Politica

David Beckham al PSG: il calcio fuori gioco

Articolo pubblicato il 06 febbraio 2013
Articolo pubblicato il 06 febbraio 2013
Il 1° febbraio 2013, il Guardian ha dedicato un terzo della sua prima pagina all'arrivo di David Beckham al Paris-Saint Germain. E se la Francia intera è stata soggiogata dall'allure del giocatore inglese, il quotidiano britannico è stato l'unico media europeo a mettere in risalto il vero carattere di questa impressionante cerimonia mediatica.

Nel suo articolo intitolato "Paris match Beckham signs for France's richest club - and gives wages to charity", la corrispondente Angelique Chrisafis abborda, dopo solo due paragrafi, questioni spinose come la super-tassa di Hollande al 75%, Depardieu in Russia e Nicolas Sarkozy. Perché? Forse per lo stesso motivo per il quale, nel bel mezzo della conferenza stampa organizzata al Parco dei Principi per ufficializzare l'arrivo di David Beckham al PSG, lo Spice Boy aggiunge un tocco piccante alla cerimonia e afferma che i suoi primi 5 mesi di stipendio saranno devoluti in beneficenza ad un'organizzazione caritativa per bambini. Stupore. Silenzio. Sorrisi. Dopo di che un giornalista gli chiede come va con il suo francese in un tepore giornalistico che dissolve in una smorfia di compiacimento quattro secoli di deontologia.

Sipario. Niente più appelli all'anima magnanima di un uomo che alcuni chiamano "ilmagicopiede destro" ma si lo potrà volentieri battezzare "le slip fantastique". Lasciandosi trascinare dalla corrente, con sole due frasi Beckham fa politica, tra stipendio da calciatore ed esilio fiscale. E nessuno sembra accorgersi di niente. Il vecchio giocatore del Manchester United, che si rivela un eccellente oratore, è diventato un politico dall'acume arguto, rendendo obsoleto ogni articolo - prevalentemente scritto - sull'opulenza della sua busta paga. Dando anche la possibilità ai media di giocare allegramente con la parola "show".

Quando si parla di David Beckham, e del fatto che avrà presto 38 anni, non si pensa più ad un giocatore di calcio di alti livelli. Non si indirizzano più parole ai tifosi. Non si parla della sua posizione sul campo. Ma di un ambasciatore, l'ambasciatore di una squadra tra le più ricche del mondo, i cui dirigenti del Qatar sono accusati indirettamente di corruzione nell'organizzazione del Mondiale del 2022. Ci si limita dunque a rendere omaggio. E a seppellire il calcio con l'avallo della politica. Sfoderando il più brillante dei sorrisi.

Foto © pagina Facebook ufficiale del PSG