Politica

Elezioni: l’Europa è fedele alla destra

Articolo pubblicato il 08 giugno 2009
Articolo pubblicato il 08 giugno 2009
Scacco del socialismo moderato. Con 267 seggi su 736, il Partito Popolare europeo ha vinto le elezioni per la terza volta consecutiva. I verdi e i nazionalisti guadagnano dallo scontento verso la politica europea.

Résultats des élections : vers le nouveau Parlement

Foto, Parlamento europeoIn piena crisi economica, e con i conservatori presenti in 21 dei 27 Stati membri, la destra è la grande vincitrice delle elezioni europee del 2009, nonostante la piccola diminuzione di seggi al Parlamento, passato da 785 a 736. Il Partito Popolare europeo e l’Alleanza dei Liberali e Democratici, insieme, otterranno 350 seggi, a un passo dalla maggioranza assoluta con la quale si arriva a un accordo di legislatura per spartirsi i posti chiave dell’Unione. Graham Watson, Presidente del gruppo parlamentare liberale, aspira ufficialmente al ruolo di Presidente del Parlamento europeo e, per questo ha manifestato il suo appoggio a Durão Barroso come Presidente della Commissione.

La sinistra ancora più all’opposizione

Foto, pes.orgFatto salvo per il brillante risultato dei Verdi, la sinistra non è riuscita a capitalizzare lo scontento degli europei di fronte alla crisi. Nella notte di ieri, 7 giugno, i leader del Partito Socialista europeo (Pse) sono apparsi alle televisioni visibilmente tristi e evasivi. Su France 24 (televisione internazionale francese, ndr) Nyrup Rasmussen, Presidente del Pse, è stato interrogato per l’ennesima volta sulla sua candidatura ala Commissione, ha cambiato discorso sostenendo che «l’importante ormai avere un piano di azione di ogni partito», invece di portarsi candidati o di eliminare definitivamente questa possibilità. Da parte sua, Martin Schülz, Presidente del gruppo socialista al Parlamento europeo, si è dichiarato triste per il pessimo risultato socialista (50 seggi in meno della passata legislatura). Dopo il tentennare di Schulz in favore della campagna di Rasmussen, il tedesco vede il suo sogno di ottenere la Presidenza del Parlamento europeo attraveso un accordo con il Ppe diluirsi, soprattutto ora che in Germania si profila un’alleanza tra Democristiani e Liberali in vista delle elezioni politiche di settembre. La destra tedesca non ha bisogno dei socialisti in Germania e non si interessa degli equilibrismi in Europa.

Rasmussen ha fallito il suo progetto di dare un’identità visibile al Pse

NFoto, pes.orgell’entourage di Rasmussen, regna lo sconcerto e ci si lamenta sempre di più che non si abbia saputo incarnare un’alternativa di sinistra di fronte all’Europa di Barroso e del Ppe. «Il Pse ha fatto una campagna completa e precisa sin dal mese di gennaio. Gli è mancato un candidato riconoscibile», si commenta nei corridoi del quartier generale socialista a Bruxelles. La realtà è che Rasmussen non è stato capace di ottenere la solidarietà dei generali socialista: Brown, Sócrates o Zapatero. Detto questo, nessuno parla di dimissioni e si parla della possibilità, illusoria, di arrivare ad un accordo con i Verdi e i Liberali. Il prossimo congresso socialista di Praga, nel dicembre 2009, metterà fine, probabilmente, all’era Poul Nyrup Rasmussen, il primo Presidente del Pse che ha organizzato una campagna elettorale.

Lo scacco di un socialismo moderato è palpabile e ha disattivato la strategia di Rasmussen per tornare alle radici keynesiane delle socialdemocrazia europea.

Il risultato è l’incapacità di fatto: tutti i partiti di sinistra ne sono usciti malissimo. Il centro sinistra europeo è sempre più all’opposizione: alla fine di questo mandato saranno quindici anni.