Politica

Dear Reader: «In fin dei conti siamo tutti gente bizzarra»

Articolo pubblicato il 29 settembre 2009
Articolo pubblicato il 29 settembre 2009
Cherilyn MacNeil (24 anni), la carismatica cantante e pianista del trio indie sudafricano Dear Reader, parla a margine del Berlin-Festival del suo Paese, tra pericolo e apertura, credo e spiritualità, cuori spezzati, e ci racconta di come abbia trascorso la sua estate a Berlino.

Cheri possiede lo spirito di gruppo. Per questo, prima di arrivare all’appuntamento per l’intervista, ha radunato attorno a se anche i suoi due colleghi, il bassista Darryl Torr e il batterista Michael Wright. Oggi è incredibilmente caldo all’aeroporto di Tempelhof (Berlino), chiuso da poco e nella cui aviorimessa si svolge il Berlin-Festival. Mentre al bar il pubblico del concerto si mette in fila assetato di acqua, la cantante sembra essersi messa in ghingheri e con la sua carnagione diafana e il suo sorriso travolgente trasmette la sua totale tranquillità in mezzo a questa frenesia. Potrebbe essere semplicemente la naturalezza di una persona molto positiva, ma c’è stato anche qualche aiuto: «Abbiamo trascorso un paio di giornate spettacolari qui a Berlino. Siamo andati a fare il bagno, abbiamo fatto il picnic al parco, abbiamo partecipato a un quiz musicale che abbiamo vinto, e io sono anche andata in bicicletta. In Sudafrica ora è inverno, quindi per noi è stata come una vacanza estiva!».

L’entusiasmo di Cheri è autentico e sembrano avere dei buoni contatti, visto che alloggiano in una delle zone più “in” della città: il confine tra Kreuzberg e Neukölln, chiamato semplicemente Neukölln. Un angolo che non è ancora abbastanza chic da attrarre gallerie o investimenti, ma che non è più così degradato, visto che nel frattempo vi hanno aperto bar e negozi alla moda.

Johannesburg tra criminalità e diversità culturale

È tutta un’altra aria quella che si respira a Johannesburg, la città da cui proviene la band. Con i suoi oltre tre milioni di abitanti, «Jo’burg», come viene chiamata, si trova appiccicata la fama di essere una delle città più pericolose del mondo, fama attaccata con la stessa colla che viene sniffata nei quartieri più poveri. Una vita dietro le sbarre per la paura di furti con scasso e violenze, cosa ne pensate? «Per noi è la normalità, perché è sempre stato così. Naturalmente dobbiamo essere prudenti, ma lo facciamo in modo automatico. Ovviamente la notte non giro a piedi, ma in macchina, e faccio sempre attenzione a non uscire da sola. Per chi viene da fuori, probabilmente, sembra peggio di come sia in realtà... io mi sono semplicemente abituata».

Darryl si inserisce nella conversazione. Nato e cresciuto a Johannesburg, vede nella sua città un luogo d’infinite possibilità che, da tempo, non vengono sfruttate, e si aspetta cose fantastiche in un futuro non molto lontano. Cheri gli dà ragione sottovoce: «È semplicemente la città più cosmopolita del nostro Paese, con una storia difficile, ma qui vivono molte culture diverse, purtroppo spesso ancora troppo separate l’una dall'altra».

Losing my religion

La scena musicale sudafricana è, però, molto variegata: accanto alla musica tradizionale africana, i posti più alti delle classifiche sono al momento occupati principalmente da hip hop, dance e musica ispirata al modello statunitense. L’intero Sudafrica sembra essere preso dalla musica mainstream. Proprio tutto? No! Da alcuni anni si è cristallizzata una piccola ma raffinata, scena indipendente. La band Dear Reader esiste già dal 2006, ma all’epoca aveva ancora il nome Harris Tweed cui, nel 2008, hanno dovuto rinunciare a causa dell’omonimo marchio di abbigliamento.

«If Jesus was my friend, tell me where he went», dice una delle canzoni scritte da Cheri. La cantante prima era davvero molto credente: «Sono stata cresciuta in modo religioso e sono stata a lungo praticante. Ero davvero una persona difficile a quei tempi. Ad un certo punto ho perso la mia fede, non per un qualche evento drammatico ma, semplicemente, così. Ed è stata la prima volta in cui ho avuto il cuore spezzato, molto prima del tipo di rottura, relativa ai ragazzi, cui parlo nei miei pezzi. È un po' strano per me parlarne. Quando ripenso al mio io precedente, mi dico: wow chi era questa persona? Ero davvero una ragazza strana». Anche se ha lasciato questo sentiero, il suo interesse per la spiritualità, la filosofia e il grande «perché» della vita le è rimasto.

Pene d'amore

Cheri ha scritto molte canzoni sulle sofferenze sentimentali e ammette tranquillamente che i contenuti sono autobiografici. Quando una persona è travolgente come questa ragazza da sogno, la cui bellezza interiore è evidente già dopo solo qualche secondo, come fa a non essere lei stessa una rubacuori? «Ma sai, a scuola c’erano sempre questi ragazzi ammirati, per i quali non sei mai abbastanza figo e per i quali si aveva un enorme rispetto. E poi, un giorno, scopri che per un altro eri esattamente questo tipo di persona. A volte si scopre solo dopo anni cosa la gente pensava di te in passato, e questo può essere anche un vero e proprio choc. In fondo siamo tutti dei geek (patiti di elettronica, ndr). Dovremmo semplicemente parlare di più con gli altri invece di perdere tempo a cercare di essere fighi. Mi piace quando s’incontra qualcuno e si scopre di essere uguali. È questo il bello della musica, perché così si scoprono parti della propria personalità che altrimenti rimarrebbero nascoste in profondità».

Che la musica possa superare confini e fossati è già stato provato spesso. Cherilyn MacNeil chiarisce in The Same le differenze che attraversano tuttora la società sudafricana. Nonostante tutte le differenze, di religione, colore della pelle, usi e costumi, c’è comunque una grossa comunanza, per la quale ha senso lottare: «Same, we're both the same/ We share the same heart / We're made of the same parts». E questo vale per tutti, che siano gente bizzarra o meno.