Politica

Bronislaw Geremek: «Io, dissidente due volte»

Articolo pubblicato il 04 maggio 2007
Articolo pubblicato il 04 maggio 2007
L’ex dissidente polacco rifiuta di piegarsi alla caccia alle streghe del suo Governo. E rischia di perdere il suo seggio al Parlamento Europeo.

Nella Polonia ultraconservatrice dei gemelli Kaczynski, il 15 marzo scorso è stata varata una nuova legge, la lustracja, che impone a chiunque ricopra una carica pubblica (deputati, ministri, giudici o insegnanti) di dichiarare formalmente di non aver mai collaborato con la polizia segreta durante gli anni del Comunismo, cioè dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al 1989. Non firmarla significa perdere la carica in questione. È questo il rischio che corrono Tadeusz Mazowiecki, primo premier non comunista della Polonia democratica e Bronislaw Geremek, storico, ex Ministro, europarlamentare nelle fila dei liberaldemocratici. Entrambi furono dissidenti ai tempi del regime. Adesso dividono il loro Paese in due. Alcuni, qui, sostengono che le leggi vanno rispettate. Altri, invece, ritengono che la loro scelta sia un drammatico ma necessario atto di disobbedienza civile. Noi abbiamo incontrato Geremek: il professore solitamente mite ma che, adesso, ha deciso di mostrare i denti.

Onorevole Geremek, cosa ha provato quando ha ricevuto la notifica della Commissione elettorale sulla sua prossima destituzione da deputato europeo?

Prima di tutto, mi sono sentito amareggiato. La notifica mi ha ricordato le comunicazioni che ricevevo ai tempi della Repubblica popolare polacca (il regime comunista ndr), quando mi veniva negato il passaporto. Nel documento della Commissione mi viene detto che in seguito al mio rifiuto di rispettare la nuova legge sulla de-comunistizzazione del Paese (lustracja ndr), il mio mandato come parlamentare europeo sta per essere revocato. Nella lettera il presidente della commissione scrive che è suo dovere informarmi che la pratica burocratica è già in corso.

In realtà io ho già firmato una dichiarazione per affermare che non ho mai collaborato durante il regime comunista ma all'epoca il contesto giuridico era diverso. Stavo dichiarando qualcosa agli elettori che si rendevano alle urne per eleggere la classe dirigente della nuova Polonia democratica dopo la fine del regime. Oggi invece, con la nuova legge, la volontà di migliaia di cittadini che mi hanno eletto all'Europarlamento viene ignorata non sulla base di fatti, ma perché mi rifiuto di firmare un documento. Questo è inaccettabile. E lo affermo con rabbia. La Polonia è un paese libero, non possiamo dipendere dagli altri per risolvere i nostri problemi. Una istituzione democratica ha creato una cattiva legge e la mia protesta richiama valori precisi: un burocrate di stato non può annullare la volontà di 120.000 elettori.

Cosa pensa del fatto che la maggioranza dei politici europei ha speso parole in suo favore? La sua vicenda è finita sulle pagine di oltre 70 quotidiani europei.

Considero tutto questo un attestato di fiducia verso la Polonia. Non lo dico provocatoriamente, trovo tutto molto bello. Ma vorrei che fosse il mio Paese ad accorgersi che questa nuova legge è una cattiva legge e che non dovrei avere bisogno dell’aiuto di altre nazioni. Dal momento che siamo una democrazia, dobbiamo essere in grado di cambiare questo provvedimento. Spero che le autorità polacche si ravvedano.

Ho ricevuto molte di dichiarazioni di supporto da governi europei e i loro più alti rappresentanti. Lo stesso presidente del Parlamento europeo Hans-Gert Pöttering dice che la mia permanenza nel parlamento deve essere fuori discussione. L’Europarlamento esaminerà il mio caso e deciderà se da parte del governo polacco c’è persecuzione politica nei miei confronti. Un azione contraria al principio di immunità parlamentare.

Non voglio che il mio sia considerato come un caso personale. Questa situazione deve mostrare che la Polonia è un importante membro della Unione Europea, che l’Ue è una famiglia di cui facciamo parte.

Come commenta le parole di Daniel Cohn-Bendit, europarlamentare francese e leader dei Verdi europei? Ha parlato di azioni “fasciste o staliniste” del governo polacco.

Quello che dice Cohn-Bendit rientra nella sua responsabilità. È una personalità sufficientemente nota per usare un linguaggio che drammatizza la verità. Credo che la sua similitudine non sia adeguata per descrivere l’attuale governo polacco, che comunque non sostengo, ma che è democraticamente eletto. Credo anche che nelle prossime elezioni ci sarà un cambiamento.

Come prevede possa evolvere la situazione? C’è la reale possibilità che lei possa perdere il suo mandato nell'Europarlamento?

Ho sempre considerato questa una possibilità concreta quando ho scelto di correre questo rischio. Sono pronto a pagare le conseguenze del mio gesto. Ci sono diversi scenari possibili e tutto è ora nelle mani delle autorità polacche. Possono dichiarare la revoca immediata del mio mandato in base alla nuova legge. Ma sarebbe paradossale. Ricevere una punizione di tale portata non per avere collaborato con i servizi segreti del precedente regime comunista, cosa che non ho mai fatto, ma per non avere compilato un pezzo di carta sarebbe un vero e proprio abuso legato ad una certa cultura legislativa.

Pöttering ha dichiarato che qualora ricevesse questo documento dalle autorità polacche lo sottoporrebbe all’attenzione dei servizi legali del Parlamento e che sarebbe anche discusso dal Paramento europeo in sessione plenaria. In quest’ultima ipotesi sorgerebbe un conflitto tra il governo polacco e il Parlamento di Strasburgo che potrebbe rivelarsi dannoso per la Polonia. Un simile caso andrebbe risolto dal Consiglio Europeo o dalla Corte di giustizia. Dal momento che non ci sono precedenti simili nella storia del Parlamento europeo tutto ciò che possiamo fare è aspettare.