Politica

Bernhard Marfurt: «Il Paese ha il diritto di porre le tasse che vuole»

Articolo pubblicato il 01 agosto 2007
Articolo pubblicato il 01 agosto 2007
Un commento dell’ambasciatore svizzero presso l’Unione Europea sulla tradizionale neutralità e sulla politica fiscale del Paese.

Bernhard Marfurt rappresenta la Svizzera nelle negoziazioni con le istituzioni europee a Bruxelles. L'ambasciatore giudica la relazione con l’Unione molto produttiva, nonostante il differente sistema politico.

Perché la Svizzera ha rifiutato, nel 1992, l’adesione allo Spazio Economico Europeo?

Per varie ragioni, ma la più importante riguarda l’organizzazione interna del nostro sistema politico. Nel mercato comunitario su alcune materie le decisioni vengono prese direttamente a Bruxelles, mentre in Svizzera l’ultima parola sulle stesse spetta ai cittadini, spesso interpellati con la formula del referendum. Seguire lo sviluppo dello Spazio Economico Europeo significherebbe cambiare questo meccanismo e privarsi di alcune competenze che metterebbero fuori gioco il sistema politico svizzero. Gli accordi bilaterali ci garantiscono una maggiore libertà.

Se la Svizzera appartenesse all’Ue, perderebbe la sua neutralità?

No. Ci sono altri stati dell'Unione che si considerano neutrali sotto alcuni aspetti, per esempio l'Austria. Questo non significa che non siamo solidali con gli Stati membri, ma un limite sarebbe la cooperazione militare. Attualmente non credo ci sia nessuna clausola nei trattati europei che obblighi uno stato ad abbandonare la propria neutralità.

Cosa direbbe a chi considera la Svizzera un paradiso fiscale per i ricchi europei che non vogliono pagare le tasse imposte dai propri Stati?

Direi che la Svizzera per tradizione tiene le imposte basse e che a stabilirle è direttamente la sua popolazione. Se un cantone vuole aumentare le tasse, infatti, deve indire un referendum perché è il popolo a decidere. Questo permette un controllo politico molto efficace, che evita aumenti eccessivi delle imposte. Sono consapevole del fatto che in Svizzera, rispetto ad altri paesi europei, le tasse sono più basse, ma è nostro diritto organizzare come meglio crediamo il nostro sistema fiscale. In alcuni paesi dell’Ue, come per esempio il Regno Unito, sono state inoltre create convenzioni particolari per rendere allettanti le possibiltà di investimento. Non siamo, dunque, l’unico Paese ad avere accordi capaci di attrarre persone dal reddito molto alto.

Quindi possiamo asserire con certezza che la Svizzera è un paradiso fiscale…

Dipende da ciò che si intende per paradiso fiscale. In Svizzera tutti pagano le tasse, però certamente esistono accordi particolari per soggetti che non svolgono l’attività professionale nel Paese, come per esempio il cantante francese Johnny Halliday. In ogni caso le persone che mantengono questo accordo sono circa 3.500. Non si tratta di una cifra rilevante.

Gli svizzeri sono nazionalisti?

Questa domanda mi sorprende, considerando che in Svizzera il 21% circa della popolazione è costituita da stranieri: il tasso più elevato, in Europa, dopo il Lussemburgo. Pertanto non possiamo essere considerati xenofobi. Ovviamente siamo orgogliosi della nostra Nazione, della nostra Patria. Tifiamo per la squadra di calcio svizzera, ma non credo che questo abbia un peso rilevante nell’ambito delle nostre relazioni con l’Ue. Credo piuttosto che a distinguerci sia la tradizione della democratica diretta, causa principale della nostra assenza dall’Unione Europea.