Politica

Che diamine sta succedendo in Macedonia?

Articolo pubblicato il 05 giugno 2015
Articolo pubblicato il 05 giugno 2015

Qualcosa sta ribollendo a Skopje, capitale macedone. Proteste e controproteste, lo scandalo delle intercettazioni telefoniche, la corruzione e le violenze della polizia. Ivo Bosilkov fa il punto della situazione.

La Macedonia è fottuta. In breve, è questo ciò che pensa l'opinione pubblica occidentale dei Balcani. E, in generale, potremmo pure dire che si tratta della verità anche se non si conosce a fondo quel che sta succedendo da quelle parti, nel ghetto d'Europa.

È troppo complicato, dice con indifferenza il mondo "civile" (ovvero, non i Balcani). «La gente si detesta l'un l'altra, e non c'è niente che si possa fare. Allora perché diventare pazzi? », dice a bassa voce l'Occidente. Tutto quel che possiamo fare è stare a guardarli mentre trovano delle nuove ragioni (e dei nuovi modi) per detestarsi fra loro. E poi, rimanerne stupiti. 

Oggi i Balcani hanno nuovamente dei problemi. Tuttavia, come negli sketch, accade che una battuta sia così terribile da diventare quasi divertente. Sfortunatamente, per comprendere questa battuta, dovreste conoscere alcuni dettagli a cui l'Europa occidentale sembra non interessarsi più di tanto. 

Ora è arrivato il turno della Macedonia di essere al centro di quella gran polveriera che sono i Balcani. Lo scorso marzo, il capo del principale partito d'opposizione, Zoran Zaev, ha pubblicato le intercettazioni delle conversazioni telefoniche tra ufficiali del governo che sono state diffuse da una talpa dei servizi segreti. 

Le intercettazioni hanno rivelato una serie di frodi che avevano già attirato l'attenzione sull'operato del governo guidato dal primo ministro Nikola Gruevski: dal controllo della linea editoriale dei media da parte dell'élite del partito al potere alle frodi elettorali architettate dalle istituzioni statali fino all'ottenimento, per i maggiori responsabili politici del paese, di vantaggi personali consistenti in affari a dir poco sospetti. 

Il malcontento si è trasformato in caos nel momento in cui i manifestanti sono entrati in conflitto con la polizia per le strade di Skopje, la capitale, in seguito a rivelazioni sull'operato del ministro degli Interni, che avrebbe in un primo momento tentato di coprire la morte di un giovane uomo ucciso da un poliziotto, poi assolto da ogni tipo di responsabilità.

Le cose sono andate di male in peggio. Nel bel mezzo del casino politico più grosso scoppiato negli ultimi anni - almeno dal giono in cui Gruevski è salito al potere, nel 2006 - è esplosa anche la violenza che, per ben 24 ore, ha visto opporsi la polizia a un gruppo di Albanesi kosovari armati di tutto punto, con motivi poco chiari e un passato ancor più oscuro. Il bilancio? Otto poliziotti uccisi e una nazione gettata nel panico come non succedeva dal 2001, quando un'insurrezione della minoranza albanese della Macedonia aveva portato il paese sull'orlo della guerra civile, in delle circostanze spaventosamente simili a quelle di oggi. 

Questa è giusto una cronaca serrata degli avvenimenti. Il vero conflitto in Macedonia è da ricercarsi nella polarizzazione drammatica e odiosa, tra la paranoia schizofrenica con cui Gruevski nutre sistematicamente le masse e la speranza, che ormai sembra essere svanita del tutto, che un giorno le istituzioni apparterranno di nuovo al popolo e non al partito al potere, che la corruzione e il clientelismo saranno sradicati e che i valori come indipendenza dei media, uguaglianza sociale e Stato di diritto saranno di nuovo rispettati. 

Ma la paranoia schizoide è uno strumento potente nelle mani di un maestro della manipolazione. Il racconto di Grevski secondo cui il paese sarebbe attaccato dai servizi segreti dei paesi stranieri, che lo utilizzano come merce di scambio durante i negoziati geopolitici, viene più che volentieri rilanciato dai nazionalisti, che non perdono occasione per attaccare l'"ipocrita" Europa occidentale, dopo anni e anni di gelo nel processo d'integrazione europea per problemi con la Grecia

Mentre alcune centinaia di manifestanti si installavano in un campo in vista di occupare lo spazio che si trova davanti ai palazzi del governo (attendendo le dimissioni), i sostenitori del governo organizzavano il loro campo davanti al Parlamento. Le loro rivendicazioni? Nessuno le conosce, nemmeno loro. 

E' il teatro dell'assurdo, la scena finale di un sospetto fenomeno di contromanifestazione organizzato da Gruevski. Twitter ha reagito con ironia: se il campo dell'opposizione si mette a giocare in basso, gli altri giocheranno di "contrabbasso"? 

Un po' di sano umorismo sembra essere l'unica risposta appropriata con l'opposizione che, agli occhi dei gruppi di marionette dell'UE, risulta decisamente divertente. I sostenitori di Gruevski, che hanno a lungo accusato l'Europa occidentale, sperano comunque che la Macedonia prenda le distanze dai "complottisti" europei e si avvicini alla Russia. E, per certi versi, tutto questo sta già succedendo. 

Nella Russia sovietica, è il governo a venirvi incontro, come a testimonianza della realtà utopica della Russia. Secondo i metodi Gruevski, più comunisti che i comunisti stessi, la Macedonia comincia infatti ad assomigliare alla Russia sovietica: propaganda, povertà e assenza di libertà. Beh, sta andando decisamente male.