Politica

Europa: i diritti dei giovani immigrati

Articolo pubblicato il 16 maggio 2008
Articolo pubblicato il 16 maggio 2008
L’Ue, con oltre dieci milioni di clandestini, necessita un approccio generale, volto all’integrazione e alla tutela dei giovani immigrati. L’opinione del Presidente del Forum della Gioventù europea.

Un terzo degli immigrati, su scala mondiale, ha un’età media compresa tra i 15 e i 25 anni. Dei 27 milioni stimati di vittime del traffico clandestino –un numero che sta vertiginosamente crescendo secondo i sondaggi dell’Ong statunitense – oltre la metà sono donne e bambini.

Giovani & emigranti

«I bambini non sono tutelati e finiscono così per essere sfruttati», sostiene Eva Biaudet, coordinatrice nella lotta contro il commercio dei clandestini presso l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce). «Ma gli stessi giovani dovrebbero prender parte nella progettazione delle politiche sull’emigrazione», aggiunge. Le organizzazioni giovanili giocano un ruolo chiave. «I giovani stanno orientando diversamente la coscienza comune, da una percezione negativa dell’emigrazione a una positiva», afferma Ndioro Ndiaye, vice direttore dell’Organizzazione Internazionale per le migrazioni (,). «Sono proprio loro che stanno creando un mondo più sicuro, accogliente e multiculturale. Questi giovani devono avere un ruolo attivo nel concentrare gli sforzi della società civile, delle organizzazioni internazionali e delle istituzioni educative nell’affrontare queste problematiche».

Il carcere per i minorenni?

Gli immigrati fino a diciotto anni devono poter godere dei medesimi diritti dei loro coetanei cittadini Ue. Purtroppo, una minoranza di giovani è ancora presente nelle carceri europee, nonostante la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Minori sostenga che la carcerazione dovrebbe essere presa solo come ultima misura, e per brevi periodi. In Inghilterra non esiste alcun limite di detenzione per i minori, né vi sono dati disponibili al riguardo.

I problemi con cui i giovani emigranti sono alle prese, quali l’accesso all’educazione, la disoccupazione e la discriminazione, sono spesso profondamente radicati. Ndioro Ndiaye sostiene, al contrario, che i giovani emigranti sarebbero i più predisposti ad intraprendere un positivo processo di integrazione, perché più flessibili e aperti all’apprendimento.

Josep Gonzàlez-Cambray, della segreteria generale per l’emigrazione presso il Governo catalano, individua le tre ragioni principali che preoccupano la popolazione quando di tratta di questo argomento: «La paura di ricevere flussi caotici di emigranti, una percezione negativa della presenza di ghetti in città e la rivalità sul mercato del lavoro. L’unica via all’integrazione è coinvolgere sia gli immigrati che la società civile in questo processo ».

Bettina Schwarzmayr è presidente del Forum della Gioventù Europea, una piattaforma di 97 organizzazioni giovanili che collaborazione con l’Ue, il Consiglio Europeo e le Nazioni Unite per promuovere gli interessi dei giovani.