Politica

Crisi finanziaria: l’effetto domino sulle banche europee

Articolo pubblicato il 07 ottobre 2008
Articolo pubblicato il 07 ottobre 2008
La crisi della finanza mondiale è arrivata anche in Europa. Tra la nazionalizzazione e rilevamento, uno sguardo sul collasso bancario europeo, Northern Rock, Bradford & Bingley, Hypo Real Estate, Bnp Paribas ,Fortis e Dexia.

La crisi continua nel mondo finanziario europeo. Durante il vertice delle quattro nazioni appartenenti al G8, indetto dal Presidente di turno dell’Ue, Nicolas Sarkozy a Parigi, si è cercata una “soluzione europea”. La Merkel e Brown sono favorevoli, per uscire dalla crisi, a strade autonome. Ecco quello che resta degli istituti bancari europei che si stanno cercando di salvare.

Gran Bretagna e Irlanda: Northern Rock, Bradford & Bingley, Halifax Bank of Scotland

(Alex Gnningham/wikipedia)

Già in primavera era diventata visibile, in Gran Bretagna, la crisi dei mutui subprime: innumerevoli clienti della Northern Rock di Newcastle, avevano prelevato, nel settembre 2007, 2,9 miliardi di euro dai loro conti, scuotendo il bilancio delle banche. Solo pochi mesi dopo, il 17 febbraio 2008, la Northern Rock viene nazionalizzata: il primo caso in Inghilterra dagli anni Settanta. Costo per il governo: 73 miliardi di euro.

Il 29 settembre 2008, alla Bradford & Bingley (B&B) è toccato lo stesso destino. Il ministro delle finanze Alistair Darling ha annunciato la nazionalizzazione della banca britannica, precedentemente approvato dalla Commissione europea. Per la modica cifra di 500 milioni di euro la spagnola Santander ha comprato le 200 filiali e i 2,7 milioni di conti degli “insicuri inglesi”. Il resto è stato ammortizzato dallo stato per 50 miliardi di sterline.

Anche gli scozzesi devono stringere la cinghia: i 72mila impiegati mondiali della Halifax Bank of Scotland hanno tremato, quando è stato annunciato ufficialmente che la HBOS era stata assorbita dal gigante bancario inglese Lloyds TBS. Dopo il tracollo della banca americana Lehman & Brothers, le azioni, in ventiquattro ore, sono crollate. Gli irlandesi hanno tirato fuori il loro asso dalla manica facendo arrabbiare i britannici con una mossa protezionistica: lo Stato irlandese garantisce per due anni tutte per tutte le nuove azioni bancarie. I britannici hanno paura che i loro clienti si spostino sull’isola verde. Bilancio: 2 nazionalizzazioni, 1 rilevamento

Germania: Hypo Real Estate

(Hypo Real Estate Holding AG)

Gli irlandesi sono fonte di turbamento anche sul lato della finanza. La filiale irlandese Depfa ha portato la “casa madre”, la Hypo Real Estate, ad un crollo. E proprio quando usciva da un’operazione di salvataggio. Il Governo tedesco ha cercato di trattare velocemente: è stato varato un pacchetto di salvataggio da 35 miliardi di euro e sarebbe dovuto essere immesso nelle malaticce operazioni del Dax 30 (il principale indice della borsa di Francoforte, ndr). L’operazione berlinese ha provocato qualche preoccupazione nella Comunità europea, che alla fine ha dato comunque il via libera. In ogni caso troppo tardi.

A causa di un “buco finanziario”, che ha toccato in particolare la Depfa Bank, la banche tedesche hanno fatto marcia indietro e hanno voltato le spalle alla HRE. Questo potrebbe significare la fine della banca di Monaco e l’inizio della crisi della finanza tedesca. Ma Angela Merkel è scesa in campo: ha organizzato, per il 5 ottobre scorso, un vertice che ha varato “un’iniezione” di 15 miliardi di euro. Hre è stata salvata una seconda volta.

Bilancio: fallimento evitato in due riprese.

Benelux: Fortis e Dexia

(Fortis)

Il Governo di Bruxelles, l’Aia e il Lussemburgo hanno deciso, il 30 settembre scorso, di “pompare” nel gruppo belga-nederlandese Fortis, 11,2 miliardi, accedendo, di fatto, alla metà del capitale. Qualche giorno più tardi, il 5 ottobre, la stampa belga ha annunciato che la maggiore banca francese, Bnp Paribas, acquistava le attività di Fortis in Belgio, per solamente 15 miliardi di euro. Bnp diventa il più grosso gruppo finanziario dell’Eurozona.

Sei miliardi di euro sono usciti anche dalle casse di Belgio, Francia e Lussemburgo per confluire nell’immobiliare finanziaria Dexia. Il direttore, Axel Miller, aveva giusto giusto “preso possesso” dei 3,7 milioni di euro della sua liquidazione per garantirsi un atterraggio morbido. Il Governo di Sarkozy ha reagito con forza alla manovra, mettendo in cantiere un progetto di legge contro i salari dei menager sovradimensionati.

Bilancio: Nazionalizzazione e ripresa in Benelux

Islanda e Danimarca: Glitnir e Roskilde-Bank

Gli europei del nord devono coprirsi bene. Il Governo islandese ha messo nella tremolante Glitnir 600 milioni di euro, per salvarla dal collasso. La crisi finanziaria mondiale si sente particolarmente forte in Islanda, poiché il progresso stava toccando proprio il settore della banche e quello finanziario. La Danimarca deve, dal canto suo, combattere contro la recessione. L’ondata domino ha colpito soprattutto i piccoli istituti di credito, come la Roskilde-Bank, che a giugno ha dichiarato fallimento e che è stata poi assorbita dalla Banca centrale danese. Nel frattempo è stata rilevata dalla Nordea AB, dalla danese Nord Bank e dalla Arbejdernes Landsbank.

Bilancio: Nazionalizzazione in Islanda e rilevamento in Danimarca.