Politica

Elezioni italiane: un “porcellum” in Europa

Articolo pubblicato il 20 marzo 2008
Articolo pubblicato il 20 marzo 2008
Il 13 e 14 aprile l’Italia andrà alle urne con una legge elettorale che non piace a nessuno. Maggioritario? Proporzionale? Sbarramento al 4 o al 2%? Ritratto di un'anomalia europea.

La riforma elettorale è uno dei maggiori tormentoni della Seconda repubblica italiana. Spesso considerata come l’unica ricetta per combattere i mali della politica, è stata cambiata due volte negli ultimi quindici anni, per due volte è stata sottoposta a referendum. Una terza consultazione popolare è del resto prevista per il 2009 per cambiare quella vigente, approvata dal Governo Berlusconi nel 2005. All’epoca, il suo padre nobile, l’allora Ministro per le Riforme Roberto Calderoli, la battezzò una «porcata fatta per mettere in difficoltà destra e sinistra» nei confronti degli elettori.

A caccia del bipolarismo

Ogni politico italiano che si rispetti negli ultimi anni è passato dall’ammirazione per il doppio turno francese al fascino per il modello proporzionale tedesco, guardando con interesse all’esempio regionalista spagnolo. La verità è che, come sempre, l’Italia, non sapendo e non volendo scegliere, si ritrova ora un sistema di voto che è (soprat)tutto italiano.

Dopo mezzo secolo di regime proporzionale, nel 1993, con un referendum, l'Italia è passata al sistema maggioritario. Il Parlamento ha scelto, timoroso, un approccio graduale e da qui è nata una prima legge elettorale “all’italiana”: maggioritaria nell’impianto generale, ma con un nostalgico residuo: il 25% dei seggi alla Camera e al Senato sono assegnati con metodo proporzionale.

Il nuovo bipolarismo è nato malato: l’obiettivo della prima riforma, cioè l’abbattimento del numero dei partiti, non era stato raggiunto. Dopo anni di odi al maggioritario che, nel bene e nel male, ha garantito al Paese un certo bipolarismo, nel 2005 l’Italia è tornata clamorosamente a un sistema proporzionale puro. Con uno sbarramento al 4 %, certo. Ma eludibile con un raggiungibilissimo 2%, se il partit(in)o in questione è collegato a un’altra lista che abbia superato lo sbarramento.

L’aspetto forse più criticato riguarda l’elezione del Senato: qui l’assegnazione del premio avviene su base regionale. Si può quindi arrivare al paradosso di avere maggioranze diverse alle due camere. Per finire le liste, secondo la legge votata dal Governo Berlusconi, sono tornate “bloccate”: l'elettore sceglie il partito, e quest'ultimo sceglie il candidato che siederà in Parlamento.

Il primo test della nuova legge elettorale, l'elezione nel 2006, del Governo guidato da Romano Prodi, è stato fallimentare: frammentazione e ingovernabilità. Ciononostante il Parlamento non ne ha votata una nuova e gli italiani si recheranno alle urne con una legge che tutti giudicano pessima.

Come un boomerang, la legge approvata in fretta e furia tre anni fa dal centrodestra per rendere più difficile la vita a Prodi, ora potrebbe ritorcersi contro un Berlusconi, favoritissimo alle elezioni del prossimo aprile.

Mamma mia, ma quanti partiti?

L’attuale campagna elettorale è stata segnata da alcune scelte controcorrente, apparentemente suicide, con la legge vigente. Dopo aver vinto nel 2006 per soli 24mila voti di differenza, questa volta il centrosinistra si divide: il Partito Democratico di Walter Veltroni si presenta collegato ai Radicali e all'Italia dei Valori dell'ex-magistrato Antonio di Pietro, ma senza la Sinistra Arcobaleno (formazione che comprende Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Verdi, ndr) , che alle ultime elezioni ha ottenuto un dignitoso dieci per cento. Il partito del centro cattolico di destra, Udc, alleato di Berlusconi dal 1993, lascia il centrodestra per correre da solo, con un proprio candidato premier, Pier Ferdinando Casini. Quali probabilità ha di vincere con l’attuale legge elettorale che favorisce i raggruppamenti? Nessuna. E allora?

Sembrerebbe quasi che tanti, più che prepararsi a governare, si stiano preparando a “non governare”, cioé a far valere il proprio peso a un tavolo di trattative per formare un nuovo governo. Fantapolitica? Forse non per l'Italia.

I SISTEMI ELETTORALI IN EUROPA

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google map di Marco Riciputi

Foto: in home page (Jaume D'Urgell/Flickr), Contrassegni elettorali (Foto, Treviño/Flickr), Roberto Calderoli, (foto, ZioDave/Flickr).