Politica

“Ci deve essere un limite” disse il Dansk folkeparti e, così, frontiera fu.

Articolo pubblicato il 17 maggio 2011
Articolo pubblicato il 17 maggio 2011
A pochi giorni dalle sue celebrazioni, uno dei tasselli dell’integrazione dell’Europa è messo in discussione. Dopo le voci sulla sospensione del trattato di Schengen paventate da Francia e Italia, la Danimarca brucia tutti in partenza e decide di reintrodurre i controlli alle frontiere con Germania e Svezia. Uno sguardo sull’euroscetticismo danese…

 Tra “beghe domestiche” e politica europea

Firmato, il Partito del popolo!Ufficialmente indirizzato alla lotta all’immigrazione clandestina e alla criminalità, il patto raggiunto tra il governo di minoranza di centro-destra e gli estremisti del partito del Popolo Danese (Dansk Folkeparti) pare il risultato di un do ut des, più che un’azione coscientemente mirata a limitare la criminalità transfrontaliera. E’ opinione diffusa, infatti, che la sigla dell’accordo da parte del governo sia “un contentino” all’estrema destra, finalizzato ad ottenere l’appoggio sul piano della riforma delle pensioni, che prevede l’innalzamento dell’età pensionabile e l’introduzione di altre misure di austerità. Non solo, secondo gli osservatori, l’accordo guarderebbe alle prossime elezioni politiche (da tenersi entro novembre). Considerando lo stato d’ansia degli europei nei confronti dei flussi migratori dal nord Africa, (ansia attestata in primis dal recente successo del partito nazionalista Finlandese), la sospensione di Schengen da parte del governo danese sarebbe anche una mossa elettorale. Dal canto loro, i social-democratici, appoggiando passivamente la misura, paiono non disporre di una risposta più efficace di quella proposta dal Dansk Folkeparti per placare queste ansie da “invasione”.

Le reazioni

Secondo Lone Lone Dybkjær, del partito social liberale, i controlli alle frontiere, oltre che costare ai danesi 270 milioni di corone (36milioni di euro), sarebbero inutili ed inefficaci a controllare la criminalità transfrontaliera. L’annuncio della misura restrittiva ha destato critiche anche dai paesi vicini, direttamente interessati dalla nuova norma. Sia il governo svedese sia quello tedesco hanno perciò sollevato i problemi logistico-economico che deriverebbero da tale decisione. Le disfunzioni più gravi le subirebbero i lavoratori transfrontalieri, soprattutto nella regione dell’Øresund, dove i pendolari che si muovono tra Svezia e Danimarca sono giornalmente quasi 20.000. Le critiche sono fioccate anche in Germania, dove il ministro dell’interno Hans-Peter Friedrich ha accusato la Danimarca di isolazionismo. La replica è arrivata dal ministro dell’immigrazione Søren Pind, (meglio noto come “ministro dell’assimilazione” dopo le recenti dichiarazioni sul suo modello d’integrazione) il quale, durante la sua visita a Bruxelles, ha definito la questione “un malinteso”, in quanto la Danimarca non intende reintrodurre i controlli dei passaporti, ma solo rafforzare quelli doganali, il che, a suo avviso, sarebbe conciliabile ed in linea con Schengen.

La Danimarca in Europa

Che la Danimarca non fosse uno dei paesi più Euro-entusiasti dell’Unione non è una novità. Tuttavia, la reintroduzione della frontiere, ha lasciato basita tutta Europa, che non può che interrogarsi di fronte all’irrefrenabile desiderio di certi stati membri di barricarsi dietro i muri di casa propria non appena la situazione si complica. L’opinione pubblica danese è spaccata. Dai blog dei maggiori quotidiani nazionali si leggono commenti contrastanti: nonostante i dubbi sull’efficacia del provvedimento, alcuni sostengono che le frontiere siano davvero troppo accessibili. Altri, invece, ritengono che questo accordo danneggi l’immagine della Danimarca che si dimostra così un paese xenofobo e provinciale agli occhi dell’Europa.

Guardando ai prossimi impegni dell’agenda politica europea danese, viene da pensare a come il paese affronterà le prossime responsabilità internazionali, a partire dal referendum sull’introduzione dell’euro ma, soprattutto, la presidenza di turno del Consiglio d’Europa, da assumere il prossimo gennaio. Se la Danimarca è davvero interessata a restare in Europa, a ricoprire un ruolo importante, contribuendo davvero al progetto europeo, allora, parafrasando l’opinionista danese Rune Engelbreth Larsen, l’unico limite che dovrebbe imporre è a alle sue tendenze populiste da piccola appendice geografica.

Uno dei manifesti sparsi per Copenaghen dal collettivo di artisti "Superflex"

In realtà, a tutti è chiaro che le spinte nazionalistiche e la dipendenza del governo danese dall’appoggio politico dell’estrema destra, siano il vero motivo alla base dell’accordo. Insieme alla riforma delle pensioni, la questione dell’immigrazione rappresenta uno dei temi più scottanti della politica interna in Danimarca. Nel frattempo, camminando per Copenaghen, può capitare di imbattersi in un manifesto recante la scritta “Foreigners, don’t leave us alone with the Danes” (Stranieri, non lasciateci soli con i danesi). Dietro il misterioso manifesto c’è Superflex, un gruppo di artisti danesi, i quali dichiarano voler utilizzare l’arte come uno strumento, in questo caso, per attirare l’attenzione sul tema dell’immigrazione. Dapprima è il colore del poster a lasciare di stucco, poi la sua semiotica, la quale ci pone davanti a due domande altrettanto spiazzanti: chi è danese? E chi è straniero?

Immagini: home-page (cc) Radikale Venstre/flickr; Testo: (cc) Dansk Folkeparti, Superflex (cc) GregMcMullen/flickr; video (cc) Euronews/Youtube