Politica

Europa: la destra mancina

Articolo pubblicato il 12 novembre 2013
Articolo pubblicato il 12 novembre 2013

In Europa, gli uomini di sinistra che fanno il gioco della destra non sono pochi. Se l'attualità francese del mese di ottobre è stata dominata dai risvolti delle decisioni di un certo Manuel Valls, la recente storia europea ci rivela come quest'ultimo non sia l'unico politico socialista a mostrarsi, paradossalmente, di destra. 

ItaliA: MATteo Renzi 

In Italia, la "novità" si chiamava Matteo Renzi. Dal 2009 rappresenta il volto giovane della sinistra italiana e guida l'amministrazione locale della città di Firenze. Matteo, puro prodotto del PD (Partito Democratico), era visto da alcuni come una sicurezza per un futuro glorioso e come qualcuno che potesse, a 38 anni, interessarsi ai "bamboccioni". Ma ecco colui, a cui tutti sembravano promettere una carriera dorata -"diventerà certamente presto il leader del PD", si diceva - assomigliare già al Cavaliere. In teoria, Renzi continua a trasmettere valori di sinistra, ma, nella realtà dei fatti, questo trentenne racchiude in sé tutte le caratteristiche della destra: dalla sua vicinanza agli ambienti della finanza, alla sua presenza durante gli show televisivi di basso livello, fino ad arrivare ai suoi incontri privati con nientemeno che… Silvio Berlusconi. Tutta una serie di elementi che hanno portato alla creazione più che legittima di un tumblr sarcastico al riguardo. Un blog chiamato ironicamente: "Renzi che fa cose di destra".

A.D.R.

Germania: Thilo Sarrazin

Secondo questo uomo "di sinistra" ed ex banchiere, "la Germania si sta cancellando": è il titolo del suo libro, pubblicato nel 2010, in cui colui che viene facilmente paragonato allo xenofobo Geert Wilders indica come colpevole dell'"invasione mussulmana" una politica di integrazione fallimentare. Un successo senza precedenti. Un successo di fronte al quale l'SPD (Partito Social Democratico) è intervenuto: per 2 volte il partito di sinistra ha cercato invano di escluderlo. Ma Thilo ne è uscito vincente e ha deciso di continuare sulla sua strada: il prossimo 23 novembre parteciperà come oratore a Lipsia a una conferenza dedicata alla sovranità della nazione. Una terza lettera di esclusione dal partito è già partita.

K.K.

SPAGNA : José Bono

A volte, anche un partito politico, deve contare su un tesserato che non ha veramente voluto; un po' come quando si fanno le squadre da calcetto durante la pausa di ricreazione a scuola. José Bono, figlio di un fanlangista (da "Falange", uno degli ex partiti fascisti spagnoli, nda.), ha davvero dovuto lottare per entrare a far parte del PSOE (Partito Socialista Operaio Spagnolo). Oggi però, Bono può tirare un sospiro di sollievo. Dopo essere stato per 20 anni il primo Presidente della Giunta delle comunità Castiglia-La Mancia, Presidente del Congresso dei deputati spagnoli e ministro della Difesa sotto Zapatero, José è diventato un barone socialista. Il problema è che non ha dimenticato le sue origini. Da buon cattolico, José Bono ha appoggiato più volte le manifestazioni contro i matrimoni gay e difende con le unghie e i denti il progetto legislativo volto a rendere di nuovo illegale l'aborto. A tal punto che la destra non esita a dichiarare: "Bono è uno dei nostri".

M.T.

REGNO UNITO: Nick Clegg

Sono in molti a ricordarsi di lui. Nel maggio 2010, in seguito alle elezioni legislative, il frizzante Nick Clegg, a capo dei Liberali democratici, diventa vice primo ministro di David Cameron, in quello che sarà il primo governo di coalizione nella storia britannica dal 1945. Ciò di cui ci si ricorda meno è che Nick deve la sua elezione a una promessa: non aumentare le tasse scolastiche nel Regno Unito. Nemmeno il tempo di prendere posto nella coalizione con il Partito Conservatore, che già appoggia il disegno di legge che, da lì a poco, le avrebbe triplicate. Ma successivamente quel genio di Clegg si è ben scusato in questo video rilasciato nel settembre 2012. Ovviamente, non per aver sostenuto la proposta, ma per aver fatto una promessa. Ha esclamato che "l'importante è imparare dai propri sbagli". Il tutto sorridendo. E facendo pure l'occhiolino.

J.L.

FranCIa: Manuel Valls

Da quando è ministro degli Interni (e anche prima) è stato detto tutto al suo riguardo. "Il vice Presidente", secondo il Nouvel Observateur, "La trasgressione costante" per Le Point, "Il socialista di destra" secondo L'Express. Anche lo Spiegel ne ha fatto ritratto questo weekend, definendolo come "Un Sarko di sinistra". Bisogna dire che Manuel Valls, originario di Barcellona, non lesina sulle sue mosse di destra. Prima i suoi seguaci giustificavano le sue posizioni realiste in materia di sicurezza in ragione della sua "ambizione decomplessata". Ma dopo il caso Leonarda,– dal nome della Rom di 15 anni arrestata all'uscita di scuola ed esplusa verso il proprio Paese di origine – quasi tutta la sua famiglia politica di sinistra, PS (Partito Socialista, ndr.) compreso, lo ha invitato a darsi una calmata. Tuttavia, ben diversamente dai suoi compagni socialisti, Valls non è mai stato così in alto nei sondaggi e continua a incarnare una politica repressiva che fa sembrare gli anni Sarkozy sempre più moderati.

M.A.