Politica

Euro: l'inflazione del preservativo

Articolo pubblicato il 15 dicembre 2007
Articolo pubblicato il 15 dicembre 2007
Mentre l’euro colleziona record contro il dollaro, l’irruzione dello yuan cinese nel sistema monetario internazionale scombussola il vecchio equilibrio tra valute.

«Il 2008 sarà segnato da una maggiore inflazione (2,5%) e una minore crescita (2%)», ha sentenziato il 3 dicembre Jean-Claude Trichet, Presidente della Banca Centrale Europea (Bce). Le esportazioni europee non riescono a decollare con un dollaro e uno yuan così bassi. L’Unione Europea e gli Stati Uniti insistono perché la Cina rivaluti lo yuan, Bruxelles si preoccupa per la politica monetaria americana e Washington teme le intenzioni cinesi. Solo i cinesi non dicono nulla, ma uno tsunami è in agguato, perché queste tre economie dipendono l’una dall’altra e una recessione americana provocherebbe un crollo anche in Cina e in Europa.

Le strategie delle tre grandi potenze

Bisogna accettare qualche compromesso e aggiustare i tassi di cambio. Perché, come una moneta ha il potere di sostenere un’economia, è altrettanto capace di metterla al tappeto. Con un euro così forte importiamo a buon mercato, ma esportiamo difficilmente. Con un dollaro debole, accade l’opposto. I tassi di cambio influenzano fortemente le bilance commerciali. E gli Stati devono adattare il valore della loro moneta alla propria strategia economica.

In Cina, uno yuan debole e legato al corso del dollaro significa: 'saldiamo i prodotti e vendiamoli agli Stati Uniti'. Dall’altro lato dell’Atlantico, un dollaro debole significa che siamo troppo indebitati e vogliamo rallentare le importazioni per promuovere la promozione locale. Per l’Europa, un euro forte non è sinonimo di buone notizie. Addirittura la Germania con la sua industria del lusso solitamente risparmiata dai picchi dell’euro inizia a dare segni di preoccupazione. E Francia e Italia temono entrambe una deindustrializzazione delle rispettive economie.

Teniamo l’America a galla

Di questi tempi la Bce cerca di mantenere tassi d’interesse abbastanza alti per calmare l’inflazione. Un eldorado per i capitali stranieri che continuano ad affluire aumentando ulteriormente il prezzo dell’euro. Inflazione o recessione?

Crudele è il fatto che il valore di una moneta non dipenda solo dal buon volere delle banche centrali, ma sempre più da quello dei mercati finanziari.

Il denaro è un investimento come un altro. Quando il dollaro è malato, si cercano alternative, l’euro per esempio. Ma queste infatuazioni spesso non riflettono la verità economica: l’euro è sopravvalutato, lo yuan sottostimato. Tutto questo aggrava i dilemmi e gli squilibri.

In ultima analisi, l’Unione paga per mantenere l’America a galla ed evitare la sua recessione. E s’indebita come non mai con la Cina godendo di una vitalità per nulla economica, ma totalmente finanziaria. «Dollar is our currency but your problem», è diventato «Yuan is your currency but our problem».

E un preservativo. Quanto costa?

Dove l’amore costa più caro? Questione cruciale per i seduttori. Piccolo tour europeo alla scoperta dei prezzi dei condom. I cartellini possono aumentare addirittura di tre volte a seconda del posto e della qualità. Il latin lover è il più sfortunato: 1,25 € a condom, tre volte più che in Bulgaria. Con una media europea a 0,9 €, il romantico tedesco risparmia: 0,7 € a pezzo e il charmant francese è ancora più fortunato: 0,6 €, mentre in Portogallo bisogna sborsare 1 €.

Bulgaria : 0,4 €

Germania : 0,7 €

Italia : 1,25 €

Paesi Bassi : 0,9 €

Romania : 0,66 €

Portogallo : 1 €

Spagna : 1 €

Polonia : 0,3 €

Regno Unito : 0,9 €

Francia : 0,6 €

Belgio : 0,6 €

Lussemburgo : 0,9 €

Irlanda : 0,9 €

Foto preservativi: peachy92/Flickr