Politica

Ed Miliband, il laburista che riga dritto

Articolo pubblicato il 06 maggio 2015
Articolo pubblicato il 06 maggio 2015

Troppo moscio, troppo giovane, troppo intellettuale. Le critiche si sprecano quando si parla di Ed Miliband. Imperturbabile, il leader dei laburisti inglesi mantiene la rotta, direzione numero 10 di Downing Street. Ritratto.

«Sono pronto!». Dopo quattro anni e mezzo, Ed Miliband tenta di rassicurare tutti quelli che pensano che il vestito di Primo Ministro gli vada troppo largo. A un giorno dalle elezioni in Inghilterra, questo quarantenne non ha affatto perduto la sicurezza che gli ha permesso di accaparrarsi la guida del Partito Laburista nel 2010. «La gente diceva che non sarei mai diventato un leader, e lo sono diventato. Quattro anni fa, la gente diceva che non sarei mai potuto diventare Primo Ministro mentre io credo di porterlo diventare. Voi pensate che io non sia in grado di ottenere la maggioranza dei voti, mentre io sì», spiegava il mese scorso a Jeremy Paxman, giornalista di Sky News. Un ottimismo a prova di bomba, quello di Ed Miliband, tanto che i sondaggi annunciano uno degli scrutini più a rischio della storia del paese. Almeno di quella recente.

Ma Edward Miliband è abituato a credere in se stesso anche per gli altri. Nel 2010 nessuno, a parte lui, avrebbe scommesso sul suo numero. Il solo Miliband ad apparire sul radar dei commentatori politici era David, fratello maggiore in lizza per la successione a Gordon Brown come leader dei laburisti. Con un carisma simile a quello di Tony Blair, era dato per vincente alle primarie di partito. Ma, contro ogni aspettativa, il fratello più giovane si è presentato contro di lui e gli ha soffiato - anche se per poco - la carica di sotto il naso, raccogliendo il 50,56% delle preferenze contro il 49,35% ottenuto da David.

Fratricidio

Stando alle sue dichiarazioni, questa competizione fratricida avrebbe lasciato dei segni. Delle ferite che spera si possano cicatrizzare poiché, nella vita di quest'uomo, padre di due bambini di quattro e cinque anni, la famiglia ricopre un ruolo decisamente importante. E non è certo un caso che i fratelli Miliband si siano lanciati, anima e corpo, in politica. Il loro padre, Ralph Miliband, ha a lungo influenzato la sinistra britannica ben prima di loro. Arrivato in Inghilterra a 16 anni, questo immigrato polacco è ben presto divenuto uno dei pensatori di matrice marxista più noto del paese. David ed Ed sono quindi cresciuti in una casa regolarmente frequentata da socialisti, comunisti e altri radicali del Regno Unito.

Cresciuto a pane e discussioni animate, subito dopo il liceo, David entra al prestigioso Corpus Christi College presso l'università di Oxford dove studia filosofia, politica ed economia. Entrambi membri del Partito Laburista, i fratelli Miliband entrano a far parte del governo di Tony Blair nei primi anni 2000. David viene nominato segretario di Stato per l'Ambiente, poi per gli Affari Esteri. Ed, inizialmente relegato in una posizione di secondo piano, diventa poi a sua volta segretario di Stato per l'Ambiente. Riservato, segue le tracce - o piuttosto l'ombra - del fratello maggiore. E anche in gabinetto è lui stesso a presentarsi come «l'altro Miliband».

Invece, alla fin fine, Ed è riuscito a distinguersi dal fratello. Lui spinge per una politica più a sinistra di quella messa in piedi da Tony Blair e difesa da David. Questa differenza gli è valsa il soprannome di "Red Ed", spingendolo a confrontarsi col fratello nella corsa al potere laburista. Ancora oggi, Ed non perde occasione per sottolineare l'affetto che lo lega a David, eppure pensa che «il Paese abbia bisogno di un governo laburista, per la precisione, un governo laburista guidato da me». E il leader ha delle ragioni che i media non possono nemmeno immaginare. L'immagine di un Caino che sacrifica il fratello sull’altare Laburista si è ormai fissata nella memoria.

Mister Bean e un sandwich al bacon

Sulla scena mediatica, Ed Miliband non smette i suoi abiti da "traditore" che per indossare quelli del bizzarro intellettuale. Da piccolo, la sua capacità di risolvere il cubo di Rubrik in qualche secondo impressionava gli amici dei suoi genitori. Ora, la stampa non perde occasione per sottolineare quanto lui sia un "geek". I suoi occhi ravvicinati e il suo ampio sorriso gli hanno spesso valso un confronto con Wallace del film d'animazione Wallace e Gromit; la sua goffaggine, invece, un confronto con Mister Bean. Ciliegina sulla torta: nel maggio 2014, Ed diventa lo zimbello di internet per la sua incapacità di mangiare un sandwich al bacon.

Ed, preso dal sandwich.

No comment. Le tempeste mediatiche si abbattono su Ed ma lui no, lui non si piega. «Voi leggete quel che viene detto sul vostro conto? Ah no? Beh, vale lo stesso per me», risponde al giornalista Andrew Marr, mentre questi lo mette faccia a faccia con le sue caricature. Ciononostante, non esite a invocare l'aiuto di due coach vocali per lavorare sulla sua voce, definita troppo nasale. Ma il suo discorso, quello no, non cambia nemmeno di una virgola: il contenuto prima della forma, le idee prima della comunicazione. E a quelli che gli contestano la poca prestanza, Edward ricorda (e pure fieramente) che non ha paura di opporsi al magnate dell'editoria nonché "burattinaio" delle elezioni Rupert Murdoch, né di dire no ai bombardamenti in Siria, come vorrebbe Washington

È grazie a tutta la fiducia che ha in se stesso che Edward Miliband ha passato (con soprendente disinvoltura) la prova dei dibattiti televisivi che precedono le elezioni legislative. Da qualche giorno, per di più, è anche oggetto di una strana infatuazione nata su twitter. Con l'hashtag #Milifandom - e a colpi di fotomontaggi - le adolescenti dichiarano tutta la propria ammirazione per il candidato laburista. Sfortunatamente per Ed, queste giovani ragazze non hanno ancora raggiunto l'età necessaria per votare e il resto della popolazione non condivide questo incontenibile entusiasmo. Secondo un sondaggio dell'ICM d'inizio aprile, soltanto il 30% degli Inglesi pensa che Miliband potrebbe essere un buon Primo Ministro. «Lasciate pure che la gente mi sottovaluti», ha replicato un Ed fatalista, ma lungi dall'essere rassegnato, sul palco di Sky News. «Sono nato per diventare Primo Ministro», ha concluso senza lasciare ombra di dubbio.

La sconfitta non fa parte del suo programma.