Politica

Brexit: l'UE cede alle richieste di Cameron

Articolo pubblicato il 03 febbraio 2016
Articolo pubblicato il 03 febbraio 2016

La Gran Bretagna e gli altri Stati UE potranno negare gli aiuti sociali ai cittadini comunitari, per i primi 4 anni del loro soggiorno nel Paese. Londra si è detta soddisfatta della proposta del Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e delle altre concessioni previste. Ma sarà sufficiente per contrastare la Brexit?

L'UE sta minando uno dei suoi pilastri

È un grave problema che l'Unione europea voglia autorizzare gli Stati membri ad escludere i cittadini comunitari dal diritto alle prestazioni sociali, nei primi quattro anni della loro permanenza nel Paese, scrive il giornale economico Handelsblatt: «A Berlino e nelle altre Capitali, Cameron predica a chi si è "convertito". Allo stesso modo del Sindaco di Londra, anche ai sindaci tedeschi piacerebbe poter depennare dalle prestazioni sociali i cittadini romeni e bulgari. È vero che un numero crescente di immigrati provenienti dai Paesi più poveri dell'UE stanno beneficiando dell'assistenza sociale, degli assegni familiari e di disoccupazione. Alcuni vi accedono approfittando delle falle nascoste tra le maglie del welfare tedesco. Il legislatore dovrebbe cercare di risolvere questi difetti una volta per tutte. (...) Ma l'UE preferisce minare uno dei suoi pilastri fondamentali: la libera circolazione dei lavoratori. (...) Giuridicamente, l'Unione europea si espone in questo modo ad un rischio considerevole. È probabile che la Corte di giustizia europea decida di vietare questa discriminazione arbitraria nei confronti degli stranieri riguardo l'accesso al welfare».

Da Handelsblatt Germania 03/02/2016

Una vittoria di Pirro per Cameron

Le proposte di Donald Tusk sono per Cameron una vittoria di Pirro, deplora il quotidiano economico Il Sole 24 Ore: «C’è qualcosa di tragicamente ridicolo nel constatare che mentre l’edificio comune europeo è scosso alle radici da crisi cicliche che ne frenano la capacità di autoriformarsi a sospingerci un poco più in là, verso il precipizio, è la prospettiva di Brexit in nome di quattro capitoli del contenzioso identificati da Londra: sovranità, competitività, governance economica, libera circolazione e stato sociale (...). Buone riforme? Forse, alcune. Indispensabili riforme? Nessuna, per nessuno. Gran Bretagna compresa, David Cameron incluso che, per la seconda volta, s’è avventurato in un contenzioso politico delicato con straordinaria spregiudicatezza. La Scozia, lo ricordiamo, è ancora parte del Regno Unito quasi per caso, certamente per una manciata di voti. La Gran Bretagna, spinta al referendum sull’Unione dal suo Premier, rischia un analogo destino, ad essere ottimisti. I sondaggi, infatti, continuano a puntare su Brexit. E lo rischia senza avere generato il magro bottino sperato dal suo premier, ovvero la riunificazione del partito conservatore, la pacificazione fra euroagnostici ed euroscettici – gli eurofan Tory sono esemplari rarissimi.». 

Da Il Sole 24 ore 03/02/2016

L'Eurozona è il cuore dell'UE

Se vogliamo garantire la sopravvivenza del progetto europeo, dobbiamo concentrarci sul suo nucleo, suggerisce il quotidiano di centrosinistra Libération: «Questa ennesima crisi di nervi è un promemoria, che ricorda ai leader europei come il mito di una Unione che avanza tutta insieme sia definitivamente morto. Il cuore del progetto comunitario è l'eurozona che, con 19 paesi, ha raggiunto la sua massima estensione. È questa entità che con urgenza occorre integrare e rendere più democratica, la sua sopravvivenza dipende da questo, senza più preoccuparsi degli altri Stati membri. È necessaria una rivoluzione copernicana: un nuovo trattato per la creazione di una zona euro federale e a 19 Stati, una "Europa forte". Pertanto, si impedirebbe al Regno Unito e ai suoi accoliti di nuocere. Se la Germania è pronta, la Francia, risulta altrove. Ed è questa assenza che è pericolosa, molto più della Brexit»

Da Libération Francia 03/02/2016

Solo con il Regno Unito, l'UE resta forte

Se la limitazione delle prestazioni sociali per i lavoratori comunitari provenienti da altri paesi UE è un duro colpo per la Polonia, resta tutto sommato preferibile rispetto alla Brexit, scrive il quotidiano liberale Gazeta Wyborcza: «Tutto ciò indebolirà notevolmente l'UE sia dal punto di vista economico che politico, in particolare in relazione alla Russia. In questo caso, l'UE si raggomitolerà ancora di più intorno al suo centro, la zona euro. E potrebbe portare ad un nuovo pregiudizio da parte dei Paesi che non hanno adottato l'euro, esclusi dalle decisioni più importanti. È il caso anche della Polonia. Ecco perché il Governo di Beata Szydło ha fatto bene a mostrarsi aperto al compromesso sulla questione dei lavoratori emigrati. (...) La Polonia deve certamente lottare perché le riforme colpiscano il meno possibile i polacchi e gli altri immigrati residenti in Gran Bretagna. Ma il calcolo è presto fatto: meglio rinunciare ad una parte dei diritti sulle prestazioni sociali se, in cambio, significa risparmiare all'Unione europea il rischio di una Brexit».

Da Gazeta Wyborcza Polonia 03/02/2016

Frontiere di nuovo sotto controllo

La proposta di compromesso non si spinge troppo oltre, scrive il conservatore Daily Mail: «Mentre i politici discutono e riflettono, il vero pericolo per la stabilità alla periferia meridionale dell'UE peggiora di giorno in giorno. (...) In Germania, Svezia e Danimarca si è assisito a violente proteste, ed i partiti di estrema destra stanno vivendo un periodo di rinnovata popolarità in tutto il Continente. Se non si riesce a controllare questa marea umana, è l'esistenza stessa dell'Unione europea a trovarsi in pericolo. L'unica soluzione è quella di limitare la libertà di movimento e di restituire agli Stati il controllo delle loro frontiere. È incredibile che questi temi cruciali non siano stato nemmeno discussi durante i tanto acclamati negoziati sulla riforma dell'Unione europea».

Da Daily Mail Regno Unito 03/02/2016

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