Politica

Elezioni in Ulster, gli euroscettici del Sinn Féin al Governo?

Articolo pubblicato il 06 marzo 2007
Articolo pubblicato il 06 marzo 2007
In Irlanda del Nord si torna alle urne il 7 Marzo. Coabitazione (o inciucio) in vista.

Nel 13esimo anno dal “cessate il fuoco” tra l’Ira (Irish Republican Army) e i lealisti, nell’Irlanda del Nord il vocabolario politico è passato dal tragico (i bloody Friday e bloody Sunday degli anni Settanta e Ottanta) al solenne (il Good Friday era l’accordo del Venerdì Santo '98). Si riuscirà mai a ottenere una vera stabilità?

L’autonomia, accordata il “Venerdì Santo”, comportò un ritorno alla spartizione del potere dopo anni di governo a maggioranza. Con un obiettivo. Ottenere il consenso e l’inclusione dei due schieramenti: Unionisti e Nazionalisti (a volte impropriamente definiti come Protestanti e Cattolici).

Nuovi conciliativi

A seguito di questa decisione venne creato un governo a seguito di elezioni su base proporzionale. Nel momento in cui gli unionisti ottengono la maggioranza, questi eleggono il primo ministro e un nazionalista in veste di suo vice. Un’operazione, questa, che però, si era rivelata già difficile per le forze moderate: infatti perfino i rappresentanti della linea dura ritengono improbabile che si possa governare con un sistema del genere.

L’Assemblea, i cui membri verranno eletti il 7 marzo, è rimasta tale e quale all’autunno del 2002: dopo una serie di scandali legati alla sicurezza del Sinn Féin (partito indipendentista nonché organo politico dell'Ira molto attivo soprattutto nell'Irlanda del Nord, dove proclama la necessità dell'unità irlandese) e accuse da parte degli Unionisti, il suo potere esecutivo fu sospeso dal Governo centrale di Londra su ordine dei partiti.

Nella città scozzese di St. Andrews, nell’ottobre 2006, entrambi gli schieramenti hanno firmato un accordo patrocinato dal Governo centrale di Londra per ristabilire la devolution. Ma quelli, incolpati di condurre un governo con divisione del potere, sono stati storicamente sempre i maggiori oppositori.

Per assurdo, col finire delle violenza terroristica, gli elettori di entrambe le fazioni sono migrati verso partiti che mantengono le linee più dure. Questi partiti, a contatto con i nuovi sostenitori, si sono moderati a loro volta. L' Uup, la frangia moderata del partito unionista dell’Ulster, ha appoggiato il Good Friday, ma lo stesso partito teme che tale scelta politica possa aver screditato poco a poco le loro posizioni.

Il reverendo Paisley, leader del maggiore Partito Unionista Democratico (Dup), rappresenta attualmente la principale corrente unionista. Paisley ha annunciato che si proporrà come primo ministro accompagnato da un vice del Sinn Fein, qualora quest’ ultimo s’impegni ad accettare la cooperazione delle forze di polizia. Questo accordo era stato sì stipulato in occasione della Sinn Fein Ard Fheis (L’assemblea generale) durante gennaio di quest’anno, ma gli accordi sulla divisione del potere non sono stati completamente rispettati.

Elettori a casa ?

La possibilità che i partiti estremisti possano avere la meglio sui moderati in sede elettorale è remota. Il Dup e il Sinn Féin, tuttavia, temono, in cuor loro, che nei giorni delle votazioni, i loro fedeli elettori possano rimanere a casa. Paisley dovrà convincere gli unionisti (e se stesso) che dove gli unionisti più moderati hanno perso sul Good Friday, loro hanno vinto a St Andrews. Le loro richieste? «L’Uup era pronto a fidarsi dei repubblicani e insediarli nel loro governo. Il Dup ha insistito sul fatto che i repubblicani debbano innanzitutto garantire l’alleanza».

