Politica

Crisi finanziaria: la Bce indecisa

Articolo pubblicato il 07 settembre 2007
Articolo pubblicato il 07 settembre 2007
A fronte della crisi finanziaria negli Stati Uniti, il Presidente della Banca Centrale Europea (Bce) Jean Claude Trichet, ha deciso di mantenere il tasso di interesse al 4% e aspettare l'evolversi dei mercati finanziari.

La Bce l'8 agosto 2007 ha dato 94,8 miliardi di euro in una volta sola. È il 5% del Pil della Francia, 2,5 milioni di volte il salario medio annuale nel Regno Unito. È anche la più grossa somma di denaro mai immessa dalla Bce nel sistema finanziario europeo. Obiettivo: porre rimedio all’attuale crisi provocata dal mercato Usa dei mutui.

Una storia americana

Ma che cos’è la crisi detta dei subprime mortgage? Tutto ha avuto inizio una decina di anni fa negli Stati Uniti. Il mercato tira, i consumatori non mancano e tutto funziona nel migliore dei modi. Il momento è propizio e molti americani decidono di acquistare casa. Hanno però bisogno di denaro, e molto. Secondo uno studio del Centro di politica abitativa effettuato nel 2005, il salario minimo annuale necessario per acquistare un'abitazione all’epoca era all’incirca di 71mila dollari quando il salario medio negli Stati Uniti era di 35mila dollari.

Per rispondere alle aspettative immobiliari dei consumatori, fioriscono in tutto il Paese generose e per nulla scrupolose società di credito immobiliare. Migliaia. Il mutuo è un rischio e la gente è povera. Alcuni tassi di interesse possono raggiungere il 18%. Conseguenza: il prezzo degli alloggi non finisce mai di estinguersi mentre gli interessi stagnano. Tutto questo denaro muove l’interesse delle banche. Il mercato è redditizio. In cambio trasformano questi debiti in liquidità. Il denaro che i proprietari rimborseranno loro col tempo è messo sul mercato, in anticipo.

Ma tra il 2004 e il 2006 la Federal Reserve, la banca centrale americana, aumenta i propri tassi di interesse dall’1% al 5,25%. I mutui per la casa diventano subito molto difficili da onorare. I prezzi cominciano ad abbassarsi, ma i proprietari non hanno i mezzi per rimborsare i loro prestiti, se non rivendendo la propria casa, di nuovo. Quasi tre milioni di persone rischiano di ritrovarsi in mezzo a una strada.

Panico generale

Questa catastrofe sociale si accompagna ad un crack finanziario per tutte le società di credito immobiliare. Grandi istituti di credito come l’American Home Mortgage si ritrovano in bancarotta. Licenziamenti. Disoccupazione. Crisi del sistema bancario e febbrilità del mercato che va nel panico. Il denaro va in fumo, nel momento in cui si capisce che molti mutui non saranno mai rimborsati. La crisi non si ferma ai poveri o agli esclusi, ma si propaga a tutto il sistema economico, in tutti i settori. È a questo punto che le banche centrali, tra cui la Banca Centrale Europea, decidono di coordinare le proprie azioni per calmare i mercati e riportare la calma. Questo impegno comune su scala mondiale è un'esclusiva e costituisce un vero e proprio banco di prova per la Bce, nel momento in cui la sua indipendenza è rimessa in discussione da alcuni dirigenti europei. Per prevenire la mancanza di liquidità, le banche iniettano in maniera massiccia nei circuiti finanziari 500 miliardi di dollari tra cui 200 per la sola Bce. Le banche centrali diventano un mutuante supremo secondo l’espressione dell’economista Elie Cohen.

Critica tedesca

Si tratta inizialmente di rassicurare, diffondendo il più possibile la consapevolezza che le fondamenta dell’economia sono sane e che si tratta solo di un semplice e naturale riassestamento. In seguito si tratterà di evitare che siano i cittadini a pagare il prezzo della bancarotta. Il denaro iniettato dalla Bce è quello dei cittadini europei messo sul mercato per sostenere l’economia americana ed evitare una recessione che sarebbe dannosa per l'economia globale.

Tuttavia, rompendo questa meccanica ben lubrificata, la Germania cambia il suo fucile da spalla e critica l’atteggiamento della Bce. Axel Nitschke, capo economista della Federazione tedesca delle Camere di Commercio ed Industria, suggerisce che la Bce «mantenga dei tassi di interesse bassi per non compromettere la crescita, fortemente minacciata dalla crisi del prestito». Da parte sua, François Fillon, Primo Ministro francese, ha espresso la stessa opinione, sottolineando che «il controllo dell’inflazione non deve essere più l’unico compito della Bce».

Messa spalle al muro, la Bce doveva scegliere: calmare i mercati finanziari all’indomani della crisi, libera di frenare la crescita nell’Unione o abbassare i tassi di interesse e prendersi il rischio di una propagazione della crisi. Per adesso la Bce ha deciso di aspettare e mantenere il tasso di interesse attuale. Tutto in stand by per il momento.