Politica

Elezioni in Turchia: maggioranza assoluta per l'AKP di Erdoğan

Articolo pubblicato il 02 novembre 2015
Articolo pubblicato il 02 novembre 2015

Il partito islamico conservatore AKP ha riconquistato la maggioranza assoluta del Parlamento turco alle elezioni anticipate di domenica. Alcuni commentatori sperano che, ora che ha raggiunto il suo obiettivo, il Presidente Tayyip Erdoğan riporti la calma e la pace nel Paese. Altri temono che la Turchia si allontani ancora di più dalla democrazia.

Il prezzo della vittoria

La netta vittoria dell'AKP alle elezioni anticipate è avvenuta a scapito della stabilità in Turchia, sottolinea il quotidiano di centrosinistra The Guardian: «Il Presidente Erdoğan ha riconquistato la sua maggioranza grazie ad una strategia di cui la Turchia ha pagato il prezzo. Le sue istituzioni indipendenti sono stati indebolite, le sue norme costituzionali sono state calpestate, le relazioni tra turchi e curdi si sono deteriorate e il Paese è finito di nuovo al centro di una guerra che si credeva finita. Da quando è diventato Presidente, Erdoğan non si è mai limitato ai soli poteri che gli sono concessi dalla Costituzione: un ruolo di rappresentanza e imparziale. Continuerà a perseguire i cambiamenti a cui aspira, e se non riuscirà a ottenerli, li considererà come acquisiti. È improbabile, purtroppo, che queste elezioni riescano a placare il Paese». 

Da The Guardian Regno Unito » 01/11/2015

Un voto "di paura" contro l'insicurezza

Ora che il presidente Erdoğan ha portato a termine la sua strategia, è indispensabile che disinneschi le tensioni nel Paese, afferma il giornalista Orhan Bursalı sulla testata kemalista Cumhuriyet: «Se tutti i sondaggi erano sbagliati, almeno ci hanno visto giusto su un punto: la sicurezza è stata la priorità degli elettori! Tutti gli altri problemi sono stati messi da parte. (...) I sociologi e i politologi hanno ripetuto costantemente che in tempi di caos e di guerra gli elettori sostengono sempre il partito al potere. (...) L'AKP vuole continuare la sua politica repressiva e autoritaria dopo queste elezioni? Speriamo di no. Erdoğan deve rinunciare alla sua politica bellicosa. La sua più grande paura era davvero perdere il potere, un timore che non ha più ragione di esistere oggi. Non è l'economia che spingerà l'AKP a condurre una politica ancora più tirannica».

Da Cumhuriyet Turchia » 02/11/2015

La Turchia si allontana (un po' di più) dalla strada maestra

Le possibilità di modernizzazione della Turchia diminuiscono ancora di più ora che l'AKP ha ottenuto la maggioranza assoluta, teme il quotidiano conservatore Frankfurter Allgemeine Zeitung: «Un miglioramento della situazione in Turchia deve passare attraverso una riforma del primo partito del Paese. Se l'AKP non vuole o non può emanciparsi da Erdoğan, i suoi sforzi verso la democratizzazione del Paese andranno sprecati. All'interno dell'AKP, nessuno è abbastanza forte per affrontare da solo Erdoğan, ma un gruppo vicino all'ex Presidente Abdullah Gül e all'ex vice Primo ministro Bülent Arinc sarebbe in grado di raccogliere questa sfida. Se non oseranno attivarsi in tal senso, la degenerazione dell'AKP verso un mero apparato di mantenimento del potere è destinata ad accelerare. Questo processo è già ben avviato, e sta trascinando con sé tutto il Paese. Si teme che dopo le elezioni l'AKP continui su questo percorso disastroso».

Da Frankfurter Allgemeine Zeitung Germania » 02/11/2015

L'Europa tira un sospiro di sollievo

L'Europa si sente sollevata della vittoria dell'AKP di Erdoğan, scrive il quotidiano liberal-conservatore Corriere della Sera: «Il "Sultano" Erdoğan come lo chiamano i suoi avversari, ha dato libero sfogo alla sua strategia della paura (...). E nel contempo Erdogan si era schierato contro l’ISIS, da buon alleato NATO aveva concesso il libero uso della base aerea di Incirlik agli USA, era diventato arbitro dei tentativi negoziali sulla Siria. Un leader che recuperava la sua statura internazionale mentre all’interno mostrava pochi scrupoli nello spaventare gli elettori, aveva molte probabilità di vincere. (...) Pensando ai suoi valori, quelli che ancora sopravvivono, l’Europa avrebbe dovuto augurarsi una parziale sconfitta di Erdoğan e un Governo allargato. Pensando ai suoi malanni, l’Europa che Angela Merkel rappresentò ad Ankara il mese scorso ha segretamente tifato per Erdoğan. (...) Ora che le urne hanno parlato e che Erdoğan ha vinto, non è però il caso di esultare. Perché se abbiamo gran bisogno di un autocrate la colpa è soltanto nostra».

Da Corriere della sera Italia » 02/11/2015

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