Nonostante le problematiche più prosaiche – quelle che non hanno a che fare con lo statuto dell'Ulster o con la violenza settaria – abbiano assunto maggiore importanza, da quando il governo centrale ha svelato una quantità di misure impopolari per la provincia, dal rincaro dell’acqua alle tasse locali, la situazione è ancora troppo confusa per tirarne le somme.

Se Paisley decidesse di creare un esecutivo con il leader del Sinn Féin Martin Guinness prima della scadenza del 26 marzo, si formerebbe una coppia politica veramente insolita. Cosa accadrà in seguito? Questa è un’altra storia.

IL SINN FEIN? ESTREMA SINISTRA EUROSCETTICA

Sinn Féin, l’ex braccio politico dell’Ira, è entrato nel Parlamento dell’Irlanda del Nord 9 anni fa come partito nazionalista minoritario. La sua ascesa sia al nord che al sud del confine preoccupa i principali politici irlandesi.

Sondaggi indicano che il Sinn Féin (che in gaelico vuol dire Noi stessi) guadagnerà il dieci per cento dei seggi nelle elezioni politiche in Irlanda, che si svolgeranno il prossimo Maggio. Con cinque membri del parlamento e due dei dodici europarlamentari dell’Irlanda, la scena politica è stata obbligata a tener conto del suo crescente potere.

Definitosi come “partito repubblicano impegnato per il raggiungimento di una Repubblica socialista democratica di 32 contee, e la fine del dominio britannico in Irlanda”, il Sinn Féin fu il partito politico che crebbe più rapidamente, quando l’Ira pose fine a una campagna di violenza durata 35 anni, distruggendo tutte le proprie armi, il 28 luglio 2005.

Il 28 Gennaio, in una Conferenza dei Delegati Nazionali straordinaria (Ard Fheis), oltre il 90% si impegnò a fornire il proprio sostegno al sistema di polizia dell’Irlanda del Nord e le elezioni furono fissate per il Marzo successivo. Nella Repubblica d’Irlanda il supporto per il Sinn Féin raggiunse il 9%. Oggi, con l’attuale coalizione di governo data al 38% nelle intenzioni di voto e l’opposizione al 37%, il Sinn Féin potrebbe essere l’ago della bilancia nel Dáil (camera bassa).

Il Sinn Féin è a favore di una maggiore tassazione dei capitali e delle società. Altri partiti temono che questo potrebbe scoraggiare l’investimento estero, che è il maggiore motore del fenomenale tasso di crescita dell’Irlanda. Attualmente, in una situazione in cui la maggior parte dei partiti ruota attorno al centro o al centro-destra, il Sinn Féin occupa l’area dell’estrema sinistra. Nel Parlamento Europeo è entrato a far parte della Sinistra Unitaria Europea, il gruppo più a sinistra. Si tratta di un partito euroscettico, carattere difficile da conciliare con un paese che di solito primeggia nei sondaggi sul supporto per l’Unione Europea.

A livello locale, il Sinn Féin è intensamente attivo con una base elettorale e dei candidati molto diversificati; Mary Lou McDonald, non legata all’Ira, ha vinto il primo seggio al Parlamento Europeo alle elezioni del 2004. Ma per un partito i cui leader hanno passato gli ultimi 30 anni a schivare le domande sparando proiettili, ci vorrà molto tempo per riguadagnare una fiducia generalizzata.

Cosa ne pensano gli altri?

«Preferirei portare il mio partito all’opposizione, piuttosto che allearmi con il Sinn Féin»

Bertie Ahern, leader del Fianna Fáil (Soldati del Destino) ed attuale Taoiseach (Primo Ministro)

«Il Sinn Féin ha fatto dei progressi, ma deve ancora completare il suo percorso verso una democrazia completa»

Enda Kenny, leader del partito di opposizione Fine Gael (Famiglia degli Irlandesi)

«Risultati, risultati, risultati»

Così un membro del Dup ha riassunto ciò che si aspetta dal Sinn Féin.

di Kevin Byrne. Tradotto da Daniele Calisti. Photo homepage: Robby Garbett/Flickr)