Politica

Europa e Usa a confronto: sotto il sole del Sud

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2013
Articolo pubblicato il 30 gennaio 2013
La Florida e la Spagna hanno entrambe vissuto un enorme boom del settore immobiliare, ampiamente favorito dal credito a basso costo, che ha permesso ai due stati di conseguire risultati economici formidabili. Poi, lo scoppio della bolla immobiliare ha causato il rapido crollo delle economie di entrambi i paesi.
Mentre la Florida si è lentamente ripresa, la Spagna sembra essere bloccata nella crisi. Come mai? Ritornano le nostre osservazioni transatlantiche sulla crisi.

Prima della crisi la Spagna era uno tra i pochi paesi ad aver mantenuto il deficit, ogni anno a partire dall'introduzione dell'euro, entro la soglia del 3% prevista dal trattato diMaastricht. Cosa ancora più importante, per quasi tutti quegli anni, lo stato spagnolo ha conseguito addirittura un abbondante surplus. Tuttavia, nello stesso periodo, il settore privato, le imprese e le famiglie hanno percepito un eccessivo credito dall'estero. Nonostante i risultati della Spagna rientrassero perfettamente nei parametri di Maastricht si è formata una bolla, alimentata da un massiccio indebitamento verso l'estero. In Florida, il mercato immobiliare è impazzito in maniera analoga. Si era letto che, nei paesi dell'Europa del Sud, ci sarà sempre domanda di immobili.

Spagna: dal sogno alla bolla immobiliare

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Quando, alla fine, la potente bolla immobiliare è scoppiata, i due paesi hanno dovuto confrontarsi con problemi simili: i prezzi delle case in forte calo, il crollo delle attività economiche, la disoccupazione in forte aumento e l'esplosione del deficit. In Spagna, si registra un preoccupante tasso di disoccupazione, che ha raggiunto il 24,5%. Malgrado l'attuazione dei provvedimenti di risparmio, il deficit scende lentamente e le banche spagnole sono deboli. Lo stato non può più effettivamente sostenersi con le proprie forze, motivo per cui l'Unione Europea ha messo insieme un pacchetto bancario unico per il paese. Ciononostante, il settore finanziario si sta indebolendo e lascia scivolare sempre più l'economia iberica in una situazione difficile.

Anche la Florida soffre

Il tasso dei disoccupati, pari all'8,8%, per gli standard americani è molto elevato e il mercato immobiliare non accenna ancora a riprendersi. Tuttavia, la differenza è impressionante. Mentre per la Spagna è stata approvata in tutta fretta una serie di pacchetti-risparmio e il paese è stato palcoscenico di proteste di massa, la Florida è in lenta ma costante ripresa. Sarà stata ricompensata per aver fatto scelte giudiziose e aver risparmiato in passato? Niente affatto!

Una delle differenze più importanti è la vivamente discussa unione fiscale. Negli anni del boom, la Florida ha registrato tassi di disoccupazione estremamente bassi, una forte crescita economica e un elevato gettito fiscale, che è confluito, in gran parte, nei fondi del governo centrale di Washington ed è stato, per lo meno in parte, ridistribuito tra gli stati che allora erano bisognosi. Tra gli effetti collaterali c'è stato un leggero raffreddamento della surriscaldata economia locale. All'interno dell'Unione Europea, ciò avrebbe significato, ad esempio, che la Germania, negli anni 2000 avrebbe ricevuto dalla Spagna in fase di crescita sovvenzioni più consistenti, o che sarebbe stata almeno in parte esonerata dal versamento dei contributi.

Spagna, un possibile ammortizzatore?

Quando è scoppiata la crisi, negli Stati Uniti la situazione si è capovolta e la Florida è diventata uno degli stati più duramente colpiti. Tuttavia, gli enormi effetti negativi sono stati attutiti, poiché il governo statunitense ha pagato una grossa fetta delle indennità sociali e per la disoccupazione attingendo dai fondi federali, e anche il settore finanziario è stato sovvenzionato centralmente. In questo modo, la Florida ha avuto il tempo di rigenerare la propria struttura economica. In Spagna non è accaduto niente di tutto ciò, la crisi è scoppiata per tutti nello stesso momento e non sarebbero arrivati aiuti dall'estero. Questo ha portato rapidamente alla perdita di fiducia nelle banche e nell'economia spagnole, nel governo del paese e, infine, ha persino messo in dubbio l'appartenenza della Spagna alla zona Euro.

Impossibile pianificare il proprio futuro.

bisognerebbe dare respiro ai paesi colpiti dalla crisi senza soffocarli con un nuovo pacchetto-risparmio

Il reddito minimo garantito in Europa avrebbe un ruolo significativo nell'attenuazione di tali problemi. Basterebbe, ad esempio, fissare un importo minimo garantito da utilizzare come fondo collettivo per la disoccupazione e come fondo sociale collettivo. Inoltre, ciascuno stato può certamente integrare l'importo di base aggiungendo una parte dei propri contributi. Questo modello, finanziato con una piccola parte dei contributi provenienti dal fondo sociale, potrebbe placare le fluttuazioni congiunturali nei diversi paesi europei.

In sostanza, tale sistema non consiste nel trasferimento di fondi dai paesi ricchi ai paesi poveri, bensì in un pareggio tra stati in rapida crescita e stati dall'economia stagnante. Si potrebbe paragonare tale modello a una sorta di valvola di compensazione che agisce a livello europeo. Il sistema, se ben costruito, favorisce tutti. Nella situazione attuale, un simile modello darebbe respiro ai paesi colpiti dalla crisi e concederebbe loro un po' di tempo perché le riforme possano mostrare i loro effetti, senza così soffocare ogni volta lo sviluppo con un nuovo pacchetto-risparmio.

Tuttavia, anche per un'unione fiscale di così piccola entità, sarebbero necessarie alcune coraggiose mosse politiche. I paesi dovrebbero regolare gli aspetti della politica sociale in maniera congiunta, a livello europeo e, per poterlo fare, serve mettere a disposizione dei fondi. Altrettanto importante sarebbe il rafforzamento delle istituzioni collettive e della loro responsabilità democratica nei confronti dei cittadini, perché solo in questo modo tale modello può funzionare e ricevere il consenso della popolazione.

Foto: ©Adrien Lecoärer/http://plcrr.com/; testo:  (cc)Jorgemente.es/flickr