Politica

Eads: vendere negli Stati Uniti per arrivare in Cina?

Articolo pubblicato il 29 maggio 2008
Articolo pubblicato il 29 maggio 2008
Bertil Huger, direttore industriale di Airbus Russia, commenta con  un gruppo di giovani europei la strategia messa in atto, su scala mondiale, dalla Compagnia Europea dello Spazio e della Difesa aerea (Eads).

L'accordo stipulato con l'americana Northrop Grumman è valso alla Compagnia Europea dello Spazio e della Difesa aerea (Eads) uno storico contratto per la fornitura di aerei al Pentagono del valore totale di 35 miliardi di euro. La Boeing, principale concorrente dell'Eads, ha fatto ricorso contro questa decisione, che arriva proprio in un momento in cui, in America, molti si levano a difesa di una politica protezionista.

Il contratto ha un alto valore strategico per l'industria europea della difesa: il suo annullamento implicherebbe il rafforzamento delle tendenze protezionistiche dai due lati dell'Atlantico e spingerebbe l'Ue a togliere l'embargo sulle armi imposto alla Cina, allo scopo di trovare nuovi sbocchi commerciali per la propria industria.

L'intervista riportata qui di seguito proviene da una chat con i lettori del sito Internet del gruppo "Le belles feuille" (Gbf). Si tratta di un gruppo di riflessione fondato nel 1988 che riunisce studenti e giovani professionisti, sia francesi che stranieri, ed è libero da affiliazioni politiche.

Gbf: La firma di questo contratto deve essere vista come un affare "puramente americano", un modo per il Pentagono di sottrarsi al monopolio della Boeing?

Bertil Huger: Sì, l'importante per il Pentagono è di non ritrovarsi a fare i conti con un monopolio nel mercato dei rifornimenti. Dal punto di vista del cliente, un monopolio implica l'impossibilità di scegliere e, troppo spesso, dei prezzi eccessivi. Stipulando questo contratto con l'Eads, il Congresso e il Governo statunitense hanno voluto inviare un messaggio forte ai loro fornitori. In Europa, dovremmo prendere ad esempio questa politica: i nostri mercati della difesa sono ancora troppo frammentati e gestiti dai grandi fornitori nazionali.

Gbf: L'esercito americano ha sempre dimostrato grande "patriottismo economico". Quali sono i motivi di questo cambiamento? L'offerta dell'Eads era migliore di quelle dei concorrenti?

BH: Il mercato della difesa non è un mercato come gli altri. Ci sono delle questioni importanti, legate alla sicurezza (immaginiamo per un istante gli effetti potenziali di un blocco delle consegne di materiale militare da parte di un paese terzo), all'innovazione tecnologica e alle competenze industriali. Il Pentagono non è il solo a non avvalersi di fornitori stranieri. L'Europa non si comporta certo meglio in quest’ambito, con l'unica eccezione del Ministero della Difesa britannico.

La firma di questo mega-contratto ha significato per l'Eads la massima "americanizzazione" possibile della propria offerta: i reattori sono prodotti dalla General Electric e i pezzi sono assemblati in una catena di montaggio appositamente creata a Mobile, in Alabama. L'apparato produttivo nord americano soddisfa non soltanto tutta la domanda di aerei cisterna venduti nel mondo, ma anche tutti gli A330 cargo. Questo fatto causa una sorta di “doping” nella produzione delle componenti dell'A330 in Europa, generando effetti positivi sul tasso d'attività e sui costi unitari. Secondo il Pentagono e numerosi altri osservatori, l'offerta dell'Eads era la migliore. La superiorità dell'offerta è testimoniata dalla scelta del Regno Unito e dell'Australia, in principio ben disposte verso le imprese di difesa nord americane, di optare per il fornitore europeo. Tale scelta è stata emulata più recentemente dall'Arabia Saudita.

Gbf: Questo contratto spingerà l'Eads a ridurre la sua presenza in Europa, per rafforzare la sua strategia di crescita negli Stati Uniti e in altri Paesi vicini agli Usa?

BH: No, non si tratta qui di ridurre la presenza in Europa, quanto piuttosto di espandere il dispositivo industriale dell'Eads verso i mercati. La situazione è molto semplice: nel settore della difesa, per vendere dei volumi importanti bisogna anche avere una presenza industriale in situ, in modo da poter rispondere alle preoccupazioni legate alla sicurezza, alla tecnologia e all'industria degli Stati clienti. Il fatto che l'euro sia, in questo momento, molto forte accentua ancora di più la necessità di produrre nei Paesi della zona dollaro. Per il 2020, l'Eads spera di produrre il 20% del suo fatturato al di fuori dell'Europa (oggi, questa percentuale è prossima allo zero).

Gbf: L'Eads prevede di lanciarsi alla conquista di altri mercati al di fuori dell'Europa (e degli Usa) nei prossimi anni?

BH: Il budget della difesa americana rappresenta all'incirca il 55% della domanda mondiale. Inoltre i BRIC (Brasile, Russia, India e Cina, cioè i Paesi a forte crescita) stanno aumentando le loro spese militari. La Cina, poi, ha una situazione particolare. Dagli episodi di Piazza Tienanmen, un embargo sulla vendita di armi è stato imposto al colosso asiatico. I Paesi europei si piegano alle domande degli americani, che vedono nella Cina un rivale e una minaccia, e lasciano quindi alla Russia il compito di rifornire i cinesi. Ma la Cina rappresenta un vero dilemma per gli europei, perché il futuro dell'industria militare europea non potrà contare soltanto su di un mercato nord americano stabilmente chiuso. L'ipotesi della rimozione dell'embargo cinese si fa quindi sempre più concreta.