Politica

Berlusconi a processo: le piazze isteriche di una democrazia in mutande

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2011
Articolo pubblicato il 15 febbraio 2011
Un milione di donne hanno manifestato per la dignità femminile, con il beneplacito dei partiti di opposizione. Centinaia di sostenitori di Berlusconi hanno protestato davanti ai tribunali, altri hanno difeso il diritto di “stare in mutande” e di fare bunga bunga per ottenere successo in politica e in tv.
L’unica certezza è la decisione dei giudici di Milano: Berlusconi deve presentarsi il 6 aprile in tribunale per il rito abbreviato, davanti a tre magistrati donna, perché ci sono prove evidenti di concussione e prostituzione minorile. Ecco l’analisi di due piazze isteriche.

Da quando l’ex moglie del premier Silvio Berlusconi, Veronica Lario, inviò la lettera al quotidiano La Repubblica, chiedendo al coniuge delle scuse ufficiali per il suo comportamento libertino, il dibattito pubblico sul ruolo della donna è stato tutto un susseguirsi di "Vergogna"!

Sei sposato e, da uomo istituzionale, vai ai gala televisivi a riempire di complimenti le ex soubrette (ora tuoi ministri): vergogna! Hai settant’anni e partecipi alle feste di compleanno di diciottenni: vergogna! Voi giornalisti vedete il marcio ovunque: vergogna! Il Premier organizza festini ad Arcore: vergogna! Va con prostitute. Il Presidente va con minorenni. Il berlusconismo fa un uso offensivo del corpo della donna: vergogna! Vergogna! Vergogna! Puritani di sinistra: vergogna! E tra un’indignazione e l’altra si è giunti alla doppia manifestazione di sabato 12 febbraio organizzata in difesa di Silvio Berlusconi dal giornalista Giuliano Ferrara e quella di domenica 13 che ha visto sfilare donne di ogni età e diversa estrazione sia politica che sociale in difesa della dignità del sesso femminile. 

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In mutande, ma vivi

La prima aveva come slogan "In mutande, ma vivi" e si è tenuta a Milano contro i “bigotti neopuritani della sinistra” che dal Ruby Gate hanno alzato la bandiera dello scandalo, una sorta di dimostrazione di affetto e sostegno da parte di Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, Iva Zanicchi, europarlamentare del Pdl (ed ex cantante e presentatrice televisiva), Ignazio La Russa, Ministro della difesa. 

Se non ora, quando?

La seconda, invece, "Se non ora quando?", è partita dal direttore del quotidiano L’Unità, Concita De Gregorio, con una raccolta di firme per ribellarsi all’idea imperante che vede la donna come un oggetto sessuale e si è svolta (con l’adesione di personalità politiche e intellettuali fino allo spettacolo, trasversalmente) in molte città italiane, da Milano a Roma, da Napoli a Palermo e persino in diverse capitali mondiali da Bruxelles a Honolulu, tutte unite per urlare “Basta!”. E ovviamente, vergogna. 

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Poco importa che Giuliano Ferrara (comunista ai tempi del ’68 e ministro di Berlusconi negli anni 90), che ora loda la virilità e le mutande di Berlusconi, avesse non molto tempo fa condotto una battaglia pro life contro l’aborto e i diritti del feto. O ancora sostenuto il governo nelle leggi contro la prostituzione di strada per un’austerità che rispettasse il buoncostume. E ancora di minor rilievo è il fatto che il segretario della Cgil, Susanna Camusso, abbia nel suo intervento in difesa della dignità femminile accolto un’ovazione di migliaia di manifestanti politicizzate (per la maggior parte) mentre solo un mese fa in difesa degli operai della Fiat Mirafiori era stata lasciata sola persino dagli esponenti del centro-sinistra, come se – banalmente – non lavorassero anche delle donne, in quello stabilimento. Magie della piazza, bambina. O doppi carpiati politici dell’Italia, senza paradossi e senza contraddizioni percepibili.

A Roma erano invece 200.000, in Piazza del Popolo.

Mentre le piazze si confrontano a botta di adesioni, e nei talk show politici si discute se Ruby sia nata nel 92 o nel 91, gli opinionisti di destra raccontano che non è un reato il Bunga Bunga, quelli di sinistra ricordano che è invece grave andare a letto con minorenni e telefonare in questura (Berlusconi lo ha fatto per Ruby “Rubacuori”) per far rilasciare per una ladruncola marocchina, spacciandola per la “nipote di Mubarak” (e pensare che ora non funzionerebbe più, neppure con Ben Ali o Bouteflika!, ndr).

Manifestazioni borghesi

Nell’Italia che s’interroga sul moralmente giusto o sbagliato, sulla libertà all’autodeterminazione femminile, sulla legge e sul ruolo del corpo in una democrazia avanzata, il dibattito pubblico e politico sembra dover passare necessariamente dai centimetri di gambe scoperte su un cartellone pubblicitario: e se non fosse solo una battaglia sessuale, questo malcontento? E se fosse invece un problema di povertà, piuttosto che un semplice fenomeno di costume? No, non è questo il problema. In quella piazza gli italiani hanno ancora il pane e in alcuni casi persino le brioche. Il popolo, invece, continua a stare ai margini.

Foto: © Francesca Magistro. Video: Milano, Il Fatto Quotidiano/Youtube; Bruxelles, © Giovanni De Paola