Politica

Durão Barroso sulla cresta dell’onda

Articolo pubblicato il 07 dicembre 2007
Articolo pubblicato il 07 dicembre 2007
Da qui a giugno 2009 il Presidente della Commissione Europea affronterà il rettilineo finale del suo mandato con un bilancio che gli permette di puntare alla rielezione.

Nel 2006 la carriera politica di Durão Barroso sembrava finita dopo due anni e mezzo a capo della Commissione. Alla sua debole intermediazione per riattivare le riforme istituzionali della Costituzione moribonda, si aggiungevano le ombre dei fuochi in Iraq accesi nell’infausta riunione delle Azzorre. Un’unione che Barroso sostenne lasciando un neo sull’immagine dell’Europa nel mondo. Intanto in Portogallo, dove fu Primo Ministro con dei risultati economici modesti, il giovane Primo Ministro socialista José Sócrates raccoglieva la fiducia della cittadinanza.

Una marionetta nelle mani dell'Ue

«Se si trova dov’è, è solo grazie ai servizi prestati», sostiene Marina Almeida riferendosi all’episodio delle Azzorre nel 2003. Siamo a Lisbona, la città natale di Durão Barroso, nella sede del Partito Comunista del Portogallo nel quartiere Graça. «È una marionetta nelle mani dei grandi paesi europei. L’Unione Europea è un’unione del gran capitale e quasi sempre nomina persone di piccoli paesi a capo della Commissione per poterli manipolare», insiste la comunista Almeida con la quale periodicamente Durão Barroso condivideva la sua ideologia fino a un paio di decadi fa. Tempi che sembra aver dimenticato, mentre lo si vede passeggiare orgoglioso nei suoi completi eleganti per i corridoi europei. Grazie ad una cooperazione sensata con il suo avversario portoghese, Sócrates, l’ultima presidenza semestrale portoghese dell’Ue passerà alla storia per l’approvazione del nuovo Trattato europeo.

«Al vertice delle Azzorre sono stato ingannato»

Ciò nonostante, «non ha giocato un ruolo essenziale nella sua approvazione», sottolinea da Bruxelles l’eurodeputato conservatore spagnolo Íñigo Méndez de Vigo, membro della Commissione europarlamentare che si occupa di Affari costituzionali. «Per la Commissione era chiaro che si trattava di una questione riservata ai governi nazionali e si è messa in secondo piano». Il Trattato europeo andò avanti grazie a un altro compagno conservatore, il francese Nicolas Sarkozy, contro il quale, senza abbandonare il suo tono conciliante e il basso profilo, il portoghese ha saputo difendere l’indipendenza delle istituzioni comunitarie, in particolare quella della Banca Centrale Europea, rispetto a quelle nazionali.

Durão Barroso ha promosso l’azione dei suoi commissari, marcatamente liberali, soprattutto nel campo dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni, con una recente sentenza storica sul caso Microsoft che ha rinforzato la sua scommessa sulla concorrenza. Adesso, addirittura afferma di «essersi sentito ingannato» per l’informazione che gli diedero durante il vertice delle Azzorre, dissociandosi dal disastro in Iraq.

Portogallo, neanche in fotografia

Wender, un giovane lisbonense di 25 anni, non fa un viaggio invano tra i tavoli della terrazza del bar nel Miradouro di Graça, dove lavora da mezzogiorno fino all’alba. «Non me ne intendo molto di politica», avverte, «ma Durão Barroso mi sembra un tipo serio, un buon politico». E se ritornasse alla politica portoghese adesso che Sócrates sta passando uno dei suoi momenti peggiori a causa delle riforme che vuole introdurre per estendere la flexicurity? «È tanto ragionevole quanto optare per un secondo mandato per la presidenza della Commissione Europea», afferma. «Qui in Portogallo», commentava alcuni minuti prima Almeida, «pur di avere una figura internazionale si permette qualunque cosa». António Fernándes, di 46 anni, possiede un chiosco nell’Avenida da Liberdade. Riguardo a Durão Barroso sottolinea che «se tornasse in Portogallo non sarebbe per diventare di nuovo Primo Ministro, ma Presidente», questo è quello che pensa la gente comune. Dato che al momento non è possibile, «meglio che punti a un secondo mandato nella Commissione».

Alle 23.00, il Bairro Alto è un dedalo zeppo di giovani che si divertono. In pieno autunno ci sono ancora 23 gradi e tutti consumano fuori dai bar impedendo il passaggio alle macchine. Si parla di politica senza nessun problema. Edoardo, uno studente di 29 anni, afferma perspicacemente: «Per sapere se Barroso punterà ad un altro mandato, bisogna vedere se prepara nuove grandi riforme a lungo termine».

«Fino ad ora le imprese hanno beneficiato del mercato unico europeo, più dei cittadini». Con questa frase Durão Barroso presentava il 20 Novembre il suo pacchetto di iniziative per riformare il mercato unico. Un progetto che ci metterà anni per arrivare a compimento e che include sia misure giurisdizionali per la difesa dei consumatori, che altre per aumentare i contratti delle piccole e medie imprese con le amministrazioni pubbliche. A tutto ciò bisogna aggiungere che continua ad essere impegnato nella liberalizzazione del mercato dell’energia costi quel che costi.

María da Assunção Esteves, europarlamentare portoghese del gruppo popolare e membro della Commissione di Affari costituzionali «vedrebbe bene Barroso per un secondo mandato a capo della Commissione», dopo averlo definito un politico «combattivo e tenace». Giudizio che condivide in parte Méndez de Vigo: “«Il suo lavoro di promozione di iniziative politiche è stato molto positivo, avendo ereditato una situazione difficile, di paralisi, a causa dello scandalo della Commissione Santer e la debolezza della Commissione Prodi. Ciò nonostante è prematuro parlare di rielezione: un anno e mezzo in politica è un tempo piuttosto lungo e inoltre fino ad ora solo un Presidente ha riottenuto il mandato: Jacques Delors». Nel 2009 ci sarà da eleggere non uno, ma tre incarichi: Presidente del Consiglio, Presidente della Commissione e Responsabile della politica estera. «Dato che l’Ue è una democrazia consensuale», conclude, «è probabile che la sinistra e la destra si mettano d’accordo per una spartizione equilibrata».

Foto nel testo: Durão Barroso e Sócrates (Foto Miguel Angel Lopes Migufu/flickr); Panorama di Lisbona (Foto miradourodetasmania.blogspot.com/flickr); La eurodeputata Esteves (Foto Parlamento europeo); L'eurodeputato spagnolo Méndez de Vigo" (Foto Parlamento Europeo)