Politica

ETA: gli ultimi terroristi d'Europa

Articolo pubblicato il 20 ottobre 2010
Articolo pubblicato il 20 ottobre 2010
L'ETA ha annunciato giovedì 20 ottobre la rinuncia definitiva a ogni tipo di lotta armata. La dichiarazione giunge 43 anni dopo il primo attentato e chiude 52 anni di attivismo violento dell'organizzazione separatista basca. cafebabel.com ripubblica un articolo sulla storia del gruppo armato in Spagna e in Europa.

Mezzo secolo e 839 omicidi dopo, l’ETA reclama mediatori internazionali per "risolvere" il conflitto; parla di Bruxelles e gonfia il petto come se fosse un attore globale, fingendo di meritare attenzione. Dal canto loro, i politici spagnoli sanno solo rispondere con la noia. Sì, sembra che dicano: l’ETA continua ad essere un problema grave, però abbiamo assistito a tante di quelle tregue sterili che ormai non sappiamo più come comportarci. Ci manca solo che scrollino le spalle, perché la sensazione generale è quasi di irrealtà. Cosa ci fa un gruppo armato nell’Europa del ventunesimo secolo?

Esordirono come uno dei tanti gruppi di resistenza: guerriglia urbana contro la dittatura nello stile "foquista" degli anni Sessanta, attacco dopo attacco. Poi, nel 1973, fecero saltare in aria il numero due del regime, l’Ammiraglio Carrero Blanco, con un’esplosione tanto violenta che l’auto volò oltre un edificio di sei piani. Per l’opposizione, fu come colpire Golia in piena fronte.

Poco dopo venne restaurata la democrazia e una parte dell’ETA non volle adattarsi. Il giornalista basco Raúl González Zorrilla, direttore di País Vasco Información, ha dichiarato a cafebabel.com che «l’ETA originaria e quella attuale non hanno nulla da spartire. Il primo gruppo - ha spiegato - era formato da persone di ideologia socialista che, benché a mio parere utilizzassero una forma di lotta profondamente sbagliata, erano consapevoli di lottare per la democrazia e per la libertà. Con la nascita nel 1974 dell’ETA Militar (l’attuale ETA), i terroristi hanno cominciato a lottare "per l’indipendenza della patria basca", un’indipendenza che noi cittadini baschi, in varie occasioni (dal 1975 ad oggi), abbiamo espresso apertamente di non volere andando alle urne».

I loro "cugini" europei sono scomparsi da tempo: la tedesca Baader-Meinhof si è sciolta ufficialmente nel 1998, a sette anni dal suo ultimo assassinio; Action Directe, in Francia, è stata spazzata via da un’ondata di arresti più di vent'anni fa e le Brigate Rosse, per fortuna dell’Italia, sono scomparse verso la fine degli anni '80, dopo che una legge governativa ha concesso un cospicuo sconto di pena ai membri disposti a fare i nomi di altri terroristi. Ma l’ETA continua a contorcersi su se stessa.

Battute finali

Secondo l’Euskobarómetro (sondaggio realizzato ogni sei mesi), a maggio del 2010, il 62% della società basca rigettava completamente l’ETA, un 12% giustificava i suoi obiettivi ma non i suoi metodi, e solo lo 0,2% lo appoggiava totalmente. Fonti della polizia stimano che la banda sia formata da un numero fra i 30 e i 100 membri, e 726 sono in prigione, un numero che non smette di crescere: la collaborazione ispano-francese ha smantellato la cupola dell’ETA sei volte in appena due anni.

Su invito dalla BBC, il giornalista navarro (una regione interessata dagli attacchi dell'ETA, ndr) Florencio Domínguez parla dell’organizzazione interna della banda: «Non c’è un dibattito libero e orizzontale all’interno dell’ETA, quindi non c’è margine di evoluzione ideologica né strategica. Il dibattito è sempre verticale ed è controllato dai vertici dell’ETA». Questa sembra essere una costante, e non ci stupisce: temere l’ossigeno è naturale fra coloro che si autoproclamano stalinisti.

L'attentato del 2006 è stato il simbolo del fallimento del processo di pace tra politica e terroristiCosì è il fanatismo, un batterio che vince con la semplicità e la chiarezza, quasi indistruttibile quando colpisce in età giovane. Il fanatismo sostituisce il libero arbitrio e la percezione del mondo con un codice di punti molto concreti che semplificano la vita. Contro questa sadica pratica, i governi le hanno provate tutte: usando la forza, usando il dialogo, mettendo fuori legge i partiti affiliati e anche avviando una "guerra sporca" mai chiarita durante gli anni di Felipe González. Tutto inutile. Il serpente avviluppato all’ascia, simbolo dei terroristi, ha continuato a uccidere e a terrorizzare con una strategia piena di doppiezze. Quasi plagiando Winston Churchill, potremmo dire che «Mai così pochi misero tanti così in difficoltà».

La nuova generazione

Però l’ETA in qualche modo è cambiata nell’ultima decade, come segnala Raúl González Zorrilla: «Durante gli anni ottanta e novanta, il terrorista dell’ETA era una persona estremamente fanatizzata e ben preparata tecnicamente e materialmente. A partire dal 2000, quando sono approdati nell'ETA i giovani che si erano formati con il terrorismo di strada, la banda andò perdendo destrezza tecnica e guadagnò posizioni integraliste».

Che ci fa una manciata di trentenni, nati ed educati nella prosperità europea, al comando di una banda di assassini? Forse si compiacciono nascondendo armi in depositi scavati sulle montagne, individuando telecamere di sicurezza e usando barba e occhiali per camuffarsi come in un film di spionaggio; chissà che, dopo aver attivato la prima autobomba in un bagno di sudore freddo, non sviluppino una dipendenza dal pericolo e ne necessitino ancora. Può anche essere che vedano se stessi come il Che Guevara nella foto di Alberto Korda: un guerrigliero eroico che guarda verso il futuro… E tutto per creare un ipotetico mondo medieval-comunista «senza hamburger, rock, né internet», come suggerisce Arnaldo Otegi, leader della sinistra indipendentista basca.

L’ETA ha segnato molto la Spagna: a partire dalle sue vittime, poi la cittadinanza intera e infine la politica, avvelenata legislatura dopo legislatura. Tuttavia, grazie alla pressione della polizia, alla giustizia o al semplice logoramento biologico, i terroristi sono passati dall’uccidere una quarantina di persone all’anno negli anni ottanta, a due o tre negli ultimi anni. Tutta la stampa concorda: l’ETA oramai è un serpente non più velenoso; ma innocuo e moribondo. Speriamo che questi siano i suoi ultimi rantoli.

Foto: (cc) S†e’s/flickr; (cc)European Parliament/Pietro Naj-Oleari; video: YouTube