Politica

Come ritrovare lo spirito europeo

Articolo pubblicato il 10 maggio 2007
Articolo pubblicato il 10 maggio 2007
«Con l'Europa, oggi, si vive molto meglio» «No, è il sogno di burocrati sconnesi dalla realtà». In occasione della Giornata dell'Europa cafebabel.com apre il dibattito.

«Credeteci o no, ma con l'Europa, oggi, si vive molto meglio» spiega l'eurodeputato polacco Jan Kulakowski. «Il miglioramento delle nostre condizioni di vita dipende dall'integrazione del Continente». La Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950 può essere considerata il seme dell'Ue, un seme germogliato sette anni dopo, il 25 marzo 1957, con la firma del Trattato di Roma. A distanza di cinquant'anni, l'Unione è diventata una garanzia di sviluppo economico e sociale per molti dei 27 stati membri .

«Da un punto di vista sociale il sogno di un'Europa unita, senza guerra, è diventato realtà» continua Kulakowski. Per l'economia, la creazione di un libero mercato e l'arrivo della moneta unica – l'euro – costituiscono due pilastri fondamentali dell'Unione. Gli stati membri della zona euro hanno visto le loro ricchezze moltiplicarsi e il volume degli scambi commerciali con i loro vicini è aumentato, garantendo così una maggiore trasparenza dei prezzi. Quale migliore esempio di questa crescita costante se non la Slovenia che, avendo adottato l'euro il primo gennaio 2007, ha registrato una crescita della sua economia e un calo considerevole dell'inflazione?

«L'Europa? È il sogno di burocrati sconnesi dalla realtà»

Non sono però tutte rose e fiori. Un'inchiesta di Eurobarometro condotta nel dicembre 2006 ha dimostrato che il 40% degli europei non hanno fiducia nelle istituzioni dell'Unione. Nel 2004, inoltre, il tasso di partecipazione alle elezioni europee è stato molto basso: solo il 38% degli elettori del Regno Unito e il 39% dei Paesi Bassi sono andati a votare. «L'Europa è uno slogan senza base sociale e si limita a un lavaggio del cervello», denuncia Jordi Sellarés, professore di Diritto internazionale pubblico all'Università Esade di Barcellona. «È il sogno di burocrati così sconnesi dalla realtà da credere a un'Europa unita». Secondo Sellarés, l'insuccesso dell'Unione è dovuto al «deficit democratico» di cui soffrono le istituzioni europee e alla mancanza di comunicazione tra l'Ue e i suoi ittadini, che la associano a una «realtà virtuale», accessibile solamente da un manciata di «eletti».

La mancanza della presa di coscienza dei cittadini europei sull'importanza dell'Ue è poi palese. «Una cattiva notizia ha più eco di una buona», analizza Cristina Colom del Patronato catalano pro Europa, un organismo di informazione attivo a Barcellona.

Arriva la premiata ditta Merkel-Sarkozy

Europeista convinto, l'eurodeputato polacco Brosnilaw Geremek invita a «recuperare lo spirito europeo. Dopo il rifiuto di ratificare la Costituzione europea da parte dei francesi e degli olandesi, siamo in un periodo impregnato di pessimismo, di un senso di sconfitta di fronte al processo d'integrazione».

La cancelliera tedesca Angela Merkel spera nel Consiglio europeo di Bruxelles di giugno per rilanciare il processo costituzionale insieme agli altri 26 leader europei. In questa occasione potrà contare sull'appoggio del neoeletto Presidente francese. Secondo il quotidiano svizzero Le Temps la visione europea della conservatrice Merkel coincide con quella di Nicolas Sarkozy.

Gigante economico e nano politico

L'attualità dimostra che l'Europa è sì un gigante economico ma resta un lillipuziano politico a causa della mancanza di un'identità comune. Urge quindi costruire un'Europa capace di parlare con una sola voce sulla scena internazionale e ricompattata nell'ottica di nuove sfide comuni quali la lotta al terrorismo internazionale e l'effetto serra. L'Unione Europea si sta risvegliando? L'impegno assunto dagli stati membri per ridurre del 30% le emissioni di anidride carbonica e di aumentare del 20% le energie rinnovabili entro il 2020 sembra dimostrarlo.

Restano tuttavia ancora tante sfide da affrontare. Per il suo centenario l'Unione sarà diventata, forse, un modello da seguire: «non un'Europa di commercianti o di regioni, ma un'Europa di cittadini» per dirla con l'ex eurodeputato spagnolo Julio Añoveros.