Politica

Consiglio d’Europa, una rivoluzione impotente

Articolo pubblicato il 28 febbraio 2008
Articolo pubblicato il 28 febbraio 2008
L’organizzazione, con sede a Strasburgo, difende i diritti dell’uomo in Europa e cerca di farsi conoscere dall'opinione pubblica.

«È quasi rivoluzionaria», dice Matjaž Gruden parlando della nuova Convenzione del Consiglio d'Europa contro la tratta degli esseri umani (STCE N° 197), entrata finalmente in vigore il 1° febbraio 2008, dopo gli anni necessari alla ratifica da parte degli stati membri. L'uomo, sloveno, è il portavoce di questa istituzione.

Questa piccola rivoluzione, che Gruden definisce spettacolare, non viene però minimamente percepita dal cittadino, che coglie solo le norme di sicurezza. Per accedere all’edificio, infatti, bisogna togliersi il cappotto e depositare gli oggetti metallici in un contenitore, come in aeroporto. Non è facile vedersi accordare l'accesso alla fortezza e, inoltre, nelle settimane in cui non ci sono sessioni, un vuoto assoluto e lunghe file burocratiche attendono i visitatori. E senza una cartina dell'edificio risulta difficile orientarsi.

Benvenuti al Consiglio d’Europa. Questa istituzione è nata nel 1949 ed è cresciuta fino a contare 47 membri. I principi ai quali si ispira – democrazia, diritti umani, qualità della vita – sono una parte non negoziabile dell'identità europea. Ciononostante spesso pare che soffra un complesso di inferiorità nei confronti dell'Ue, che possiede un potere legislativo, e quindi reale, sui suoi 27 stati membri. Il Consiglio d'Europa, invece, è un'organizzazione internazionale senza questi poteri, cosa che non gli permette di avere un riscontro immediato nella società. Questo è uno dei suoi problemi più grossi.

Un problema di identità

Secondo Matjaž Gruden, al Consiglio d’Europa manca un profilo chiaro, e questo è dovuto proprio alla somiglianza con l'Unione europea. Inoltre, durante gli anni Settanta, alla perdita di valore del Consiglio è corrisposto un aumento del peso dell'Ue.

Micaela Catalano, responsabile della comunicazione, ci spiega che si tratta anche di un problema di posizione: da un lato una scadente rete di trasporti e comunicazioni in rapporto agli altri centri politici, dall'altro la mancanza di organi si stampa a Strasburgo.

La stampa internazionale non segue molto quello che succede nel capoluogo alsaziano, e purtroppo i media restano l'unica possibilità di raggiungere il grande pubblico. Nessuna sorpresa, quindi, se si sa così poco del Consiglio d'Europa. A causa di problemi di budget i reparti interni che si occupano di stampa hanno troppo poco personale a disposizione. L'addetto stampa, Alun Drake, ci rimanda al sito internet, che mette a disposizione informazione e archivi.

Un grande potenziale

Dietro al Consiglio d’Europa si nasconde un grande potenziale, come ci spiega Matjaž Gruden: «Alcuni anni fa le Ong più grandi e operanti nel settore dei diritti umani, come Human Rights Watch e Amnesty International, hanno dichiarato che l’unica organizzazione internazionale ad esercitare un’influenza per quanto riguarda i diritti umani in Russia è il Consiglio d’Europa».

(Foto: ©Enno Dummer)

Purtroppo, per gli esterni, questo conta poco. Vista da fuori questa istituzione, a causa della sua complessità, sembra una giungla. Ora si deve migliorare la strategia di comunicazione, mettere l'attenzione su temi rilevanti e vicini all'umanità, e mostrare il suo lato “vivo”.

Quando lasciamo il palazzo, prendiamo la larga Avenue de l'Europe, che ci porta verso il centro della città. Dopo due chilometri siamo alla cattedrale, tra le viuzze strette e le osterie. Il Consiglio d'Europa sembra già lontanissimo.