Politica

Che I lords abbiano misericordia!

Articolo pubblicato il 09 giugno 2014
Articolo pubblicato il 09 giugno 2014

La Camera dei Lord, un'assemblea parlamentare non eletta, rende la Gran Bretagna un'anomalia nell'Occidente. Essa non è soltanto un simbolico relitto del passato, ma è tutt'ora molto importante ed ha più potere del Senato francese o spagnolo, entrambi eletti democraticamente. Come ha fatto quest'anomalia a sopravvivere agli assalti del tempo, e quali sono le sue posizioni attuali?

Di re­cen­te mi sono tro­va­to in una si­tua­zio­ne in­te­res­san­te: stu­dia­re la po­li­ti­ca del mio paese in un si­ste­ma edu­ca­ti­vo stra­nie­ro. Molti dei miei amici spa­gno­li si di­ver­to­no a leg­ge­re le sto­rie di Nigel Fa­ra­ge e il suo in­ci­den­te aereo, o quel­le di John Pre­scott che pren­de a pugni dei mem­bri del pub­bli­co, ma nulla ha cat­tu­ra­to il loro in­te­res­se come il fun­zio­na­men­to della Ca­me­ra dei Lord. Dopo molte spie­ga­zio­ni erano an­co­ra in­cre­du­li, e mi sono pre­sto reso conto che quan­do si ac­cet­ta qual­co­sa tanto a lungo, serve l'in­di­gna­zio­ne degli altri per ap­prez­za­re quan­to sia anor­ma­le.

Per­chè che la Ca­me­ra dei Lord sia un'a­no­ma­lia è fatto certo. Per co­min­cia­re con­tri­bu­sce a ren­de­re il Regno Unito uno dei due unici stati al mondo a ri­ser­va­re nella sua le­gi­sla­tu­ra dei seggi per il clero. L'al­tro è l'I­ran. Inol­tre la ca­me­ra conta 92 mem­bri ere­di­ta­ri, sfug­gen­do ap­pa­ren­te­men­te alle re­go­le della de­mo­cra­zia, della me­ri­to­cra­zia e del buon senso. In una nota a mar­gi­ne, essa ospi­ta anche una “Si­gno­ra Giar­di­no” e un uomo che crede che i fa­gio­li al forno siano re­spon­sa­bi­li per il ri­scal­da­men­to glo­ba­le.

In Gran Bre­ta­gna tut­ta­via que­ste ano­ma­lie sono in ge­ne­re igno­ra­te e quan­do la Ca­me­ra dei Lord com­pa­re nei ti­to­li dei gior­na­li è sem­pre per via dei quat­tri­ni. La ca­me­ra può van­ta­re oltre 8000 opere d'ar­te, e dal 2000 ad oggi sono stati spesi oltre cin­que­cen­to­mi­la ster­li­ne in og­get­ti quali un busto del prin­ci­pe Fi­lip­po o opere d'e­po­ca me­dioe­va­le. La casa d'a­ste Bo­n­hams stima che il va­lo­re del solo ar­re­da­men­to della Ca­me­ra dei Lord sia di 13,5 mi­lio­ni di ster­li­ne. Anche se sol­tan­to tre dei Lord per­ce­pi­sco­no uno stu­pen­dio, non è una so­pre­pre­sa che di­vo­ri­no cifre a dir poco con­si­de­re­vo­li. In­fat­ti, tra lu­glio e di­cem­bre del­l'an­no scor­so hanno ri­chie­sto 7.724.700 di ster­li­ne in in­den­ni­tà gior­na­lie­re, che equi­val­go­no a tre­cen­to ster­li­ne al gior­no per il sem­pli­ce fatto di pre­sen­tar­si in aula. Ov­via­men­te molti dei mem­bri della ca­me­ra se ne ren­do­no conto, e par­te­ci­pa­no alle se­du­te per pochi mi­nu­ti in modo da as­si­cu­rar­si le in­den­ni­tà.

Il più fa­mo­so degli scan­da­li che ri­guar­da­no la Ca­me­ra dei Lord è però la saga dei “con­tan­ti in cam­bio di pri­vi­le­gi”, quan­do Tony Blair di­ven­ne il primo Pre­mier ad es­se­re in­ter­ro­ga­to dalla po­li­zia in un'in­chie­sta per cor­ru­zio­ne. No­no­stan­te aves­se pro­mes­so di abo­li­re la ca­me­ra, Blair ha no­mi­na­to 374 de­pu­ta­ti du­ran­te i suoi dieci anni di go­ver­no. Le ac­cu­se che il suo par­ti­to aves­se ac­cet­ta­to pre­sti­ti e do­na­zio­ni in cam­bio di ti­to­li no­bi­lia­ri por­ta­ro­no al­l'in­ter­rogatorio di 136 per­so­ne e si ri­ve­la­ro­no un caso di osta­co­la­men­to del corso na­tu­ra­le della giu­sti­zia.

In que­sta sto­ria di scan­da­li ed ec­ces­si i Lord tut­ta­via non ne esco­no peg­gio dei loro col­le­ghi elet­ti. In que­sto senso è do­ve­ro­so sof­fer­mar­si su al­cu­ne cose po­si­ti­ve che hanno fatto. Se non fosse per loro il paese avreb­be acora de­ten­zio­ni senza pro­ces­so per 90 gior­ni e non sa­reb­be ne­ces­sa­rio un pro­ces­so con una giu­ria in al­cu­ni casi di ter­ro­ri­smo. Que­ste pra­ti­che, ora lar­ga­men­te ri­te­nu­te abo­mi­ne­vo­li sul piano dei di­rit­ti umani, erano state in­tro­dot­te con un vero e pro­prio colpo di mano dalla Ca­me­ra dei Co­mu­ni in una rea­zio­ne istin­ti­va al­l'11 Set­tem­bre.

