Politica

Che cavolo è una bolla speculativa?

Articolo pubblicato il 30 aprile 2009
Articolo pubblicato il 30 aprile 2009
Ogni qual volta scoppia una bolla speculativa, come per esempio si creano effetti devastanti per l’economia mondiale e per i suoi mercati finanziari. Focus su questo fenomeno per capire meglio quale sarà la prossima… forse quella delle energie rinnovabili?

Bolle economiche, del mercato o speculative sono avvenute raramente nel corso della storia con diverse cause ed impatti. Uno dei primi esempi in Europa fu la “tulipano mania” olandese del 1637, dove i contratti dei tulipani furono firmati al 2000% del loro prezzo di tre mesi prima. Le bolle si sviluppano solitamente nelle economie capitaliste avanzate e con mercati finanziari sofisticati, dove il capitale è ingente, specie se paragonato a quello dei Paesi poveri.

Giocando a Bubble Pop

Gli economisti hanno diverse opinioni sulle cause di queste bolle. Alcuni sostengono che sia il “comportamento del branco”, cioè un’azione di gruppo senza una direzione, dalla parte degli investitori. Altri ritengono si tratti di un “eccesso di liquidi”, prestiti a tassi standard o bassi, capitali o problemi con gli sviluppi delle previsioni di mercato. Ciò su cui concordano è la forte variazione dei prezzi rispetto al valore intrinseco di un bene, siano bulbi di tulipano, case o imprese emergenti nel mondo di Internet. Spesso l’adozione di una nuova tecnologia o la tendenza di un nuovo mercato che porta ad una rapida impennata nella valutazione dei prezzi, perché gli investitori si lanciano all’acquisto del nuovo prodotto nella ricerca di alti profitti. Con il mondo che sta affrontando una potenziale lunga recessione, cercare nuove bolle economiche potrebbe sembrare un espediente. Tuttavia è proprio nel periodo di ribasso che gli investitori cercano nuove opportunità d’investimento per il loro capitale, nella speranza di raccogliere alti profitti. Quando cerchiamo di individuare dove potrebbe svilupparsi una nuova bolla, il settore delle energie rinnovabili sembra un buon candidato.

orianomada / flickr

Verso una bolla green economic bubble?

Attualmente, con i prezzi del petrolio che precipitano a minimi storici a causa della diminuzione della domanda totale come conseguenza della recessione, il mondo sta esaurendo i combustibili fossili. Il calo del prezzo del petrolio non è dovuto ad un aumento della offerta. In realtà la sua produzione di petrolio raggiungere livelli altissimi nei prossimi anni. Una volta che l’economia si è ripresa, il prezzo dell’energia aumenterà nuovamente e l’offerta sarà ancora più limitata se le fonti alternative non saranno ulteriormente sviluppate. Negli Usa, paese a monte dell’ultima bolla economica, l’amministrazione Obama ha sviluppato un piano ambizioso per incrementare il settore dell’energie rinnovabili. La promessa è quella di raddoppiare la quota di energie rinnovabili (attualmente 7%) nei prossimi tre anni. Inoltre, promette di creare circa 460mila nuovi posti di lavoro nel settore dell’energia elettrica. Per la realizzazione di tale progetto saranno investiti 25 miliardi di dollari. L’amministrazione Bill Clinton era sostenuta dalla “rivoluzione Internet” e quella di Gorge W. Bush dal boom immobiliare; riuscirà la “rivoluzione verde” di Obama ad essere la fonte del futuro potere economico statunitense?

Un recente studio della società Kpmg ha individuato un forte tendenza alle fusioni aziendali e agli acquisti nel settore dell’energie rinnovabili durante tutto il 2007. È molto probabile che i nuovi investimenti da parte del Governo e la competizione globale contribuiranno ulteriormente a tale tendenza. Il risultato sarà un'altra bolla speculativa nel settore delle energie rinnovabili? Poiché gli investitori privati fanno fatica, in un’economia in crisi, a trovare nuovi settori redditizi in cui investire, è possibile che le basi di una nuova bolla siano gettate adesso solo per poi scoppiare alla fine del prossimo boom economico. I rischi sono reali. I danni possono essere molti. Un breve ciclo di crescita e recessione potrebbe rallentare di decenni lo sviluppo di possibili energie alternative. Per tali ragioni, la creazione di un appropriato modello regolatore che riduca l’esuberanza del mercato dovrebbe essere una priorità sia per il Governo statunitense che per quelli europei.