Politica

Elezioni in Polonia: tra spionaggio e complotto

Articolo pubblicato il 10 ottobre 2007
Articolo pubblicato il 10 ottobre 2007
A due settimane dalle elezioni anticipate in Polonia, che si terranno il 21 ottobre 2007, ripercorriamo le tappe fondamentali dei gemelli Kaczynski.

Estate 2005. Durante tutta la campagna elettorale il partito conservatore Pis (Diritto e Giustizia) dei gemelli Kaczynski, che poi vinse le elezioni parlamentari del 2005, cercò di creare una divisione tra la Polonia solidale e quella liberale. Per salire al potere fece di tutto. Utilizzò parole come "restaurazione della morale", "purificazione", "decomunizzazione", "lotta contro la corruzione", ma soprattutto prese le distanze da quello che viene definito dal Partito stesso "complotto comunista". Volevano creare la IV Repubblica, una repubblica nuova e migliore, ma libera dai comunisti.

Promesse e prodezze di Jaroslav Kaczynski

Arrivata la settimana delle elezioni si aveva ancora la speranza di poter formare una coalizione, ma la divergenza - non tanto dei programmi, ma tra le alte cariche politiche degli avversari del Pis - impedì che si arrivasse ad un accordo. Alla fine il partito dei gemelli Kaczynski raggiunse la maggioranza parlamentare grazie all'appoggio dei due partiti ultraconservatori, la Lega delle Famiglia Polacche e il Partito di Autodifesa (Samoobrona ndr) nonostante durante la campagna elettorale Kaczynski avesse dichiarato che mai avrebbe cooperato con Andrzej Lepper (leader di Samoobrona e attualmente ministro dimesso per accuse di corruzione). Prima promessa non mantenuta. Nei mesi che seguirono, successe di tutto. L'abuso di cariche pubbliche, repentine e "casuali" fughe di informazioni dagli archivi dell'Istituto di Memoria Nazionale che rivelavano, senza alcuna necessità, informazioni confidenziali su politici comunisti. E ancora pesanti critiche per la nomina di persone incompetenti come nel caso della Ministra dello sport Elzbieta Jakubiak, conosciuta per fare solo ciò che il Pis le ordina. Dichiarazioni di cattivo gusto. Solo un assaggio delle innumerevoli prodezze del Governo di Jaroslav Kaczynski.

Trappola per topi

La vera crisi si produsse con lo smantellamento del “patto contro il complotto comunista”. L'aspetto più curioso è che non si trattava di un patto tra post comunisti ed ex ufficiali dei servizi segreti, ma tra persone di fiducia del primo Ministro Kaczynski. La prima vittima fu il vicepremier Andrzej Lepper, a cui venne proposta una mazzetta di 3 milioni di zloty (un po’ più di 800mila euro ndr) perché cambiasse la natura di alcuni terreni agricoli inesistenti a terreni per fini turistici. Peccato che fosse solo una goffa provocazione e Lepper, in un’intervista tv, dichiarò che Zbigniew Ziobro, Ministro della Giustizia e braccio destro del Primo Ministro lo aveva avvisato della trappola. Si cominciò così a cercare un colpevole e la ricerca scatenò la più grande crisi politica dalla caduta del Comunismo, lo scioglimento del Parlamento e l’anticipo delle elezioni.

Fuga di notizie

Dal giorno alla notte, Janusz Kaczmarek, Ministro degli Interni e dell’Amministrazione Pubblica – e persona di fiducia del Presidente, del Primo Ministro e del Ministro della Giustizia, si convertì nel principale indiziato per la fuga di informazioni. Kaczmarek, dal momento che era in vacanza, si difese accusando il Governo di adottare metodi di spionaggio e usare il fisco, l’Agenzia di Sicurezza Interiore (Abw) e l’Ufficio Centrale Anti-corruzione per fini politici. Il Primo Ministro e il Ministro di Giustizia spiegarono le decisioni per cui era stato nominato membro del Governo e il Presidente arrivò addirittura ad affermare: «Janusz Kaczmarek è stata la più grande delusione della mia vita». Intanto le conferenze stampa giornaliere rivelavano le trame del Governo. E come ciliegina sulla torta il fisco e la Abw ordinarono l’arresto di alte cariche ministeriali, fra cui il Ministro degli Interni e Amministrazione Pubblica – rimesso poi in libertà poco dopo perché il tribunale lo aveva considerato un arresto ingiustificato – il Comandante generale della Polizia, il presidente della maggiore impresa assicurativa polacca, Pzu S.a. e uno degli imprenditori più importanti della Polonia. Un paio di settimane prima erano persone fidate del Presidente e del Primo Ministro e l’imprenditore era l’unico uomo d'affari considerato “buono ed onorato”. L’opposizione criticava gli attentati contro la morale, l’uso da parte del Governo di metodi simili a quelli della Stasi (la principale organizzazione di sicurezza e spionaggio della Germania Est, ndr) e di attentare contro la democrazia. In risposta, il Primo Ministro spiegò che in questo modo il Pis stava lottando contro il “complotto”.

La situazione politica non sembra preoccupare molto il Primo Ministro polacco, che con grande tranquillità risponde che tutti questi atti hanno lo scopo preciso di far tornare la Polonia alla normalità. Questo significa che per lui è abbastanza normale arrestare persone senza motivo, chiamare i giornalisti “carogne” e definire i cittadini che non appoggiano la politica di governo “accademici saccenti”. Agli occhi dell’Europa la Polonia è un Paese sempre più strano. La stampa straniera afferma che la democrazia in Polonia è in pericolo. Non è vero. Possiamo contare su tribunali indipendenti, che non hanno nessuna difficoltà ad andare contro le alte cariche e abbiamo mezzi di comunicazione liberi, in cui tutti possono esprimersi.