Politica

«Chiude il British Council». Tensione sulla linea Mosca-Londra

Articolo pubblicato il 14 marzo 2008
Articolo pubblicato il 14 marzo 2008
Indipendenza del Kosovo, chiusura degli enti culturali britannici in due città russe: tra il Cremlino e Downing Street non corre buon sangue?

In Russia, nel gennaio 2008, due British Council su tre sono stati chiusi. Gli uffici dell’ente britannico di promozione linguistica e culturale di San Pietroburgo e Caterimburgo sono stati dichiarati illegali dal Ministro degli Esteri. L'unico aperto resta quello di Mosca.

Andare via da Mosca

Situato in strada Nikoloyamskaya, nel cuore di Mosca, e con vista panoramica sul fiume Moscova, il Consolato Britannico si trova nel palazzo della Biblioteca Nazionale. L’ingresso è pieno di mobili e libri imballati, pronti per essere portati via. Tutto sembra svolgersi normalmente, ma invece di accogliere gli utenti, lo staff sta rimborsando le quote di abbonamento ai soci della biblioteca.

Sul tavolo ci sono solo informazioni pratiche: indirizzi di altre organizzazioni culturali inglesi e così via. Il sito internet del British Council di Mosca informa: «Dal 1° gennaio 2008 non è più possibile sostenere l’esame Ielts (International English Language Testing System) al British Council di Mosca; presentare la richiesta al Centro Test Ielts». Quando chiedo a Marina, la simpatica receptionist, cosa ne sarà degli insegnanti di inglese che lavoravano qui dopo la cancellazione dei corsi, risponde alzando le spallucce: «Andranno a cercare lavoro da freelance».

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Litvinenko, un caso infinito

Le relazioni tra Russia e Gran Bretagna sono tese da qualche tempo. L'ultimo esempio? La diversa posizione rispetto all'indipendenza del Kosovo, proclamata il 17 febbraio scorso. Se il Ministero degli Esteri inglese l'ha salutata favorevolmente, la Russia è piuttosto contraria. E poi? Il 14 febbraio, Badri Patarkatsishvili, miliardario georgiano in esilio e leader dell’opposizione, è morto a Londra per cause naturali. La polizia era in allerta perché, prima della morte, il miliardario li aveva contattati: temeva infatti di essere assassinato, come è successo ad Alexander Litvinenko nel 2006.

A seguito dell'omicidio dell'ex-spia russa, il Governo inglese ha chiesto l’estradizione di Andrei Lugovoi, sospettato dell’omicidio. Non ottenendola, ha espulso quattro diplomatici russi, e Mosca, in tutta risposta, ha rimandato a casa quattro ambasciatori inglesi.

Per finire, dopo l’elezione del nuovo Presidente russo Dimitri Medvedev, il 2 marzo, il Primo Ministro inglese, Gordon Brown, non ha chiamato per le congratulazioni di rito. I due si incontreranno al G8 del prossimo luglio in Giappone.

LA TESTIMONIANZA

Intervista al britannico Tom Manson, consulente assicurativo, residente a Mosca da dieci anni

La chiusura di questi uffici è dovuta a problemi burocratici o è una questione politica?

La ragione ufficiale è che il British Council, registrato come organizzazione diplomatica, stava in realtà operando con scopo di lucro, attraverso i corsi di lingua, e che questo fosse incompatibile con il profilo fiscale con il quale era registrato. Ma sicuramente ci sono altre ragioni. Vale la pena notare che il British Council ha avuto problemi simili in India qualche tempo addietro, non è la prima volta che capita.

Si sta formando una nuova cortina di ferro, come sostiene la ex dissidente sovietica Lyudmila Alexeyeva?

No, per esempio tutto quello che riguarda i permessi di soggiorno è rimasto inalterato.

Il British Council ha dovuto bloccare il suo lavoro. I cittadini russi, soprattutto studenti, hanno interrotto i loro corsi. Si parla di danni all'immagine della Russia. Ci saranno forti riscontri secondo lei?

Al momento entrambe le parti sembrano tese, ma credo che l'affare non avrà conseguenze nel lungo periodo.

Dopo la sospensione delle attività dei due British Council, circa 150 tra banchieri, uomini d’affari, e giornalisti educati in Inghilterra, hanno inviato una petizione di protesta al Cremino. Alcuni studenti hanno manifestato a San Pietroburgo. Pensa che queste iniziative abbiano avuto effetto?

Veramente no. Anzi sono state probabilmente controproducenti nel clima culturale e politico attuale, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali del 2 marzo. Nessun politico avrebbe potuto cedere a pressioni esterne.

Come potrebbero essere considerati i rapporti tra Russia e Gran Bretagna da un punto di vista culturale, in prospettiva futura? Pensa che la politica estera di Dimitri Medvedev sarà differente?

Difficile rispondere e dubito che qualcuno possa farlo. Ho il sospetto che le implicazioni dell’indipendenza del Kosovo saranno maggiori e di più ampia portata.

Quali sono le sue aspettative riguardo le relazioni tra la Gran Bretagna e la Russia dopo il 2 Marzo?

Credo che continueranno come prima, con i soliti problemi e con qualche discordia. Comunque non penso che l’elite politica rinuncerà ad andare a Londra.

Foto: Tatiana Schramchenko