Politica

Berlusconi: ultimo atto?

Articolo pubblicato il 02 agosto 2013
Articolo pubblicato il 02 agosto 2013

Ricevo in premio delle accuse e una sentenza fondata sul nulla assoluto che mi toglie addirittura la mia libertà personale e i miei diritti politici”. È un Berlusconi derelitto, miserabile, a parlare, a pochi minuti dalla sentenza ufficiale della Corte di Cassazione. 

Giovedì 1° agosto, Silvio Berlusconi è stato giudicato colpevole di frode fiscale e condannato a 4 anni di prigione (di cui 3 coperti da indulto e uno da scontare probabilmente ai domiciliari), nonché l’incandidabilità. Rinviata la pena accessoria relativa all’interdizione dai pubblici uffici.

In Europa, era successo due anni fa, condannare un capo di stato in età ormai avanzata, una giustizia apparentemente fatta solo di vanagloria e belle parole. Era il dicembre 2011 quando Jacques Chirac, all’epoca appena 79enne, era giudicato colpevole per appropriazione indebita di fondi pubblici, senza tuttavia andare in prigione. Per la prima volta, un presidente della Repubblica francese veniva condannato. Pur con passati storici differenti, i due processi si concludono entrambi con una condanna quasi simbolica, con il vago sentore che sia cosa buona e giusta, ma arrivata troppo tardi. Che di certo non avrà i tragici strascichi della vicenda Craxi, nessun epilogo avventuroso da latitante, forse solo un ultimo noioso atto in cui Berlusconi impersonerà ancora una volta il solito martire, vittima della magistratura. 

I giornalisti adesso si affannano ragionevolmente a spiegare quello che succederà nella vita reale di Silvio Berlusconi, con quali armi scenderà in campo il suo ridicolo esercito, cosa cambierà negli equilibri del governo e se la figlia Marina sarà davvero un temuto nuovo caimano. Tuttavia, forse, qualcosa sembra essersi incrinato. Quello che finalmente sembra costituire un punto di svolta è la parola “condanna”, l’aggettivo “colpevole”, finalmente affiancati a Berlusconi, in maniera ufficiale. Più forte della “decapitata” affibbiato da Vittorio Feltri alla politica, questa mattina, all’affronto cui fa allusione Sallusti e al laconico “Senza parole” con cui da ieri sera l’home page del quotidiano Il Giornale saluta i suoi internauti.

È così che l’Italia riconosce i sacrifici e l’impegno dei suoi cittadini migliori?”, è quanto ha espresso un costernato Berlusconi, una volta confermata la sentenza. “È questa l’Italia che amiamo? È questa l’Italia che vogliamo”. No, ancora no, ma forse inizia un po’ almeno ad assomigliarle.