Di re­cen­te i Lord hanno vo­ta­to una mi­su­ra che sot­to­por­rà ad una re­vi­sio­ne molto più se­ve­ra la pro­po­sta della mi­ni­stro degli In­ter­ni The­re­sa May, che pre­ve­de­va di esten­de­re la fa­col­tà del go­ver­no di pri­va­re della cit­ta­di­nan­za i suoi cit­ta­di­ni. La pro­po­sta di legge, at­tual­men­te in di­scus­sio­ne in Par­la­men­to, coin­vol­ge­reb­be quei cit­ta­di­ni bri­tan­ni­ci coin­vol­ti in con­flit­ti stra­nie­ri come quel­lo in corso in Siria e con­fe­ri­reb­be al mi­ni­stro il po­te­re di pri­va­re que­ste per­so­ne della loro cit­ta­di­nan­za, a pre­scin­de­re dal fatto che ab­bia­no com­mes­so un cri­mi­ne o meno, anche nel caso in cui un tale prov­ve­di­men­to li renda apo­li­di. Un aspet­to estre­ma­men­te pre­oc­cu­pan­te, se si con­si­de­ra che nel 1958 la Co­sti­tu­zio­ne degli Stati Uniti ha di­schia­ra­to tale pra­ti­ca come “una forma di pu­ni­zio­ne più pri­mi­ti­va della tor­tu­ra”. Un pa­ra­go­ne non esat­ta­men­te pro­met­ten­te con un paese che uc­ci­de i suoi cit­ta­di­ni, sia le­gal­men­te che il­le­gal­men­te. Ed è an­co­ra più stra­no visti i ten­ta­ti­vi di­spe­ra­ti che que­sto stes­so go­ver­no aveva fatto l'an­no scor­so per in­ter­ve­ni­re a fa­vo­re di que­gli stes­si com­bat­ten­ti.

Il cri­te­rio prin­ci­pa­le per es­se­re eleg­gi­bi­li è a­ver agito “in un modo se­ria­men­te dan­no­so per gli in­te­res­si vi­ta­li del Regno Unito”. Sfor­tu­na­ta­men­te sa­ran­no per­so­ne come The­re­sa May a de­ci­de­re chi sono que­sti ne­mi­ci dello Stato. Que­ste leggi ri­mar­ran­no senza dub­bio in vi­go­re per lungo tempo dopo che The­re­sa sarà en­tra­ta a far parte del ciar­pa­me della sto­ria. Se in primo luogo pos­so­no sem­bra­re un'a­ber­ra­zio­ne mo­ra­le ma non un pe­ri­co­lo vero e pro­prio, si po­treb­be­ro tra­sfor­ma­re in fret­ta in una mi­nac­cia tan­gi­bi­le al no­stro be­nes­se­re. Dato che sol­tan­to 34 Mem­bri della Ca­me­ra dei Co­mu­ni si erano op­po­sti a que­ste mi­su­re, Dio be­ne­di­ca i Lord!

Que­sto tut­ta­via nulla to­glie al fatto scon­cer­tan­te che que­sto ba­stio­ne di feu­da­le­si­mo con­ti­nui ad esi­ste­re. Una scor­sa ve­lo­ce alla sua sto­ria sul sito del Par­la­men­to lo ri­trae come un pesce sci­vo­lo­so che è riu­sci­to ri­pe­tu­ta­men­te ad evi­ta­re ogni ri­for­ma si­gni­fi­ca­ti­va. L'ul­ti­mo ten­ta­ti­vo nel 2012 è stato in­sab­bia­to a causa di un esa­spe­ran­te gioco po­li­ti­co di ven­det­te, un esem­pio lam­pan­te di po­li­ti­ci più in­te­res­sa­ti a met­ter­si in im­ba­raz­zo a vi­cen­da che a ser­vi­re il paese. L'i­dea che fosse una brut­ta pro­po­sta di legge e non una brut­ta idea è stata sban­die­ra­ta più volte, pro­ba­bil­men­te per as­sol­ve­re i po­li­ti­ci dalla colpa di op­por­si ideo­lo­gi­ca­men­te ad un pro­get­to che è so­ste­nu­to dal 76% della po­po­la­zio­ne, se­con­do i dati di You­Gov.

No­no­stan­te al­cu­ne delle loro de­ci­sio­ni do­vreb­be­ro es­se­re prese ad esem­pio per­si­no dai rap­pre­sen­ta­ti che ab­bia­mo elet­to de­mo­cra­ti­ca­men­te, non posso fare a meno di pen­sa­re che sarei molto più fe­li­ce di in­con­tra­re i Lord in una le­zio­ne di sto­ria, piut­to­sto che in una di scien­ze po­li­ti­che. Per­si­no un oro­lo­gio rotto segna l'ora giu­sta due volte al gior­no e i va­lo­ri di de­mo­cra­zia e giu­sti­zia avreb­be­ro do­vu­to fer­ma­re l'o­ro­lo­gio dei Lord molto tempo fa.