Politica

Colonia e la libertà religiosa: tener testa all’estrema destra

Articolo pubblicato il 29 luglio 2009
Articolo pubblicato il 29 luglio 2009
La grande moschea sarà costruita per i 120 mila musulmani che vivono nella città tedesca. Il movimento ProKöln perde così il suo punto di forza per le prossime elezioni municipali. Analisi di un conflitto.

In principio, fu la lotta contro la presunta corruzione politica dei grandi partiti tedeschi. Poi, la promessa di garantire una sicurezza duratura. Più tardi, la salvezza di Colonia da quella che chiamano l’“islamizzazione” della Germania. Il partito estremista di destra ProKöln (Pro Colonia, partito locale, ndr) intesse così il suo discorso ultranazionalista e xenofobo dietro una facciata pseudo-democratica, presentandosi al popolo come un movimento a favore del cittadino. E la strategia, fino ad ora, ha funzionato, come dimostra il fatto che siano riusciti ad ottenere quattro rappresentanti durante le scorse elezioni locali del 2004.

All’ombra dei minareti

In vista delle nuove elezioni, il punto di forza del programma è stato una campagna contro la costruzione di una moschea di grandi proporzioni – si dice che la cupola raggiungerà i 37 metri di altezza e che i minareti s’innalzeranno a 55 metri dal livello del suolo - da tempo richiesta dai cittadini musulmani di Colonia.

L’Unione Turco-Islamica di Colonia (Ditib), organizzazione che raduna a sé gli sforzi delle diverse associazioni musulmane favorevoli alla costruzione della moschea, ha eluso con maestria gli attacchi dell’estrema destra. La Dibit ha sempre difeso la necessità di realizzare un proprio luogo d’incontro religioso, tirandosi fuori dal dibattito politico e dagli scompigli mediatici. Su questa linea, la responsabile della comunicazione della Ditib, Ayse Aydin, definisce come «luogo di preghiera, d’incontro e di comunicazione» il progetto che la sua organizzazione sta portando avanti e che vedrà la luce alla fine del 2011.

(pauneu/flickr)

Aydin evita la polemica argomentando che l’iniziativa deve distaccarsi dalla sfera politica. Per l’organizzazione, vedere costruita la moschea significherebbe «soddisfare le necessità di tutta una comunità, significherebbe portare a frutto l’impegno che da tanti anni viene dedicato a questo scopo». Si capisce subito l’urgenza del progetto constatando che, sebbene esistano diverse moschee a Colonia, la preghiera di solito si svolge in domicili privati a causa della mancanza di uno spazio sufficiente per i migliaia di praticanti.

ProKöln, nomi diversi per una stessa realtà

I fondatori e leader di ProKöln, Markus Beisicht, Manfred Rouhs e Bernd Schöppe, si vestono e si comportano come i membri di un qualsiasi partito occidentale, il cui biglietto da visita consiste in giacca e cravatta, pettinatura perfettamente in ordine e gran sorriso. (DITIB-Zentralmoschee Köln/Wikimedia)Ciò nonostante, il segno di riconoscimento del partito va oltre la classica politica democratica e il vero messaggio è ben nascosto nei retroscena del programma, un appello all’odio contro tutti coloro che non siano tedeschi e contro chi si dissoci dalla via considerata corretta, per loro l’unica possibile. I militanti di ProKöln non indossano anfibi, non portano i capelli rasati, né mettono in mostra simboli fascisti, nonostante parte dei loro ideali continui ad essere alimentato dalle teorie nazionalsocialiste.

Istituzionalizzare l’estremismo

Nel suo libro Rechtsextremismus in Köln?!” (Estrema destra a Colonia?! edizioni Nsdok), il ricercatore Ioannis Orfanidis mostra qual’è stata l’evoluzione e l’adattamento dei partiti estremisti di destra nella città tedesca di Colonia. Orfanidis fa notare come ProKöln abbia addolcito la propria strategia comunicativa, presentandola in una forma meno aggressiva, riuscendo in qualche modo negli ultimi decenni a istituzionalizzare l’estremismo. Allo stesso modo, i nazionalisti possono aver mitigato l’impatto delle loro campagne presentandole in forma più democratica, seguendo una linea più coerente con la realtà politica esistente, ma per la maggior parte dei casi il messaggio non si è evoluto. La struttura di ProKöln continua a essere costituita da criteri che non si adattano ad un sistema democratico. Allo stesso modo resta da vedere se la formazione possa aggirare i filtri costituzionali, motivo per cui risulta indagata. La presunta incostituzionalità di ProKöln è ora sottoposta a indagini da parte dei tribunali tedeschi al fine di chiarificare se la sua politica sia adeguata ai parametri di libertà d’espressione.

Asse ProKöln - Fpö- Vlaams Belang: «Congresso contro l’islamizzazione»

ProKöln intona il discorso islamofobo per accattivarsi maggiore rappresentanza nelle istituzioni politiche. Una delle campagne più eclatanti è stata la celebrazione del Congresso contro l’islamizzazione avvenuto lo scorso settembre. Quest’atto, organizzato da ProKöln, contò sulla presenza dei leader di altre formazioni dell’estrema destra europea come l’Fpö (Partito delle Libertà austriaco, ndr) o il partito belga Vlaams Belang. Durante l’incontro, i leader hanno camminato per le strade della cittadina sul Reno, esibendo striscioni contrari alla costruzione della moschea.

I cittadini di Colonia si sono mostrati restii a partecipare alla celebrazione dell’atto xenofobo, ma saranno i risultati delle prossime elezioni del 30 agosto a rivelare se i colognesi abbiano davvero interesse a far sparire ProKöln dalla scena politica. Per ora, nell’ambiente si respira un certo rifiuto verso gruppi dello stesso calibro. Tuttavia la decisione finale spetterà ai risultati delle urne.