Politica

Dissidente a Cuba: «L'Unione europea è cieca nei confronti dell'opposizione cubana»

Articolo pubblicato il 09 gennaio 2009
Articolo pubblicato il 09 gennaio 2009
Intervista con la dissidente cubana Martha Beatriz Roque: una dura critica della politica dell'Unione europea nei confronti del suo Paese e, soprattutto, la doppia faccia della Spagna, che fingendo di trattare, difende i suoi interessi.

Martha Beatriz Roque, economista sessantaduenne residente a L'Avana, è a capo della dissidenza politica cubana. Fa parte del Segretariato Pro Tempore dell'Agenda per la Transizione, una coalizione che denuncia gli attentati contro la libertà di espressione e i diritti umani nell'isola e lotta per l'avvento della democrazia. Martha è stata arrestata in due occasioni dal regime castrista, l'ultima delle quali è stata condannata a 20 anni e liberata grazie ad una forte pressione internazionale. In questa intervista ci spiega il suo punto di vista riguardo alla politica dell'Unione europea nei confronti di Cuba.

L'Unione europea ha ritirato le sanzioni a Cuba, cosa che gli Stati Uniti non hanno propriamente accettato di buon grado. Che ne pensa di questa decisione?

«Con l'Agenda per la Transizione abbiamo stilato un documento in cui si paventavano le conseguenze che un'azione di questo tipo avrebbe portato. Ora si sta verificando ciò che avevamo previsto, ovvero un aumento enorme della repressione nel Paese, dovuto al fatto che si è ceduto al volere del Governo. In ben due occasioni persino il ministro degli Esteri di Cuba ha attaccato l'opposizione di fronte a Moratinos (Ministro degli Esteri spagnolo, ndr). In un'occasione ci ha definiti mercenari e nessuno ha protestato in alcun modo. La seconda volta ha sostenuto di non avere detenuti politici e anche in quel caso nessuna protesta. Perciò, di quali prigionieri politici possono parlare l'Unione europea e Cuba se lo stesso Ministro degli Esteri ne nega l'esistenza e nessuno lo contraddice?».

Voi criticate duramente la politica del governo spagnolo per quanto riguarda le relazioni con Cuba…

«Sì, il Governo spagnolo vuole far vedere che sta dialogando con opposizione e governo, ma questo non certo. Il Governo spagnolo sta difendendo gli interessi dei propri imprenditori a Cuba che, ahimè, non sono messi sullo stesso piano degli interessi del popolo cubano, privato della libertà, vittima d'infrazioni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ricattato e represso dal Governo. Questo non interessa alla Spagna, un paese la cui costituzione è basata proprio sui principi fondanti della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Loro preferiscono difendere i propri interessi economici che difendere la democrazia».

Che mezzi deve adottare l'Unione europea per favorire il processo di democratizzazione di Cuba?

«Hanno detto che, se la cosa fosse andata avanti, sarebbero venuti a Cuba a parlare con l'opposizione e non è successo. Le posso dire che è venuto a Cuba il Ministro agli Affari Esteri di Cipro, stato membro dell'Unione europea, e non si è affatto incontrato con l'opposizione. Le posso dire che questa corrente è iniziata con lo stesso Moratino, che in varie occasioni è venuto a Cuba e non ha nemmeno chiesto di incontrarci. Ciò implica che l'Unione zuropea sta rinnegando l'opposizione cubana, come se non esistessimo».

Obama ha promesso di cancellare le restrizioni sui viaggi verso l'isola da parte dei cubani residenti negli Stati Uniti e sull'invio di denaro. Oltre a ciò, crede che l'elezione di un Presidente democratico possa migliorare in qualche modo le relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti?

«Ora come ora, purtroppo, l'isola sta affrontando talmente tanti problemi causati dal passaggio di tre uragani che le valutazioni sulla politica estera non sembrano affatto essenziali, ci sono così tanti bisogni interni. Qualsiasi cosa che possa aiutarci dal punto di vista esterno è ben accetta, ma è molto difficile trarre conclusioni politiche in momenti come questo».