Politica

Fabienne Bruguière: «Vigneti coltivati solo da donne»

Articolo pubblicato il 25 luglio 2008
Articolo pubblicato il 25 luglio 2008
Fabienne e Alain Bruguière, viticoltori della Linguadoca, gestiscono la tenuta Mas Thélème. Un ritorno alle origini per «ricercare nel vino il sapore della nostra terra, con quel suo retrogusto di lavanda e rosmarino».

I due coniugi appartengono alla folta schiera di viticoltori della Linguadoca, regione a sud della Francia. L'intero processo di lavorazione del vino si svolge in locali appartenenti per lo più a piccoli produttori. Qui le persone lavorano duro per migliorare la qualità del vino, e per promuovere la loro immagine anche all'estero.

Quando le radici chiamano

L'avventura nel mondo del vino, a detta di Fabienne, stava scritta nel suo destino. Come lei stessa ci racconta: «Prima della Seconda Guerra Mondiale mio nonno, belga, emigrò in Francia, nella Linguadoca, dove iniziò a lavorare per mantenere la propria famiglia». Fabienne, una volta cresciuta, si è ritrovata nella regione in cui era vissuto il nonno, e dove anche il padre aveva trascorso la propria infanzia. Non c'è mai stata una ragione precisa all'origine di questa scelta e, come avviene quasi sempre in questi casi, è stato come fare un salto nel buio. «Rivedendo le foto di quando frequentava la scuola in Francia, mio padre ha deciso di tornare nella regione in cui era cresciuto. Quello che sembrava essere un semplice ritorno alle origini si è trasformato alla fine nell'acquisto di una casa in Linguadoca». Fabienne ha poi incontrato il suo attuale marito, già attivo nel settore, con cui ha dato vita ad un'azienda vinicola. I due lavorano esclusivamente in coppia, e non si godono un fine settimana libero dal 2003, l'anno della prima vendemmia.

Una passione condivisa

Perché fanno tutto questo? «Per i miglioramenti che vediamo nella qualità del nostro vino. Per la convinzione di non essere i soli a ricercare nel vino il sapore della nostra terra, con quel suo retrogusto di lavanda e rosmarino». I produttori della Linguadoca cooperano tra loro: l'unione gli consente di acquisire la forza necessaria per approdare a grandi risultati. Questa collaborazione giova molto anche alle loro relazioni extra-lavorative. La vita che Fabienne Bruguière sta conducendo ora è in assoluto contrasto con quello che faceva prima per “guadagnarsi il pane”. Da un lavoro aggressivo, in un'agenzia di pubblicità e marketing, è passata al contatto quotidiano con la durezza e la severità della natura, benché mediterranea. La cosa interessante è che la sua esperienza precedente non è andata persa, anzi: lei stessa ha ideato tutti i loghi con il nome della loro tenuta, Mas Thélème, rappresentato da una linea che simboleggia Pic Saint Loup, la montagna più alta della regione. Un logo semplice è efficace e fonde armoniosamente esperienza e passione.

Per Fabienne la passione è «l'ingrediente più importante per dare origine ad un vino in sinergia con produttore e territorio. Questo dà la forza per competere nel mercato, e puntare più sulla qualità che non sulla quantità».La tendenza attuale, seguita anche in Linguadoca, vuole che i viticoltori guardino alle origini del territorio in cui si trovano i vigneti. La storia del vigneto di Mas Thélème risale al 600 a.C.: «I Greci si dedicavano alla coltivazione del vino esclusivamente per soddisfare una necessità personale. Più tardi i Romani hanno iniziato a commerciarlo. L'aumento della domanda ha provocato un peggioramento nella qualità del vino prodotto», come ci spiega Fabienne. I Greci hanno però avuto il merito di riscoprire il valore del clima e del territorio della Linguadoca. «Dopo Greci e Romani sono arrivati Visigoti e Franchi che non vedevano il vino come un bene di prima necessità. Durante l'epoca araba la produzione del vino – così come la sua distillazione – è stata notevolmente sostenuta, e la coltivazione di vigneti si è diffusa ovunque nella regione, fino al Quindicesimo secolo circa».

Rivoluzione industriale

Il vino di Pic Saint. Loup, destinato al nord della Francia, era originariamente di buona qualità e poco costoso. Con l'avanzare della rivoluzione industriale è comparsa la necessità di rifornire gli operai con grandi quantità di vino a buon mercato. Non di rado i produttori lo allungavano anche con dell'acqua. «Dopo l'epidemia di filossera – causata da un parassita estremamente dannoso per le viti – la qualità del vino è ulteriormente peggiorata. Ma nonostante i vigneti fossero diminuiti, la domanda di vino della Linguadoca continuava a restare alta». Un vino ricevette addirittura una medaglia d'oro in occasione di un concorso tenutosi a Parigi nel 1900, benché la regione in quel momento non godesse di un'ottima reputazione. Nel 1907 scoppiò una rivolta dei viticoltori – passata alla storia come “la rivolta dei vignaioli” – che sentivano forte la necessità di migliorare la qualità della propria produzione. Ci furono delle manifestazioni, e anche qualche vittima. Successivamente, nel 1959, venne introdotta la denominazione Pic Saint Loup. I vignaioli iniziarono a regolare il grado alcolico, e a occuparsi della coltivazione di ceppi locali: Cinsault, Carrignan, Syrah, Mourverde.

Un rinascimento al femminile

Con il tempo la denominazione Pic Saint Loup è diventata molto conosciuta. Fabienne e Alain si occupano personalmente dei venti ettari in cui si estende il loro vigneto. Producono all'incirca 7.000 bottiglie l’anno: «Non è molto, ma questa quantità si adatta perfettamente alla teoria di Alain, secondo il quale occuparsi anima e corpo della vigna è la condizione sine qua non per produrre un buon vino».Nella loro cantina ogni singolo spazio è occupato da bottiglie di vino, che fermentano, invecchiano e riposano.

Fabienne ci racconta del suo progetto “eno-femminista”: «Sogno di comprare dei terreni non coltivati, dove far lavorare esclusivamente delle donne. Vorrei vedere i frutti di una terra coltivata come solo una donna sa fare. Sogno di donne pronte a cimentarsi con la sfida offerta dal nostro territorio». Il progetto, ci assicura, ne vale veramente la pena. E dal suo tono sembra non stia affatto scherzando...