinque anni che l’astensione raggiunge il 56%. Quella di Sarkozy non è un modo intelligente di invitare la gente al voto. Gli avvenimenti immediati – un Parlamento che rifiuta la proposta del Consiglio europeo dietro le enormi pressioni ai parlamentari dalla parte di Brown, Berlusconi e altri governi dell’Europa dell’Est – hanno dimostrato che quello che mobilita gli europei è la speranza di un Parlamento forte, una voce critica prima delle negoziazioni a porta chiusa del Consiglio europeo e capace di frenare proprio questi «Stati forti».

Il Parlamento europeo ha dato una lezione d’indipendenza e di carattere questa settimana. Le elezioni europee restano qualcosa di attraente. I cittadini hanno la garanzia del fatto che il loro voto diretto ha più valore dell’opinione di qualche capo di stato o di governo che non ha ancora capito che non si può costruire l’Europa senza gli europei.