Politica

E se il reddito minimo finlandese funzionasse?

Articolo pubblicato il 10 gennaio 2017
Articolo pubblicato il 10 gennaio 2017

Nel giorno di Capodanno la Finlandia ha fatto ufficialmente partire un progetto in prova, che promette di rivoluzionare il modo di intendere la società: ha selezionato 2000 cittadini a caso e gli ha fornito 560 euro al mese. Reddito minimo garantito a tutti, in altre parole. Magari sarà un flop, ma... E se funzionasse?

L'esperimento potrà finalmente fare chiarezza

Si spera che l'idea del reddito minimo verrà ulteriormente sviluppata. Questo esperimento dovrebbe fornire una risposta a una questione pressante: quanto un reddito minimo riuscirà effettivamente a promuovere l'occupazione? Lo scopo del reddito di base è infatti quello di semplificare il sistema di previdenza sociale, al fine di eliminare gli ostacoli alla motivazione e ridimensionare la burocrazia opprimente che tende a condurre all'inerzia. Il rapporto tra redditi e i sussidi sociali è attualmente molto complesso, dal momento che ogni cosa va a colpirne delle altre, e non esiste incentivo all'iniziativa personale. Si spera che l'esperimento svolto dall'istituto di previdenza sociale possa fornire delle informazioni riguardo la validità dell'ipotesi che un reddito minimo possa rappresentare uno stimolo. L'alternativa è che, diversamente, la situazione si risolverà in una catastrofe morale. Il modello è ancora in fase di rodaggio e saranno necessari altri test, ma almeno ora è stato fatto il primo passo.

Kaleva, Finlandia, 06/01/2017

Un'idea allettante ma impossibile da testare 

Si tratta di un esperimento ben progettato, ma inattuabile. Il reddito minimo è infatti troppo basso per poter trarre conclusioni esaurienti dal test. L'importo di base è probabilmente in altre parole troppo modesto per cambiare veramente il comportamento di quanti lo hanno ricevuto. E, anche se lo modificasse, i cambiamenti non sarebbero di portata sufficientemente vasta perché quanti vi partecipano sappiano che l'esperimento avrà fine entro due anni. È un peccato: l'idea è allettante, ma il problema principale è la sua attuazione pratica. Si possono ideare i più strabilianti modelli per cambiare il sistema, ma rimarrano quello che erano all'origine: un tentativo di trasformare un sistema completo, complesso e integrato in un'altro completamente diverso. Una transizione graduale è difficile da realizzare, d'altronde.

NRC Handelsblad, Paesi Bassi, 05/01/2017

Non sottovalutate le conseguenze del consumo

Se gran parte della popolatione fosse costretta a vivere con mezzi limitati, ne risulterebbe una carenza di forza lavoro. Ciò avrebbe effetti negativi sull'economia, mentre un'economia dinamica è quanto in primo luogo strettamente necessario per introdurre un reddito minimo. Se un programma del genere dovesse essere introdotto a livello nazionale, bisognerebbe aumentare drasticamente le tasse per poterlo finanziare, e ciò colpirebbe in particolare il ceto medio. Ritrovandosi con il loro potere d'acquisto ridotto, potrebbero a loro volta decidere di ridursi le ore di lavoro e quindi gli stipendi. Così facendo, il maggior guadagno dovuto al reddito minimo verrebbe, almeno in parte, cancellato dalle tasse. Le conseguenze per l'intera economia a ogni livello sarebbero considerevoli, dal momento che il consumo è un fattore che promuove la crescita. 

La Tribune, Francia, 05/01/2017

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