Politica

Cuba: quando l'arte è (ancora) rivoluzionaria

Articolo pubblicato il 21 marzo 2008
Articolo pubblicato il 21 marzo 2008
L'Avana è il centro culturale di una Cuba dove tutti hanno la possibilità di produrre, ma pochi quella di esprimersi.

Una strano odore, misto di mango e benzina, impregna l’aria: è l’odore dell'Avana. Le facciate scolorite e malridotte dei suoi palazzi signorili allungano la loro ombra decadente su questa città piena di contrasti, che nasconde piccoli tesori all’interno del suo labirinto di strade e stradine. Il più importante è sicuramente il callejón de Hamel (il vicolo di Hamel), un angolo multicolore in mezzo al grigio e spento quartiere di Cayo Hueso: è il primo murale a cielo aperto dedicato alla cultura afrocubana.

Callejon de Hamel al museo d'arte di Indianapolis

Totem nei cieli

Questo spazio poliedrico è il canalizzatore delle più svariate espressioni artistiche. Disegni tipici della santería – Orishas (santi) , Nksis (spiriti) e divinità – e riflessioni esistenziali scritte a penna ricoprono i muri di questa strada comunale.

Figure scultoree fuoriescono dal muro dando vita ai Niños de Hamel (Bambini di Hamel).

Secondo la leggenda, entrano ed escono dal vicolo senza farsi vedere, mentre giocano con le strutture di materiale riciclato che decorano la strada. Uova di Pasqua che nascondono fili del telefono, vecchie vasche spaziali che sorvolano le nostre teste, totem giganti in cerca del regno celeste o un onnipresente occhio sul muro che acceca i curiosi.

«L'arte fa parte dell'identità del popolo»

All’ingresso ci sono i segni tipici della santería: semi, collane, radici e strani intrugli. La credenza nell’incarnazione degli spiriti nella natura viene sia dalla religione cattolica che dai culti africani, nei quali confluiscono stregoneria, superstizione e rituali. Oltrepassando questo luogo magico si arriva nello studio-laboratorio Merceditas Valdés. È da questo santuario che il camagüeyano (abitante di Camaguey, terza città cubana, ndr) Salvador González Escalona crea le sue opere. La vocazione artistica di questo scultore e pittore – che attinge alla tradizione afrocubana – e la sua stretta relazione con l’essere umano, fanno sì che costruisca, da più di vent'anni ormai, una realtà a uso e consumo della comunità locale. «L’obiettivo del mio progetto è portare l’arte al popolo, perché fa parte della sua stessa identità», ci racconta. Ma il vicolo non si limita ad ospitare sale espositive. È anche lo spazio di attività educative e ricreative, rivolte in primo luogo ai giovani. La comunità organizza spettacoli teatrali, reading di letteratura, laboratori di pittura e concerti. I ritmi protagonisti sono i suoni tradizionali cubani (boleros, feeling, swing, danzones) che ricordano tempi di turbolenza politica e splendore musicale.

Clicca sulla "X" in alto a destra per rivedere le foto del Callejón un'altra volta (Foto: ©Marc Paso Mateu)

«Nella rivoluzione: tutto. Contro: nessun diritto»

La filosofia dei murales nel callejón de Hamel assume una nuova dimensione. A differenza di quello che si è potuto ammirare sui muri e sulle facciate della rivoluzione cubana, l’arte urbana proposta da Salvador vuole comunicare valori etici e storici, oltre che estetici. La situazione dell’arte a Cuba, così in balia dei meccanismi di potere, si nasconde dietro promesse discorsive del tipo «nella rivoluzione: tutto. Contro: nessun diritto». I vertici del Governo stroncano ogni tentativo di uscire dalla tela rivoluzionaria, controllando le circa 200 istituzioni artistiche esistenti e la produzione artistica che ne deriva.

Nel 1989 il Governo adottò un Programma che prevedeva una serie di Progetti artistici per lo sviluppo culturale. Da qui, nel 1990, nacque il progetto Callejón de Hamel. Coincise con un momento di crisi durante il quale Cuba, con il dissolvimento dell’Urss, si trovava ancora più isolata dal mondo.

Questa iniziativa, insieme ai progetti El Callejón del Poeta (Il vicolo del poeta), La Casa del Niño y la Niña (La Casa del Bambino e della Bambina), o Il Taller de Transformación Integral (Il Laboratorio di Trasformazione Integrale), offrono un’alternativa artistica e ricreativa a cui si attribuisce il merito di ridurre la delinquenza giovanile.

Hamel, trafficante ed eroe

In un angolo del murale, un anziano racconta, come se fosse una vecchia storia di pirati, come nacque e si formò questo piccolo paradiso artistico: «Fernando B. Hamel, famoso trafficante d’armi franco-tedesco della fine del secolo Diciannovesimo, dopo aver cercato di raggiungere la Florida, arrivò, quasi per caso, sulla costa nord-occidentale di Cuba, fuggendo dalle truppe statunitensi». Hamel si stabilì vicino all’allora modesto abitato de L'Avana, dove, poco a poco, si trasformò in un rispettato e ricco uomo d’affari. Aprì una piccola fonderia e una colonia dove i suoi lavoratori – africani e cinesi in maggioranza – disponevano di alloggi confortevoli, privilegio inusuale per l’epoca. Dopo la crisi del 1929, Hamel perdette tutto quello che aveva e sparì senza lasciare altra traccia se non quella del ricordo.

(Tutte le foto: ©Marc Paso Mateu)